Mese: Giugno 2025

  • EMISSIONI NOCIVE – RISARCIMENTO DANNO

    Cass. Civ. ord. 13294/2025 – “più probabile che non”

    La Cassazione civile ha affrontato il tema del risarcimento del danno causato da inquinamento e il problema della ricerca della causalità. La decisione fa discutere perché pone al centro del processo la valutazione del consulente tecnico d’ufficio che evoca il concetto di “possibilità” causale tra le emissioni e le malformazioni congenite e dunque esclude il concetto di “probabilità” che disciplina l’ambito civilistico e permette il risarcimento del danno.

    Il percorso si conclude con un esito negativo per  le persone-attrici che hanno denunciato la relazione tra le emissioni nocive industriali subite e le malformazioni congenite riscontrate ed anzi sono state, pure in prima battuta, condannate al pagamento delle spese processuali.

    Il caso giudiziario: EMISSIONI NOCIVE – RISARCIMENTO DANNO

    Il caso riguarda la richiesta di risarcimento danni da parte di A.A., affiancato dai suoi congiunti, contro Raffineria XX Spa e XX Attività Diversificate Spa (Enichem Spa), per presunte malformazioni congenite (ipo-agenesia traversa arto superiore sinistro) attribuite alle emissioni nocive degli stabilimenti industriali.

    Sentenza di primo grado (2018)

    Il Tribunale ha rigettato le domande attoree, ritenendo non provato il nesso causale tra le malformazioni e le immissioni ambientali. ​ La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) ha evidenziato solo una correlazione “possibile” e non “probabile” tra le sostanze nocive e la patologia. ​…continua lettura articolo immissioni nocive e “più probabile che non”…

    A cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • Albo Gestori Cat. 5 (trasporto rifiuti pericolosi) Sistemi di Geolocalizzazione Rentri

    Le imprese iscritte in categoria 5 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali dovranno dotare i veicoli utilizzati per il trasporto di rifiuti speciali pericolosi di sistemi di geolocalizzazione: questo obbligo è stato introdotto dalla Delibera n. 3 del 19 dicembre 2024, in attuazione del D.M. n. 59/2023, e reso operativo dalla Circolare del MASE del 22 maggio 2025, che ne chiarisce modalità, tempi e adempimenti.

    Sono obbligati tutti i soggetti iscritti in categoria 5 che trasportano rifiuti pericolosi. I dispositivi di geolocalizzazione devono rispettare i requisiti tecnici del Decreto Direttoriale n. 253/2024.
    Per dimostrare l’adeguamento, il legale rappresentante deve inviare, tramite il sistema AGEST, una dichiarazione sostitutiva contenente i dati dei veicoli e la presenza del dispositivo, dal 1° luglio al 31 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026, tale attestazione dovrà essere sempre inclusa in ogni nuova iscrizione o variazione.
    Il mancato invio entro il 31/12/2025 comporta l’avvio di un procedimento disciplinare da parte dell’Albo.

    A cura di Ecotest Magazine #16

  • Buenos Aires: al via il progetto di depurazione delle acque reflue più grande del Sud America

    Il maxi impianto è già un simbolo internazionale dei progressi contro il cambiamento climatico: ripulirà dalle acque di scarico uno dei corsi d’acqua più inquinati dell’America Latina, e andrà a beneficio di oltre 4 milioni di persone in 14 comuni.

    Il Riachuelo, grande fiume che costeggia Buenos Aires per finire nel Río de la Plata, torna a respirare. A inizio giugno è stato messo in servizio il nuovo impianto di depurazione delle acque reflue, parte di quello che viene chiamato il “Sistema Riachuelo”, ovvero il più grande progetto di risanamento ambientale mai realizzato in Argentina che ha al centro proprio il trattamento delle acque del fiume.

    L’opera, che coinvolge 14 comuni e interessa oltre 4,3 milioni di cittadini, rappresenta un cambio di passo nella lotta all’inquinamento ambientale del bacino del Río de la Plata perché, dopo decenni di contaminazione dovuta a sversamenti e fognature abusive, il progetto segna l’inizio di una nuova era.

    Il Riachuelo, conosciuto anche come Rio Matanza, per oltre 150 anni è stato uno dei fiumi più inquinati dell’America Latina. Le sue acque hanno subito lo sversamento irregolare di scarti industriali e liquami fognari, oltre alle esondazioni che colpivano quartieri densamente popolati di Buenos Aires come La Boca e Barracas.

