L’Albo conforma la sua disciplina a quanto disposto dalla Legge n. 166/2024 secondo la quale “le operazioni di deposito preliminare alla raccolta e di trasporto effettuate dal distributore e dal soggetto da esso incaricato non sono subordinate all’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” e abroga tutti i riferimenti relativi alla categoria 3-bis contenuti in suoi precedenti provvedimenti.
La Commissione europea ha pubblicato una bozza di Regolamento sulla verifica/certificazione degli assorbimenti di carbonio recante le regole sui processi di certificazione, sugli organismi di certificazione e sulle modalità di conduzione degli audit. Tale bozza di Regolamento è stata posta in consultazione a tutti i soggetti interessati fino al 1° luglio 2025.
L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, una ricorrenza proposta dal Canada in occasione dell’Earth Summit del 1992 a Rio de Janeiro e riconosciuta dall’ONU nel 2008, che oggi è arrivata a coinvolgere una rete di oltre 2.000 organizzazioni in oltre 180 Paesi. Un’occasione globale per riflettere sul legame profondo, e spesso trascurato, tra la salute del mare e la nostra vita quotidiana.Gli oceani, che coprono il 70% della superficie terrestre, producono oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbono circa un terzo della CO₂ prodotta dalle attività umane e rappresentano una fonte primaria di sostentamento per miliardi di persone. Ma il loro equilibrio è fortemente minacciato: sovrasfruttamento delle risorse ittiche, inquinamento da plastica, acidificazione delle acque e riscaldamento climatico stanno alterando ecosistemi delicatissimi.
Il tema del World Ocean Day 2025?
“Catalizzare l’azione per i nostri oceani e il clima. Insieme stiamo facendo crescere il movimento per una società più sostenibile e un pianeta blu sano”. Un messaggio chiaro: se vogliamo che il mare continui a nutrirci e a proteggerci, dobbiamo – tutte e tutti, ognuno per la propria parte – cambiare il nostro rapporto con le sue risorse.
A livello globale l’obiettivo è quello definito dall’Agenda ONU 2030 al Goal 14: “Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine”. All’interno di questo orizzonte, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità nel 2022 (COP15 di Montreal), è stato lanciato il Piano 30×30, che mira a proteggere il 30% della superficie terrestre e marina entro il 2030, e poi nel giugno 2023 è stato firmato il Trattato sull’alto mare (accordo BBNJ), poi adottato anche dall’Ue. Nel 2024, inoltre, la Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO ha pubblicato dieci White Paper, dedicati ad altrettante sfide per il Decennio del mare.
Tra i temi centrali per la difesa degli oceani c’è quello della pesca sostenibile, fondamentale per garantire la salute degli ecosistemi marini e la sicurezza alimentare delle generazioni future, come spiega Massimo Bellavista, membro del Comitato Scientifico di Ecomondo per la Blue Economy e Responsabile Pesca e Acquacoltura Emilia-Romagna per Legacoop.
Quali sono i dati attuali sulla pesca?
<< La FAO registra nel 2022 una produzione globale di animali acquatici da record con 185 milioni di tonnellate ed un incremento del 4% rispetto al 2020. Per la prima volta, inoltre, l’acquacoltura ha superato la pesca di cattura con 94 milioni di tonnellate contro 91 milioni. La produzione da acque marine ha rappresentato il 62% del totale, mentre quella da acque interne il 38%.>>
Qual è la situazione in Europa e in Italia?
<< Secondo il Fleet Register (la banca dati europea, ndr), la flotta Ue conta 70.986 imbarcazioni, che impiegano direttamente 119.702 pescatori. Purtroppo, si evidenzia sempre più la dipendenza europea dalle importazioni extra Ue, che in Italia coprono il fabbisogno ittico per oltre il 70%. Da tempo si chiede alle istituzioni europee di avviare il processo di rinnovo totale della flotta, perché non è pensabile sostenere la transizione energetica ed ecologica con una flotta del secolo scorso. Per quanto riguarda l’Italia, i nostri pescatori e allevatori sono davanti a sfide importanti legate ai cambiamenti climatici, all’inquinamento marino e alla concorrenza internazionale. Un esempio è l’emergenza del granchio blu, che ha messo in ginocchio intere comunità, azzerando la produzione di vongole veraci nel Delta del Po.>>
Quando si parla di pesca sostenibile, quali sono i diversi aspetti da tenere in considerazione?
