Mese: Giugno 2024

  • Il Mar Mediterraneo è stato contagiato, il problema è concreto: esperti preoccupati

    Il Mar Mediterraneo sta diventando come il Pacifico: anche nel nostro mare ci sono isole di rifiuti e gli esperti sono molto preoccupati.

    La questione della plastica è una delle più pressanti a livello globale, considerato l’impatto devastante che questo materiale sta avendo sull’ambiente. Nonostante le buone intenzioni e le iniziative dell’Europa, come la promozione del vuoto a rendere o i tappi delle bottigliette attaccati, la situazione appare molto più grave di quanto si pensasse. Già nel 2015, Greenpeace UK aveva lanciato l’allarme sulla crescente presenza di plastica negli oceani.

    Allarme plastica nel Mar Mediterraneo

    L’Oceano Pacifico è tristemente famoso per la sua Great Pacific Garbage Patch, un’enorme isola di plastica grande quanto tre volte la Francia. Le forti correnti marine raccolgono i rifiuti in quest’area, creando una delle concentrazioni di plastica più alte al mondo. Organizzazioni come Ocean Clean-up lavorano incessantemente per rimuovere questi rifiuti, cercando di evitare che si frammentino in microplastiche, le quali possono essere ingerite dalla fauna marina e finire nella catena alimentare umana.

    Anche nel Mediterraneo la situazione è allarmante. I satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus, gestito congiuntamente dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), hanno rivelato una mappa dettagliata dell’inquinamento da plastica. Le immagini catturate dai satelliti hanno evidenziato la presenza di migliaia di strisce di rifiuti galleggianti, con lunghezze variabili tra 1 e 20 km.
    I ricercatori hanno guidato un team che ha analizzato circa 300.000 immagini satellitari scattate ogni tre giorni per sei anni, con una risoluzione spaziale di 10 metri. Sebbene i satelliti non siano progettati specificamente per rilevare i rifiuti, gli accademici sono riusciti a ricostruire il quadro dell’inquinamento marino utilizzando supercomputer e algoritmi avanzati.

    L’uso di supercomputer e algoritmi è una strategia promettente per vari contesti. La capacità di rilevamento però migliorerebbe notevolmente con una tecnologia di osservazione dedicata alla plastica. Un simile strumento sarebbe utile anche per altre attività, come il monitoraggio degli sversamenti di petrolio, le perdite di carico dalle navi e le operazioni di ricerca e salvataggio in mare.

    Cosa si può fare per l’ambiente

    Oltre a questi studi, un’altra iniziativa rilevante coinvolge Terna e Wsense, che stanno testando le potenzialità dell’Internet of Underwater Things (IoUT) per il monitoraggio e la protezione degli ecosistemi marini. Questa collaborazione rappresenta un passo avanti significativo nella salvaguardia della salute dei nostri mari.
    La lotta contro l’inquinamento da plastica è complessa e richiede uno sforzo coordinato a livello globale. È fondamentale continuare a sviluppare tecnologie innovative e a promuovere iniziative che riducano l’impatto della plastica sull’ambiente.

    da www.ttiviaggi.it

  • Rifiuti inerti, firmato il nuovo decreto end of waste

    È stato firmato il nuovo decreto end of waste sui rifiuti inerti da costruzione e demolizione. Una volta in vigore, il testo sostituirà, abrogandola, la prima versione del testo, contestata dagli operatori. La vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava: “Svolta epocale”. ANPAR: “Sciolti molti nodi ma ne restano altri da sciogliere”

    L’iter del nuovo decreto end of waste sui rifiuti inerti da costruzione e demolizione è un passo più vicino alla fine. Stando a quanto comunicato nella serata di ieri dalla vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava, il regolamento sarebbe infatti stato firmato dal titolare del dicastero Gilberto Pichetto Fratin e sarebbe quindi pronto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. “Una svolta epocale”, ha scritto Gava sui social, riferendosi alla prossima entrata in vigore del testo, che stabilirà i parametri in base ai quali, a seguito di un adeguato processo di recupero, le componenti inerti dei rifiuti da costruzione e demolizione potranno essere considerate ‘end of waste’, ovvero un prodotto a tutti gli effetti, pronto a essere reimmesso sul mercato per sostituire inerti naturali. “Non più rifiuti – ha scritto Gava – ma materiale da riutilizzare, reimmettendolo sul mercato. Questa è sostenibilità giusta e pragmatica, che unisce la tutela dell’ambiente al supporto alle imprese e all’economia del Paese”.