    Nel 2006, una class action di abitanti del bacino ha portato la Corte di Giustizia argentina a ordinare allo Stato la bonifica del fiume e, proprio da quell’istanza giudiziaria, è nato il progetto “Sistema Riachuelo”, un’opera infrastrutturale colossale sostenuta anche dalla Banca Mondiale.

    Depurazione delle acque reflue del Riachuelo: tre lotti, ma un unico sistema integrato

    Il Sistema Riachuelo si articola in tre grandi lotti infrastrutturali. Il primo ha previsto la realizzazione dei collettori principali e di tutte le opere necessarie per intercettare le acque reflue e piovane e convogliarle in profondità.

    Ma il cuore pulsante del sistema è il Lotto 2, affidato a Fisia Italimpianti, società leader nel settore water controllata dal Gruppo Webuild, che ha richiesto la costruzione di un impianto di pretrattamento di ultima generazione.

    Il Lotto 3, realizzato dal Gruppo Webuild, consiste invece in un tunnel idraulico, scavato a 40 metri di profondità sotto il letto del Río de la Plata, di 12 chilometri di lunghezza e dotato di 34 diffusori verticali (“risers”) che permettono il rilascio controllato delle acque trattate a largo fiume.

    Il Lotto 2 si sviluppa nell’area portuale di Avellaneda, a sud di Buenos Aires. È qui che le acque di scarico, convogliate a 40 metri di profondità, vengono sollevate da una stazione di pompaggio con una capacità di 36 m³/sec e avviate al pretrattamento.

    Il processo è diviso in due fasi:
    1. Nella prima vengono eliminati i detriti solidi.
    2. Nella fase successiva, attraverso l’impiego di microbolle d’aria in 32 canali areati, vengono separati dall’acqua le sabbie, gli oli e i grassi.

    Una volta trattata, l’acqua è rilanciata nella camera di carico e immessa nel tunnel per essere convogliata al Río de la Plata. Nel complesso il sistema è in grado di trattare 2,3 milioni di metri cubi di acque reflue al giorno, con una portata media di 27 m3 al secondo.

    Una nuova infrastruttura fognaria per 1,5 milioni di persone: un passo avanti verso la sostenibilità ambientale

    benefici ambientali, economici e sociali che deriveranno dal Sistema Riachuelo sono di vasta portata.

    Oltre al trattamento diretto del fiume, per la prima volta dopo 70 anni il progetto ha previsto anche un ampliamento del sistema fognario dell’area metropolitana di Buenos Aires, consentendo a 1,5 milioni di nuovi utenti di accedere alla rete, e in questo modo riducendo drasticamente i rischi sanitari legati all’inquinamento idrico e migliorando i servizi in 14 comuni della città.

    Nel complesso, il “Sistema Riachuelo” risponde agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, promuovendo la protezione degli ecosistemi acquatici e terrestri, migliorando la qualità della vita urbana e contribuendo ai progressi contro il cambiamento climatico.

    L’intera opera è stata riconosciuta come esempio concreto di infrastruttura resiliente e sostenibile, replicabile in altri contesti urbani ad alto tasso di urbanizzazione e stress ambientale.

    A cura di Newsletter Webuild Business Monthly News

  • Desalinizzazione in Nord Africa e Medio Oriente: i progetti che coinvolgono l’Italia

    La domanda globale di acqua sta crescendo a un ritmo allarmante, con previsioni di un aumento del 20-25% entro il 2050, e molti paesi della regione MENA sono alla ricerca attiva di investitori internazionali che contribuiscano a finanziare le loro crescenti e costose esigenze di desalinizzazione. L’Italia ha mostrato interesse per il settore, con un coinvolgimento sempre maggiore negli ultimi anni sulle coste meridionali del Mediterraneo.
     

    La scarsità d’acqua è un problema significativo in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa. La regione MENA è la più colpita al mondo dallo stress idrico, con l’83% della popolazione che deve affrontarne livelli estremamente elevati, secondo l’Aqueduct Water Risk Atlas 2023 del World Resource Institute. Gli ultimi dati di quest’anno, pubblicati dal World Population Review, rivelano poi che quattro dei cinque paesi con il più alto stress idrico al mondo si trovano nella regione MENA: il Kuwait occupa il primo posto, mentre l’Oman è al terzo, seguito da Qatar, Bahrein, Libano, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto e Libia.