<< Le politiche sulla pesca sostenibile mirano a mantenere le popolazioni ittiche a livelli sani, a ridurre l’impatto sugli ecosistemi e le specie non bersaglio (bycatch), ma anche a rispettare e preservare le comunità locali e il loro diritto a vivere delle risorse marine. Il pesce è una fonte primaria di proteine per oltre 3 miliardi di persone e l’adozione di pratiche sostenibili può aumentare il pescato annuale globale di 16 milioni di tonnellate, soddisfacendo le esigenze proteiche di 72 milioni di persone in più ogni anno. Occorre orientare il settore verso tecniche di pesca selettive e a basso impatto, ma anche assicurarsi che il pesce acquistato sia tracciabile fino alla sua origine, perché questo aiuta a combattere lapesca illegale o non regolamentata. E’ inoltre necessario garantire diritti e condizioni di lavoro eque per i pescatori e sostenere le economie locali, promuove la resilienza delle comunità costiere in Europa. Infine, promuovere l’acquisto responsabile da parte del consumatore, invitandolo a informarsi sulla provenienza e sulle pratiche di pesca, ma anche sulla stagionalità, perché consumare pesce di stagione riduce la pressione su determinate specie e supporta la biodiversità marina.>>
C’è anche il tema della riduzione e gestione dei rifiuti nei porti di pesca.
<< La gestione dei rifiuti nei porti di pesca italiani sta evolvendo grazie a progetti innovativi che promuovono la riduzione, il riutilizzo e il riciclo, in linea con i principi dell’economia circolare, così come nelle comunità costiere e nelle marinerie c’è un impegno crescente verso la sostenibilità, anche se è ancora necessario investire su infrastrutture e tecnologie. La collaborazione tra enti pubblici, pescatori e comunità locali è fondamentale per sviluppare strategie efficaci. Tra le diverse iniziative pilota, ci sono per esempio DeFishGear, per la raccolta di dati sui rifiuti pescati nell’Adriatico, e P.Ri.S.Ma. MED2, progetto finalizzato a creare nuove filiere produttive tramite il riciclo di attrezzature dismesse dalle attività di pesca e acquacoltura (reti di cattura e allevamento) e sottoprodotti derivanti da attività di allevamento ittico (gusci di telline, vongole, mitili). E ancora, il progetto di cooperazione europea FishNoWaste, che coinvolge Italia e Croazia, all’interno del quale la cooperativa riminese Lavoratori del Mare è impegnata nell’avviare azioni pilota per la raccolta dei rifiuti pescati in mare, ma anche la sostituzione della plastica con materiali ecocompatibili.>>
Un altro tema importante è quello dello sviluppo energetico marino attraverso l’eolico offshore: come integrare le diverse esigenze nel rispetto dei mari?
<< Integrare lo sviluppo dell’eolico offshore con la tutela degli ecosistemi marini e il rispetto delle attività economiche tradizionali è una sfida complessa, che richiede un approccio multidimensionale e va gestita con attenzione, confronto e condivisione. In Italia l’espansione dell’eolico offshore ha suscitato preoccupazioni tra i pescatori e le comunità costiere. Secondo uno studio del Consorzio Mediterraneo per Legacoop Agroalimentare, i nuovi impianti potrebbero ridurre significativamente le aree disponibili per la pesca a strascico, con potenziali perdite occupazionali e impatti economici sulle marinerie locali. È quindi essenziale adottare una pianificazione spaziale marittima che consideri le esigenze di tutti gli attori coinvolti, promuovendo la coesistenza tra le attività energetiche e quelle tradizionali.>>
A livello istituzionale quali obiettivi ci si è posti?
<< La Commissione Europea, proprio in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, presenta il “Patto europeo per gli oceani”. Questa iniziativa, inserita dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo programma politico per il periodo 2024-2029, punta a mantenere un oceano sano, resiliente e produttivo, promuovere un’economia blu sostenibile e competitiva, includendo la pesca e l’acquacoltura, sviluppare un’agenda completa per la conoscenza marina, la ricerca, l’innovazione e gli investimenti.>>
Ci sono esempi virtuosi di pesca sostenibile, che possono fare da modello?
<< Esistono esempi virtuosi di grande rilevanza nell’adozione di pratiche di pesca sostenibili. Come Legacoop Agroalimentare abbiamo realizzato l’Atlante delle buone pratiche e delle filiere sostenibili della pesca e acquacoltura, la prima raccolta realistica e georeferenziata delle buone pratiche, ma anche delle innovazioni di processo e di prodotto, nei settori della pesca e dell’acquacoltura in Italia e non solo, con riferimento ai nuovi indirizzi Ue esplicitati nel Green Deal e nella strategia Farm to Fork. Per esempio, i soci della cooperativa Pescatori dello Jonio a Porto Cesareo, in provincia di Lecce, hanno adottato un fermo biologico volontario per tutelare le specie marine durante i periodi di crescita, mentre la Cooperativa Fra Pescatori dell’Adriatico a Scardovari, in provincia di Rovigo, ha sperimentato l’uso di reti biodegradabili per la mitilicoltura, riducendo l’impatto ambientale delle attrezzature da pesca.>>
Quali tecnologie innovative si stanno sviluppando?
<< La pesca sostenibile sta beneficiando di numerose innovazioni tecnologiche che, tramite l’Intelligenza Artificiale e l’automazione, mirano a ridurre l’impatto ambientale, migliorare la tracciabilità e ottimizzare le pratiche di pesca. Questo è il caso delle reti selettive, dotate di sensori, che permettono di catturare solo le specie target, riducendo il bycatch e migliorando la sostenibilità.>>
Anche l’acquacoltura è cruciale per la sicurezza alimentare globale: quali criticità e quali vantaggi presenta?