    La firma del nuovo regolamento ‘end of waste’ porta un passo più vicino al termine il lungo processo di revisione del contestato decreto del Ministero dell’Ambiente 152 del 2022. Entrato in vigore il 4 novembre del 2022, il testo era stato duramente contestato dalle imprese della filiera edile, con in testa gli operatori del recupero, che avevano paventato il blocco delle lavorazioni per la natura troppo restrittiva dei limiti imposti alla presenza di contaminanti negli aggregati recuperati. Criticità che il nuovo testo, nato dal confronto tra MASE, ISPRA e operatori, dovrebbe superare. “Con la firma del nuovo regolamento di end of waste dei rifiuti inerti – ha commentato l’associazione dei riciclatori di rifiuti inerti ANPAR – il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha sciolto molti dei nodi che ANPAR aveva evidenziato con il ricorso al TAR del Lazio di novembre 2022, ma molti ne rimangono da sciogliere“.

    Secondo gli operatori, infatti, c’è da lavorare al ‘fine tuning’ tecnico del nuovo testo, e in particolare ai limiti di concentrazione per l’utilizzo degli aggregati recuperati nelle opere di riempimento stradale. Uno sbocco di mercato vitale per un settore capace di generare ogni anno oltre 60 milioni di tonnellate di aggregati recuperati, con un tasso di riciclo superiore al target europeo dell’80%. “Confidiamo che nel periodo dei ventiquattro mesi previsti per il monitoraggio, sulla base delle ulteriori evidenze che insieme alle altre associazioni di categoria del settore presenteremo al Ministero, sia possibile porre rimedio anche alle ultime evidenti incongruenze contenute nel decreto e che rischiano di vanificare il lavoro svolto dal MASE in collaborazione con le associazioni”, ha auspicato ANPAR.

    da www.riciclanews.it

  • DICHIARAZIONE MUD 2024

    Ti ricordiamo che il termine per la presentazione del Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD) è fissato al 1° luglio 2024 e deve essere presentata esclusivamente tramite il portale:  www.mudtelematico.it

    Si informa che la trasmissione tardiva della Comunicazione MUD 2024 può essere effettuata entro il termine del 30 AGOSTO 2024, ed è soggetta a sanzione amministrativa pecuniaria da 26,00 a 160,00 euro.

    Per ulteriori dettagli sulla compilazione si rimanda alla specifica FAQ disponibile nella sezione MUD.

    Se hai bisogno di supporto per la compilazione della dichiarazione chiama l’assistenza telefonica MUD allo 02-22177090  lunedì-venerdì  09:00- 13:00.

    da Le comunicazioni dell’Ambiente – n°17 Luglio 2024 della Sezione Regionale Toscana dell’ANGA

  • GLOBAL ENERGY TRANSITION CONGRESS MILANO 2024: DATE, OSPITI E COME PARTECIPARE

    IL CONGRESSO MONDIALE DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA (GET) RIUNISCE LEADER POLITICI, AZIENDE E STARTUP PER CREARE CONNESSIONI E PIANI DI AZIONE CONCRETI: MATERIA RINNOVABILE È MEDIA PARTNER

    di Redazione

    Milano dal 01/07/2024 al 03/07/2024

    Mentre la transizione energetica globale acquisisce slancio in una situazione geopolitica incerta, risulta importante poter creare collaborazioni e connessioni stabili tra player del settore. A questo scopo si svolgerà a Milano a luglio 2024 il Congresso mondiale della transizione energetica, di cui Materia Rinnovabile è media partner.

    GET (Global Energy Transition Congress ed Exhibition) è un evento unico che riunisce sotto lo stesso tetto l’industria energetica, i settori hard-to-abate, la finanza e le startup per promuovere azioni concrete per realizzare un futuro sostenibile. Con una partecipazione prevista di oltre 2.000 delegati e stakeholder e oltre 300 espositori, GET è un’opportunità senza precedenti per connettersi, scambiare idee e collaborare con i pionieri mondiali della transizione energetica.