    Domanda globale di acqua: previsioni
    Non solo. La domanda globale di acqua, come ricorda anche la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che ricorre il 17 giugno, sta anche aumentando a un ritmo allarmante. Le previsioni di crescita si aggirano intorno a +20-25% entro il 2050 e, sempre entro metà secolo, si prevede che il 100% della popolazione della regione MENA sarà colpita da stress idrico estremo.
    In risposta alla gravità di questa sfida, i governi di tutta la regione si sono impegnati ad aumentare in modo significativo gli investimenti nella desalinizzazione, mettendo in campo un totale di 100 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 39,3 miliardi di dollari stanziati per i progetti realizzati nel 2022, con l’obiettivo di quasi raddoppiare l’attuale capacità. Queste proiezioni sono probabilmente molto sottostimate, poiché molti governi stanno anche pianificando di aumentare la produzione di idrogeno verde, un processo che comporta un consumo notevole di acqua pulita.
     

    Attualmente, la maggior parte dei paesi del Golfo dipende già in larga misura dall’acqua desalinizzata per il consumo dei propri abitanti: negli Emirati Arabi Unitiil 42% dell’acqua potabile proviene da impianti di desalinizzazione che producono oltre 7 milioni di m3 al giorno, in Kuwait il 90%, in Oman l’86% e in Arabia Saudita il 70%.
     

    La regione MENA non è comunque l’unica a dover affrontare sfide legate alla scarsità idrica, poiché si prevede che l’Africa subsahariana registrerà l’aumento più significativo della domanda idrica, con un incremento del 163% entro il 2050 rispetto al 2019. Anche l’America Latina e i Caraibi dovrebbero soffrire di livelli elevati di stress idrico, a differenza del Nord America, dell’Europa e dell’Asia orientale, dove la domanda idrica dovrebbe rimanere più stabile.
     

    I progetti in corso in Medio Oriente e Nord Africa
    Molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, tra cui Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Oman, sono quindi alla ricerca di investitori internazionali che contribuiscano a finanziare le loro crescenti e costose esigenze di desalinizzazione. Mentre Francia e Spagna sono state finora in prima linea negli investimenti europei di questo tipo in Medio Oriente, l’Italia ha mostrato un crescente interesse per il settore, con un coinvolgimento sempre maggiore negli ultimi anni sulle coste meridionali del Mediterraneo.
     

    Egitto: desalinizzazione alimentata da energie rinnovabili
    L’Egitto ha all’attivo vari investimenti nella desalinizzazione e nella demineralizzazione. Nel 2018, per esempio, Orascom Construction Limited ha avviato l’impianto Multipurpose Applications by Thermodynamic Solar (MATS) a Borg El Arab, vicino ad Alessandria. Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea e da un consorzio di 11 partner provenienti da Italia, Egitto, Francia, Germania e Regno Unito, mira a utilizzare l’energia rinnovabile per ridurre il livello delle emissioni di carbonio rilasciate dal processo di desalinizzazione. Infatti, uno studio pubblicato lo scorso anno sulla desalinizzazione alimentata da energie rinnovabili per la produzione sostenibile di acqua in Medio Oriente ha concluso che l’impronta relativamente ridotta del CSP (rispetto agli impianti eolici) e la sua maggiore affidabilità ed efficienza lo rendono una soluzione ideale per i futuri progetti.


    L’impianto utilizza la tecnologia solare a concentrazione (CSP) per alimentare il sistema di desalinizzazione dell’acqua e produrre acqua potabile in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 1.000 persone. La stazione CSP è supportata da una centrale a gas per stabilizzare l’alimentazione elettrica delle unità di desalinizzazione e demineralizzazione, secondo quanto riportato in una dichiarazione della Commissione Europea. Il progetto è guidato dall’Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), mentre l’Accademia per la ricerca scientifica e tecnologica (ASRT) ha il ruolo di partner di ricerca principale in Egitto. Il budget totale ammonta a 22 milioni di euro, di cui 12,5 milioni di euro sono forniti come sovvenzione dall’Unione Europea.
     