<< L’acquacoltura offre un’alternativa alla pesca di cattura, contribuendo a preservare le popolazioni ittiche selvatiche e a soddisfare la crescente domanda di proteine marine. Può fornire alimenti freschi e locali, riducendo le emissioni di carbonio associate al trasporto, e consente di ridurre il consumo di acqua dolce, grazie a tecniche come i sistemi a ricircolo (RAS). Genera inoltre occupazione e sviluppo economico nelle zone costiere e rurali. Occorre però prestare attenzione ad evitare pratiche di acquacoltura intensiva, perché possono causare eutrofizzazione, inquinamento delle acque e danni agli ecosistemi marini.>>
A cura di Emanuele Bompan e Maria Carla Rota
Il blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile
Il 30 maggio 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 78 del 27/5/2025, che converte con modificazioni il Decreto-Legge 31 marzo 2025, n. 39, contenente misure urgenti sull’obbligo di assicurazione rischi catastrofali per le imprese italiane, introdotto con la Legge di Bilancio 213/2023.
LEGGE 78/2025: PROROGHE DIFFERENZIATE PER LE IMPRESE
La legge n. 78 pubblicata il 30 maggio 2025 conferma il differimento dei termini per la stipula obbligatoria delle polizze assicurative:
1° ottobre 2025 per le medie imprese;
31 dicembre 2025 per piccole e microimprese;
Nessuna proroga per le grandi imprese, per le quali resta valido il termine del 31 marzo 2025, come già stabilito dalla legge 213/2023.
Rispetto al testo originario del Decreto-Legge n. 39/2025, la legge di conversione modifica i riferimenti normativi per la classificazione dimensionale delle imprese, che non sarà più basata sulla direttiva UE 2023/2775, ma sulla raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003 della Commissione europea.
NOVITÀ INTRODOTTE DALLA CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 39/2025
La Legge n. 78/2025 apporta varie integrazioni al Decreto-Legge 31 marzo 2025, n. 39 e alla disciplina prevista dalla Legge di Bilancio 213/2023:
Valore dei beni da assicurare: si dovrà considerare il valore di ricostruzione a nuovo per gli immobili, il costo di rimpiazzo per i beni mobili o il ripristino del terreno danneggiato.
Esclusione di limiti massimi per le grandi imprese: non si applicano i limiti massimi di premio assicurativo alle grandi imprese e ai gruppi societari in possesso di requisiti di fatturato e numero di dipendenti che stipulano polizze globali di gruppo.
Controllo sui prezzi: viene attribuita al Garante per la sorveglianza dei prezzi, in collaborazione con l’IVASS, la funzione di controllo e verifica contro pratiche speculative sui premi assicurativi.
Esclusione da indennizzi pubblici: gli immobili non costruiti regolarmente o non sanabili non potranno accedere ad alcuna forma di indennizzo o contributo pubblico in caso di calamità.
Tutela per beni di terzi assicurati dall’impresa: qualora un imprenditore assicuri beni di proprietà di terzi utilizzati nella propria attività produttiva, l’indennizzo sarà destinato al proprietario, con obbligo di reinvestimento nelle condizioni originarie del bene. L’imprenditore ha diritto a un indennizzo per lucro cessante per il periodo di interruzione dell’attività di impresa a causa dell’evento catastrofale fino al 40% dell’indennizzo percepito dal proprietario.
CONTESTO E FINALITÀ
L’obbligo assicurativo introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 (art. 1, comma 101 della L. 213/2023) nasce per aumentare la resilienza del sistema produttivo italiano rispetto a eventi catastrofali come alluvioni, terremoti e frane. Il regolamento attuativo (DM MEF 30 gennaio 2025, n. 18) aveva già fissato le modalità operative per l’adeguamento dei testi di polizza.
Tuttavia, il Governo ha ritenuto necessario un differimento dei termini per consentire a micro e piccole imprese – che rappresentano circa il 95% del tessuto imprenditoriale nazionale – di effettuare scelte consapevoli e confrontare adeguatamente le offerte per l’assicurazione rischi catastrofali.
Pubblicata la legge 78/2025 di conversione, con modificazioni, del DL 39/2025, recante misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali che, tra gli altri temi, differisce il termine iniziale di efficacia dell’obbligo assicurativo per le imprese di medie, piccole e micro dimensioni a copertura dei danni ai beni, quali terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale (sismi, alluvioni, frane, inondazioni e esondazioni):
per le imprese di medie dimensioni del 6 maggio 2003, al 1° ottobre 2025;
per le piccole e microimprese al 31 dicembre 2025;
Il provvedimento inoltre specifica per la determinazione del valore dei beni da assicurare si considera il valore di ricostruzione a nuovo dell’immobile, o il costo di rimpiazzo dei beni mobili o il ripristino delle condizioni del terreno interessato dall’evento calamitoso.
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