    GET offrirà infatti l’opportunità a leader politici, aziende e startup di incontrarsi per fare il punto della situazione, anche in considerazione dell’instabilità geopolitica attuale, promuovere la collaborazione, abbattere barriere e sbloccare tecnologie innovative per risolvere problemi comuni.

    GET Milano: date, ospiti e come partecipare

    GET si terrà a Milano dal 1° al 3 luglio 2024 presso Fiera Milano Congressi, Allianz MiCo – Milano Convention Centre. Vi avranno luogo conferenze strategiche che esploreranno le ultime tendenze e i progressi nel settore energetico, dall’energia rinnovabile agli aggiornamenti politici e normativi.

    Tra i relatori ci saranno ministri, amministratori delegati, leader di pensiero e innovatori come Rt Hon. Tony Blair, ex Primo Ministro del Regno Unito, Lord John Browne, Presidente di BeyondNetZero, Javier Cavada, CEO – EMEA, Mitsubishi Power, Sara Karki, Senior Vice President, Hydrogen Development, Meg Gentle, Executive Director, HIF Global e molti altri.

    Il piano espositivo di GET è aperto ai visitatori gratuitamente. Tuttavia, chi desidera partecipare alle conferenze strategiche deve registrarsi a questo link. Per sottoporre invece un proprio progetto o studio, si può visitare il sito a questo link: la deadline è il 1° febbraio 2024.

    da www.renewablematter.eu

  • RENTRI Modulo II – Imprese

    A partire da giovedì 27 giugno inizieranno le sessioni formative dedicate alle imprese relative al secondo modulo.

    A partire da giovedì 27 giugno inizieranno le sessioni formative RENTRI dedicate alle imprese relative al secondo modulo, con il seguente programma:

    1. Accesso all’area riservata operatori
    2. Iscrizione operatori
    3. I servizi di supporto per il FIR cartaceo
    Vidimazione ed emissione del FIR
    Gestione della copia del FIR (trasportatore e produttore)

    4. I servizi di supporto per il registro di carico e scarico
    Stampa registro di carico e scarico cartaceo
    Apertura registro di carico e scarico digitale
    Tenuta del Registro di carico e scarico digitale
    Trasmissione al RENTRI dei dati annotati sul registro digitale

    5. Supporto
    Area Demo
    Materiale formativo

    Per partecipare ai webinar online il link sarà disponibile sul portale RENTRI 30 minuti prima dell’inizio.

    Le sessioni formative si terranno nelle date:

    • 27 giugno 2024 ore 10.30
    • 3 luglio 2024 ore 10.30
    • 8 luglio 2024 ore 10.30

    Si ricorda che nell’area supporto – eventi formativi viene pubblicato tutto il materiale didattico utilizzato durante i webinar.

    da https://www.ecocerved.it

  • Pubblicato il Rapporto Gestione Raee 2023

    Il 24 giugno 2024 il Centro di Coordinamento Raee (CdC RAEE) ha pubblicato il Rapporto “Gestione Raee -Report 2023″  che illustra i volumi di rifiuti elettronici domestici e professionali gestiti lo scorso anno in Italia e mostra il tasso di raccolta raggiunto dal nostro Paese, calcolato sulla base delle dichiarazioni sui quantitativi di RAEE gestiti effettuate dagli impianti di trattamento al CdC RAEE.

    Il Rapporto evidenzia che nel 2023 sono state quasi 511mila le tonnellate di rifiuti elettrici domestici e professionali gestite dagli impianti deputati, il 4,6% in meno rispetto al 2022. Si riduce, di conseguenza il tasso di raccolta, che si ferma al 30,24%, rispetto al target europeo previsto del 65%.

    Il tasso di raccolta dei Raee deriva dalle dichiarazioni annuali fatte dagli impianti di trattamento iscritti all’elenco obbligatorio gestito dal Centro di Coordinamento RAEE, che hanno l’obbligo di comunicare al consorzio, entro il 30 aprile di ogni anno, i volumi di rifiuti elettronici gestiti nel corso dell’anno precedente.

    Nel rapporto poi vengono presentati i dati relativi: volumi di RAEE gestiti per raggruppamento e per categoria, il numero degli impianti dichiaranti, la dislocazione sul territorio degli impianti accreditati al CdC RAEE e i volumi di AEE immesse sul mercato nell’ultimo triennio.