    Nel 2022, poi, Cannon Artes ha firmato un contratto con la Suez Oil Processing Company del valore di 31 milioni di dollari per la costruzione di un impianto integrato di desalinizzazione e demineralizzazione. Un’iniziativa che fa parte di un più ampio progetto di modernizzazione della raffineria SOPC di Suez. Cannon Artes è responsabile della progettazione, dell’ingegneria, della produzione, della consegna, della messa in servizio e dell’avvio di un impianto integrato di trattamento delle acque.

    Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita: la cornice del Piano Mattei
    A seguito di un incontro a Roma tra il presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed, e il primo ministro italiano Giorgia Meloni nel febbraio 2025, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato piani per investire 40 miliardi di dollari in Italia, di cui 250 milioni destinati alle energie rinnovabili, alla desalinizzazione e allo sviluppo di iniziative per l’ammoniaca verde e l’idrogeno verde. L’accordo è stato firmato dal gruppo italiano Sace, sostenuto dal governo, e dalla società emiratina di energie rinnovabili Amea Power nell’ambito del Piano Mattei e del piano industriale di Amea Power.


    Questa partnership mira anche a rafforzare le esportazioni italiane verso l’Africa e il Medio Oriente ed è incentivata da Sace attraverso una garanzia di prestiti uniti nella Push Strategy. Sace e Metito Utilities hanno anche firmato un altro accordo da 100 milioni di dollari in linea con il Piano Mattei, un’iniziativa concentrata su settori come acqua, acque reflue, desalinizzazione, termovalorizzazione e altro.
     

    Inoltre, la società saudita Acwa Power, attiva nel settore delle energie rinnovabili, ha firmato un accordo con sei investitori italiani per promuovere una partnership incentrata sull’idrogeno verde, la desalinizzazione e la ricerca e sviluppo. L’accordo è stato firmato nel 2023 e ha visto la partecipazione di Confindustria, con l’obiettivo di valutare il potenziale di progetti relativi all’idrogeno verde e alla desalinizzazione dell’acqua.
     

    All’inizio di quest’anno, poi, Acwa Power ha firmato cinque memorandum d’intesa con quattro organizzazioni italiane, tra cui il produttore di elettrodi De Nora, per aiutare a integrare soluzioni avanzate di trattamento dell’acqua nei progetti di desalinizzazione di Acwa Power, come le tecnologie di valutazione della disinfezione e i test pilota di nuovi sistemi. L’accordo si basa su un precedente accordo firmato nel 2023 con De Nora.
     

    Oman: in costruzione il più grande impianto del sultanato
    L’azienda italiana di trattamento delle acque Fisia Italimpianti, filiale del conglomerato di ingegneria e costruzioni Webuild Group, si è aggiudicata due contratti per un valore complessivo di circa 330 milioni di dollari per la costruzione di due impianti di desalinizzazione in Oman per la società statale Oman Power and Water Procurement Company. Il primo progetto, Ghubrah 3, avrà una capacità produttiva di 300.000 m3 di acqua al giorno, mentre il secondo, Barka 5, ne produrrà 100.000 m3 al giorno, rendendo Ghubrah il più grande impianto del sultanato. Fisia Italimpianti detiene una partecipazione del 50% in entrambe le joint venture.
     –

    Gli impatti ambientali della desalinizzazione
    Sebbene questi progetti di desalinizzazione contribuiscano a garantire un approvvigionamento idrico affidabile e sostenibile per grandi comunità, possono avere un impatto negativo sull’ambiente, in particolare sugli ecosistemi marini. Uno studio pubblicato lo scorso anno mostra che la stazione di Bousfer, situata sulla costa di Orano, nell’Algeria occidentale, ha scaricato la salamoia direttamente sulla costa causando molteplici effetti negativi, come la formazione di schiuma sulla superficie dell’acqua, che può indicare la possibilità di contaminazione da sostanze chimiche utilizzate nel processo di desalinizzazione per osmosi inversa. Lo stesso studio ha dimostrato che lo scarico di salamoia dalla stazione ha un impatto sull’abbondanza di specie, tra cui, ma non solo, le alghe endosimbionti, e un impatto ambientale più ampio sul suolo circostante, con il rischio di contaminare il terreno e l’acqua.

    Un altro aspetto importante che è stato trascurato nella valutazione dei processi avanzati di trattamento delle acque, come la desalinizzazione, è l’elevato livello di gas serra emessi durante il processo. A seconda del livello di salinità e del metodo di desalinizzazione utilizzato, la desalinizzazione richiede un elevato consumo di energia che, ad esempio nel caso dell’osmosi inversa (il metodo più diffuso), varia da 2,5 a 4,0 kWh per m3. Ciò significa che l’impianto Ghubrah 3 dell’Oman, con una capacità di 300.000 m3/giorno, emetterebbe almeno 295 tonnellate di anidride carbonica al giorno, equivalenti a 69 autovetture a benzina guidate per un anno. Dato che i paesi della regione MENA hanno firmato l’Accordo di Parigi impegnandosi a passare alle energie rinnovabili e a ridurre le emissioni, tutti i governi sono alla ricerca di modi per aumentare gli investimenti nella desalinizzazione alimentata da energie rinnovabili.
     

    Infine, la desalinizzazione dovrebbe essere utilizzata anche per fornire acqua dolce per la produzione di idrogeno verde, uno dei principali ostacoli per le zone con scarsità d’acqua. Un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) ha stimato che per ogni chilogrammo di idrogeno verde prodotto sono necessari 9 litri d’acqua. Un altro studio ha rilevato che se la produzione di idrogeno verde fosse alimentata da energia solare, il fabbisogno idrico totale sarebbe di circa 32 kg di acqua per ogni kg di idrogeno verde, mentre con l’energia eolica il fabbisogno idrico cumulativo sarebbe di 22 kg di acqua.

    A cura di Noor El Leil – Blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

  • Consultazione su ecoprogettazione pneumatici

    L’Oeko-Institut, su indicazione della Commissione europea, è stato incaricato di condurre uno studio preparatorio sugli pneumatici nell’ambito dei lavori di definizione delle regole di ecodesign come previsto dal Regolamento (UE) 2024/1781 recante requisiti di progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili (ESPR). 

    Obiettivo dello studio, che viene condotto da un consorzio composto da VITO, Oeko-Institut, Ecomatters e Trinomics, è quello di indagare sui potenziali requisiti normativi dell’ESPR applicabili alla produzione degli pneumatici. Il gruppo di lavoro si sta concentrando sui possibili requisiti di progettazione ecocompatibile per gli pneumatici C1, C2 e C3 e per altre categorie di pneumatici (ad esempio agricoli, motocicli, aerei, biciclette, fuoristrada).

     Nell’ambito di questo studio il Consorzio responsabile ha avviato una consultazione, rivolta a tutti i soggetti interessati. Attesi contributi. 

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/219/SAEC-EUR/CS del 12.06.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Consultazione finale ARERA su nuovi criteri di articolazione tariffaria agli utenti – invio contributi entro l’8 luglio 2025

    L’ARERA ha pubblicato il documento di consultazione DCO 248/2025/R/rif che illustra gli orientamenti finali in materia di articolazione dei corrispettivi nel servizio di gestione dei rifiuti urbani. Attesi contributi.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/221/SA-ARE/TO del 12.06.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Al via il secondo scaglione di iscrizione al R.E.N.T.RI., Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti!

    Dal 15/06/2025 al 14/08/2025 è scattato il secondo scaglione dei soggetti obbligati all’iscrizione al R.E.N.T.Ri

    • Chi sono i soggetti obbligati ad iscriversi nel secondo scaglione?

    Gli enti o imprese produttori di rifiuti speciali pericolosi e di alcune tipologie di rifiuti speciali non pericolosi (derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali, da trattamenti effettuati sulle acque, da depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi) con più di 10 e fino a 50 dipendenti (compresi) sono tenuti ad iscriversi al Registro elettronico nazionale per la tracciabilità rifiuti dal 15/06/2025 al 14/08/2025.

    In caso abbiate necessità di supporto, vi invitiamo a prendere contatti con i nostri uffici, saremo lieti di fornirvi tutte le informazioni necessarie e di farvi avere offerta dedicata per assistervi in questo nuovo percorso.

    Link per le slide di iscrizione al RENTRI: https://www.rentri.gov.it/default/media/formazione/Procedura_Iscrizione_ciclo2025.pdf

    Tutorial di iscrizione al RENTRI:

    Link per le tempistiche di iscrizione ed adempimenti al RENTRI:

    https://www.rentri.gov.it/default/media/formazione/tempistiche-di-iscrizione-ed-adempimenti.pdf

  • Il caso Cipro e la sete d’estate: la dissalazione contro la crisi idrica globale

    La crisi idrica nell’isola del Mediterraneo riapre il dibattito sugli investimenti necessari per il mantenimento delle reti idriche e per la costruzione di nuovi dissalatori.