    Per prendere visione del Comunicato Stampa ed il Rapporto Gestione Raee 2023, consultare il sito del CdC Raee.

    da www.ecocamere.it

  • Shock microplastiche, gli impianti di riciclaggio plastica le diffondono

    Pensavate che il riciclo della plastica fosse la soluzione definitiva all’inquinamento? Un nuovo studio potrebbe farvi cambiare idea. Ricercatori scozzesi e canadesi hanno scoperto che gli impianti di riciclaggio plastica potrebbero essere una fonte insospettabile di inquinamento da microplastiche. Come? Rilasciando miliardi di minuscole particelle nelle acque di scarico.

    Una rivelazione che solleva domande cruciali: gli impianti attuali sono realmente efficaci? Stiamo davvero risolvendo il problema della plastica, o stiamo semplicemente creando una nuova forma di inquinamento?

    La scoperta inaspettata

    Un team di ricercatori guidato da Erina Brown dell’Università di Strathclyde, nel Regno Unito, ha condotto uno studio pionieristico su un impianto di riciclaggio plastica all’avanguardia. I risultati, pubblicati sul Journal of Hazardous Materials Advances (ve li linko qui), sono sorprendenti e preoccupanti allo stesso tempo.

    L’impianto esaminato, che processa annualmente 22.680 tonnellate di rifiuti plastici misti, rilascia nelle sue acque di scarico una quantità di microplastiche stimata tra 5,97 milioni e 112 milioni per metro cubo. Per dare un’idea della portata del problema, questa concentrazione è di gran lunga superiore a quella trovata nelle acque reflue urbane o nei fiumi.

    Il processo di riciclaggio plastica sotto esame

    Chiariamoci: nello stato in cui ci troviamo, il riciclaggio plastica è essenziale per ridurre i rifiuti (anche se i risultati non lo premiano). Il fatto, però, è che comporta processi meccanici che possono frammentare la plastica in particelle sempre più piccole. Queste microplastiche, definite come particelle di dimensioni comprese tra 1 micrometro e 5 millimetri, finiscono nelle acque di lavaggio utilizzate durante il processo di riciclaggio.

    Lo studio ha rivelato che la maggior parte di queste particelle ha dimensioni inferiori a 10 micrometri. Questo le rende particolarmente insidiose per l’ambiente e potenzialmente per la salute umana.

    Come possiamo mitigare i “difetti” del riciclaggio plastica?

    L’impianto studiato ha implementato sistemi di filtrazione per cercare di ridurre il rilascio di microplastiche. Questi filtri si sono dimostrati efficaci nel rimuovere particelle più grandi di 5 micrometri, con un’alta efficienza per quelle superiori a 40 micrometri.

    Tuttavia, la maggior parte delle microplastiche più piccole di 5 micrometri continua a sfuggire ai filtri, finendo nelle acque di scarico. Si stima che tra le 59 e le 1.184 tonnellate di queste minuscole particelle vengano rilasciate annualmente dall’impianto.

    Le microplastiche rappresentano una minaccia crescente per gli ecosistemi acquatici e terrestri. Possono essere ingerite da organismi di varie dimensioni, dal plancton ai pesci, entrando così nella catena alimentare. Inoltre, queste particelle possono assorbire e trasportare sostanze inquinanti, amplificando il loro potenziale danno.

    Recenti studi hanno rilevato la presenza di microplastiche ovunque. Negli organi e nel sangue umano, nella placenta, tra le nuvole. Ovunque.

    Servono soluzioni più efficaci

    I ricercatori sottolineano l’urgenza di migliorare i sistemi di filtrazione negli impianti di riciclaggio plastica. Suggeriscono l’implementazione di tecnologie in grado di catturare particelle ancora più piccole prima che vengano rilasciate nell’ambiente.

    Inoltre, lo studio evidenzia la necessità di integrare il monitoraggio delle microplastiche nelle normative sulla qualità delle acque, un aspetto finora trascurato nella maggior parte dei paesi.

    Il paradosso è evidente e inquietante: gli sforzi per ridurre l’inquinamento da plastica attraverso il riciclaggio potrebbero involontariamente contribuire a un’altra forma di contaminazione ambientale.