    L’estate è alle porte e Cipro si trova a corto di acqua. Dopo il secondo inverno più secco degli ultimi decenni (i livelli di acqua nelle 108 dighe del Paese sono scesi a meno di un quarto della loro capacità), l’isola del Mediterraneo si trova ad affrontare una delle peggiori crisi idriche degli ultimi anni, complice anche l’arrivo dell’estate e quindi della stagione turistica, con milioni di visitatori che mettono sotto pressione un sistema idrico già fragile.

    Ecco perché, proprio per fronteggiare l’emergenza, il governo cipriota ha annunciato un piano straordinario che punta soprattutto sugli impianti di dissalazione, in grado di trattare l’acqua del mare per il fabbisogno idrico.

    Da qui la decisione di stanziare 3 milioni di euro nei prossimi due anni per aiutare gli hotel a costruire i propri impianti, mentre altri 8 milioni serviranno a manutenere le reti idriche che attualmente registrano perdite fino al 40% dell’acqua trasportata.

    Agli interventi infrastrutturali si aggiunge poi una serie di atti amministrativi per le semplificazioni burocratiche degli iter di approvazione alla realizzazione di nuovi dissalatori.

    Ad oggi Cipro dispone di quattro dissalatori permanenti, ciascuno con una capacità di 235.000 metri cubi al giorno. Per ottobre è prevista l’entrata in funzione di altri quattro impianti mobili, che produrranno ulteriori 30.000 metri cubi di acqua potabile al giorno, dando un contributo importante alla lotta del Paese contro l’emergenza idrica.

    Dissalazione, una risposta alla crisi idrica globale

    La situazione di Cipro non è un caso isolato e la crisi idrica che vive la piccola isola del Mediterraneo riguarda anche altri Paesi.

    Secondo l’Onu nel mondo la scarsità d’acqua colpisce oltre 2 miliardi di persone, e in molti sono convinti che proprio la dissalazione sia la risposta a questo problema.

    Per l’International Desalination Association, oggi sono attivi circa 16.000 impianti di dissalazione in 177 Paesi, con una capacità produttiva complessiva di 95 milioni di metri cubi al giorno.

    In Europa esistono 2.352 impianti, cui solo l’8% di grandi dimensioni, che producono il 69% del volume totale di acqua dissalata di tutto il continente.

    La Spagna è il leader nel settore, con 765 impianti che producono 5 milioni di metri cubi di acqua al giorno, pari al 68% di tutta la produzione di acqua dissalata in Europa. Seguono l’Italia (9%), Cipro (8%), Malta (5%) e Grecia (3%).

    L’esempio dei dissalatori nella Penisola Arabica

    La Penisola Arabica è sicuramente un laboratorio globale della dissalazione e oggi la sua sopravvivenza idrica si lega sicuramente alla diffusione di questa tecnologia. Qui si concentra infatti oltre il 50% della capacità mondiale di dissalazione.

    Secondo i dati del Global Water Intelligence, l’Arabia Saudita è il maggiore produttore mondiale di acqua dissalata, con una capacità installata superiore a 7,6 milioni di metri cubi al giorno, coprendo circa il 70% del suo fabbisogno idrico urbano. Seguono gli Emirati Arabi Uniti, con una capacità di quasi 6 milioni di metri cubi al giorno, e il Kuwait, dove oltre il 90% del fabbisogno idrico del Paese si ottiene con gli impianti di dissalazione.

    Anche altri Paesi come il Qatar, il Bahrein e l’Oman fanno affidamento su questa tecnologia per la quasi totalità del proprio approvvigionamento idrico.

    Tra i progetti più importanti della Penisola Arabica figurano l’Impianto di Ras Al-Khair in Arabia Saudita, capace di trattare oltre 1 milione di metri cubi al giorno, così come quello di Shoaiba, realizzato grazie al contributo di Fisia Italimpianti, controllata del Gruppo Webuild e tra i leader internazionali del settore.

    Da Dubai al mondo, l’eccellenza nelle infrastrutture e nei dissalatori contro la scarsità idrica

    Fisia Italimpianti è uno dei leader globali nel settore della dissalazione. Con quasi 100 anni di esperienza, ha realizzato impianti che producono complessivamente 4,5 milioni di metri cubi di acqua trattata al giorno, servendo circa 20 milioni di persone.

    Tra gli impianti realizzati, anche il Jebel Ali M a Dubai, composto da otto unità di dissalazione, ciascuna con una capacità di 80.000 metri cubi al giorno, per un totale di 636.400 m3/giorno.

    Fisia Italimpianti ha realizzato impianti anche in Arabia Saudita, Oman, Qatar e Bahrain, contribuendo significativamente alla sicurezza idrica di queste regioni.

    A cura di Newsletter Webuild Business Monthly News

  • Trasporti via mare in UE: verso una navigazione più sostenibile

    Il trasporto marittimo è uno dei fattori che maggiormente influenzano la salute dei mari nell’Unione Europea. Nel percorso di transizione verso la sostenibilità di questo settore sono stati compiuti importanti progressi, come la riduzione delle emissioni di zolfo, la diminuzione dei livelli di rifiuti marini, generati anche dalle attività di pesca, l’aumento delle segnalazioni delle consegne di rifiuti da parte delle navi e la diminuzione del numero di specie esotiche invasive negli ecosistemi marini.

    Tuttavia, come emerge dalla seconda edizione dell’European Maritime Transport Environmental Report (EMTER), pubblicata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) in collaborazione con l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA), le sfide da affrontare restano complesse e urgenti ed è essenziale un impegno costante per mantenere questo slancio: il mare, risorsa vitale per l’economia e per l’ambiente, ha bisogno di una gestione più responsabile e l’Unione Europea ha il compito, e l’opportunità, di guidare questo cambiamento a livello globale.

    Le conseguenze sull’atmosfera

    In Ue il settore marittimo rappresenta il 14,2% delle emissioni di CO2 derivanti dai trasporti, meno del settore stradale e quasi pari a quello dell’aviazione: le emissioni sono aumentate ogni anno dal 2015 (ad eccezione del 2020), raggiungendo 137,5 milioni di tonnellate nel 2022, l’8,5% in più rispetto al 2021.

    Le emissioni di metano (CH4) prodotte dal trasporto marittimo, almeno raddoppiate tra il 2018 e il 2023, costituiscono invece il 26% delle emissioni totali di questo tipo per quanto riguarda i trasporti.

    Una nota positiva arriva dalle emissioni di ossido di zolfo (SOx), che sono diminuite del 70% dal 2014, principalmente grazie all’implementazione delle aree di controllo (SECA) nell’Europa settentrionale, mentre le emissioni di ossidi di azoto (NOx), che contribuiscono all’inquinamento atmosferico e all’eutrofizzazione, sono aumentate significativamente nel periodo 2015-2023, con una media del 10% in tutta l’Ue.
     


    Gli effetti sulla biodiversità
    Il trasporto marittimo contribuisce all’inquinamento delle acque attraverso l’emissione di sostanze pericolose, come le fuoriuscite di petrolio, ma anche le acque grigie, aumentate del 40% dal 2014 al 2023, soprattutto a causa delle navi da crociera, i rifiuti dei sistemi di depurazione dei gas di scarico (ECGS) e le acque di sentina, una miscela di infiltrazioni d’acqua, oli e altri liquidi che si accumulano nella parte più bassa dello scafo.

    Fondamentale è anche la corretta gestione delle acque di zavorra, che le navi pompano a bordo per mantenere la stabilità e l’assetto durante il viaggio, specialmente quando non sono a pieno carico, per poi scaricarle nel porto di destinazione, spesso insieme a organismi acquatici che possono diventare specie aliene invasive, minacciando la biodiversità marina

    A questo proposito, secondo il report, il numero di NIS (specie non indigene) introdotte nelle acque europee da parte del trasporto marittimo continua ad aumentare, mentre l’introduzione di IAS (specie aliene invasive) ha raggiunto il picco tra il 2000 e il 2005 e da allora è andata diminuendo.

    Grazie alla convenzione internazionale per la gestione delle acque di zavorra, in vigore dal 2017, nel 2023 il 31% delle navi era in possesso di un certificato internazionale per gestirle, mentre il 23% disponeva di sistemi conformi.