    Prospettive future

    La dott.ssa Brown e il suo team evidenziano la necessità di ulteriori ricerche per comprendere meglio l’entità del problema a livello globale. Suggeriscono di condurre studi simili su altri impianti di riciclaggio in diverse parti del mondo per avere un quadro più completo della situazione.

    Ci tengo a sottolinearlo: anche gli esperti coinvolti nello studiano sottolineano che i risultati non devono scoraggiare il riciclaggio, ma spingere verso un miglioramento delle tecnologie utilizzate.

    Questo studio ci ricorda che non esistono soluzioni semplici ai problemi ambientali complessi. Il riciclaggio plastica rimane un elemento cruciale nella gestione dei rifiuti plastici, ma è evidente che c’è ancora molto lavoro da fare per renderlo veramente sostenibile.

    da www.futuroprossimo.it

  • L’Italia vuole riaprire le miniere: spunta il decreto del Governo

    Via libera del Consiglio dei ministri al d.l. “Materie prime critiche”, che semplifica le autorizzazioni alle estrazioni

    Analizzare la domanda di minerali in Italia, accelerare le autorizzazioni a estrazioni e riciclo e intervenire per tempo durante le crisi. Con questi tre obiettivi principali, il Consiglio dei ministri (Cdm) di giovedì 20 giugno approva il decreto legge “Materie prime critiche”, che recepisce il regolamento Critical Raw Materials Act dell’Unione europea e getta le basi per riaprire le miniere nel Paese.

    Protagonisti del d.l. sono i progetti che la Commissione dell’Ue definirà “strategici”; ottenuto il sigillo di Bruxelles, “sarà lo Stato – come fanno sapere i ministeri dell’Ambiente (Mase) e dell’Industria (Mimit) – a rilasciare le autorizzazioni necessarie, con tempistiche coerenti e migliorative rispetto a quelle previste nel Regolamento”.

    La promessa di iter più veloci

    Stando alle comunicazioni dei due dicasteri, prima di tutto il Mimit procederà alla formazione di un Comitato tecnico permanente per le materie prime critiche e strategiche, che monitorerà la catena degli approvvigionamenti e predisporrà un Piano nazionale.

    Poi le domande di autorizzazioni a estrazioni e riciclo andranno presentate a dei “punti unici di contatto” al Mase, con tempi di approvazione che non potranno superare rispettivamente i 18 e i 10 mesi. “Al Mimit – si legge ancora nella nota – compete invece la procedura autorizzativa relativa alla trasformazione di materie prime critiche strategiche, per una durata massima di dieci mesi”, con richiesta da depositare sempre nel punti unico di contatto istituito al ministero.

    “Il provvedimento introduce anche un nuovo sistema di royalties per le concessioni minerarie di progetti strategici, che saranno corrisposte annualmente in favore dello Stato e della Regione interessata per progetti su terraferma”.

    a cura di Riccardo Ciriaco di insideevs.it

  • Bill Gates e TerraPower, al via la costruzione del primo impianto nucleare di nuova generazione

    TerraPower, sostenuta da Bill Gates, ha avviato la costruzione del primo impianto nucleare americano di nuova generazione a Kemmerer, nel Wyoming, nel 2030. Questo impianto è destinato a diventare il più avanzato al mondo. «Questo è un grande passo verso un’energia sicura, abbondante e a zero emissioni di carbonio», ha dichiarato Gates a Kemmerer, secondo quanto riportato dall’Associated Press. «È importante per il futuro di questo Paese che progetti come questo abbiano successo».

    Cos’è il reattore Natrium

    Secondo quanto riporta il sito ufficiale di TerraPower «Natrium è l’unico reattore avanzato, non ad acqua leggera, nell’emisfero occidentale che viene costruito oggi per affrontare le sfide della transizione verso un’energia pulita. Attualmente in costruzione vicino a una centrale a carbone in pensione a Kemmerer, Wyoming, l’impianto Natrium dimostra che l’energia nucleare avrà un ruolo cruciale nel contrastare il cambiamento climatico a livello globale. Inoltre, fornirà un supporto fondamentale all’economia locale di questa storica comunità produttrice di energia per decenni a venire».

    da www.ilmessaggero.it