    Il trasporto marittimo incide sulla biodiversità anche attraverso altre attività quali l’espansione dei porti, il dragaggio e l’ancoraggio, che interessano il 27% dei fondali marini vicini alle coste europee e causano perturbazioni fisiche o perdita di habitat. Si è riscontrato anche un notevole aumento dei rischi di collisione delle navi con la fauna marina, soprattutto balene e tartarughe, all’interno delle aree protette Natura 2000.
     

    Consegna e raccolta dei rifiuti

    Per quanto riguarda il conferimento dei rifiuti delle navi nei porti dell’UE, il 2023 è stato il primo anno in cui è avvenuta la segnalazione dei dati, ai sensi della direttiva europea 883/2019, che ha fornito informazioni sui volumi e sui tipi di scarti, in maggioranza rifiuti oleosi e spazzatura, seguiti dalle acque reflue. RotterdamAnversa e Copenaghen hanno gestito i volumi più elevati, evidenziando il ruolo che i porti svolgono all’interno di un processo di economia circolare.

    A livello quantitativo la pesca e il trasporto marittimo contribuiscono rispettivamente all’11,2% e all’1,8% dei rifiuti marini, con una diminuzione del 50% nell’ultimo decennio. Tuttavia, permangono sfide nella lotta all’inquinamento da plastica, tra cui il rilascio di pellet di questo materiale da container dispersi.

    Sostenere la transizione sostenibile

    Per accelerare la transizione del trasporto marittimo verso la sostenibilità, l’UE ha introdotto diverse normative nell’ambito del Green Deal. Tra queste, il pacchetto Fit for 55, che ha esteso a questo settore il sistema di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra (EU ETS). Le compagnie di navigazione restituiranno quote per una parte delle loro emissioni secondo questa tempistica: il 40% di quelle verificatesi nel 2024, il 70% nel 2025 e il 100% nel 2026.
     

    Inoltre, il regolamento FuelEU Maritime stabilisce che l’intensità media annua dei gas a effetto serra dell’energia usata a bordo delle navi dovrà essere ridotta, rispetto al valore di riferimento del 2020, di almeno il 2% entro il 2025, del 6% entro il 2030 e, poi, su base quinquennale, fino all’80% entro il 2050.
     

    In questo contesto il consumo di combustibili fossili deve essere limitato, mentre bisogna promuovere l’uso dell’energia rinnovabile, orientando l’innovazione nel campo dei biocarburanti avanzati e dei carburanti rinnovabili di origine non biologica.
    Articolo scritto da Emanuele Bompan e Maria Carla Rota – Blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

  • REACH: aumentano le restrizioni sui prodotti chimici

    Il 3 giugno 2025 è stato aggiornato l’allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH), contenente l’elenco delle sostanze soggette a restrizione all’immissione sul mercato europeo.

    Quali sostanze sono state aggiunte all’allegato XVII?

    L’allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006, contenente l’elenco delle sostanze soggette a restrizione all’immissione sul mercato europeo, è stato revisionato da un provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea il 3 giugno 2025. La revisione ha introdotto limitazioni per due sostanze classificate ai sensi del Regolamento CLP come “tossiche per la riproduzione” e “tossicità acuta”:

    • N,N-dimetilacetammide (DMAC)
    • 1-etilpirrolidin-2-one (NEP)

    Le sostanze DMAC e NEP sono attualmente utilizzate in vari settori industriali e professionali, tra cui la produzione di fibre sintetiche, l’industria farmaceutica e agrochimica, rivestimenti e smalti. L’uso, la produzione e commercializzazione dei due solventi sono limitati, con cadenze progressive, a partire dal 23/12/2026.

    Cosa deve fare un’azienda dopo l’aggiornamento dell’allegato XVII del REACH

    A seguito della modifica normativa, le imprese sono tenute a:

    • Verificare la presenza di DMAC o NEP nei propri processi o in quelli dei fornitori.
    • Identificare le scadenze entro cui dismettere l’uso, la produzione o la commercializzazione delle sostanze.
    • Valutare soluzioni alternative, al fine di garantire la continuità e la sicurezza delle attività produttive.

    Dove trovare l’elenco aggiornato delle sostanze soggette a restrizione?

    La lista completa delle sostanze in restrizione secondo l’Unione europea è consultabile nell’allegato XVII del Regolamento REACH.

    Al seguente link è possibile scaricare l’allegato XVII del Regolamento REACH

    A cura di Anna Cavaggion di Progetto Qualità e Ambiente S.r.l.