Abbiamo un problema coi rigassificatori: esplosioni dei costi e approvvigionamenti a rischio

Scritto da

in

Fondamentali per eliminare la dipendenza italiana dal gas russo, gli impianti si trovano di fronte a un passaggio chiave, come spiega Stefano Besseghini, presidente di Arera. Il rigassificatore di Ravenna “richiederà un ulteriore sforzo pubblico” mentre la Golar Tundra dovrà essere spostata da Piombino.

Il Gnl è stato fondamentale per eliminare la dipendenza italiana dal gas russo ma ora c’è qualche problema coi rigassificatori. I dubbi sono stati espressi dal presidente dell’Autorità di regolamentazione reti e ambiente (Arera), Stefano Besseghini, e riguardano gli ultimi due impianti nati proprio durante la crisi del gas per aumentare le fonti di approvvigionamento dell’Italia. Soprattutto per quello di Ravenna vanno fatte delle valutazioni sui costi che hanno avuto un “rimarchevole incremento”, come ha detto Besseghini. 

Grazie al Gnl l’Italia non importa più gas dalla Russia: da dove arriva ora

Negli ultimi due anni le importazioni di gas dalla Russia tendono allo zero. Dai quasi 30 miliardi di metri cubi del 2021 siamo passati a poco meno di 3 nel 2023. Se prima il 40 per cento delle nostre forniture dipendeva dal gas russo ora questa percentuale è scesa al 4,7 per cento. Ma quindi da dove arriva il gas in Italia? La sostituzione dei flussi dalla Russia è avvenuta grazie all’aumento delle importazioni da altri paesi, soprattutto Azerbaigian e Algeria, ora primo fornitore italiano.

Ma il ruolo del Gnl, il gas naturale liquefatto, è stato decisivo, con le importazioni aumentate di quasi il 70 per cento in due anni. Nel dettaglio, secondo gli ultimi dati forniti da Arera nella relazione annuale e visualizzabili nel grafico sotto, i paesi da cui l’Italia ha importato più Gnl sono Qatar, Algeria e Stati Uniti. 

Il gas naturale liquefatto, “ha ormai assunto un valore rilevante nella diversificazione e sicurezza delle nostre forniture – ha detto il presidente di Arera, Stefano Besseghini -. In questo contesto le strutture di rigassificazione assumono un nuovo ruolo e l’Italia ha dimostrato di sapersi dotare di quanto necessario”.

I problemi dei nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna secondo Arera: i costi

I due impianti di Ravenna e Piombino si sono aggiunti ai tre rigassificatori italiani già esistenti: Panigaglia, Rovigo e Livorno. Per il rigassificatore al largo di Ravenna l’iter di approvazione è stato relativamente rapido (anche se non ancora operativo), mentre a Piombino le proteste della politica locale e dei cittadini hanno fatto sì che la nave rigassificatrice nel sito, la Golar Tundra, venisse spostata in Liguria, al largo di Vado Ligure, dove vi rimarrà per 17 anni. 

“Il rigassificatore di Piombino è in esercizio ormai da un anno, ma va scongiurato il rischio di un lungo periodo di mancato funzionamento per il suo trasferimento”, ha detto Besseghini. Ma per il rigassificatore di Ravenna ci sono problemi di altro tipo: per il presidente di Arera “sembra rispettare i tempi di entrata in esercizio (2025, ndr) – ha dichiarato esponendo la relazione annuale dell’Autorità – ma con un rimarchevole incremento di costi che, al netto della valutazione della loro efficienza, richiederà un ulteriore sforzo pubblico per consentirne la collocazione a prezzi competitivi e permettergli di svolgere la funzione di completamento dell’assetto di diversificazione per cui è nato”.

“Abbiamo avuto tempistiche più che ragionevoli – la nota di Besseghini – ora le valutazioni di strategicità bisogna continuare a farle nell’ottica dei costi che si vanno a sostenere”. L’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna è previsto per i primi mesi del 2025. Snam aveva quantificato il costo dell’investimento in circa 1 miliardo di euro: 367 milioni di euro sono serviti per acquistare la BW Singapore, la nave rigassificatrice ormeggiata a 8 chilometri dalla costa ravennate, mentre altri 270 serviranno per costruire la diga che proteggerà la nave, come si vede nella grafica sotto.

Dopo la pubblicazione di questo articolo Snam ha inviato una nota a Today.it: “Il perimetro degli interventi necessari alla messa in esercizio del rigassificatore di Ravenna non ha subito variazioni sostanziali ma recepisce le risultanze degli studi e dei monitoraggi che accompagnano lo sviluppo naturale di questi progetti. In particolare, nell’ambito di un investimento stimabile – nel suo insieme – intorno a poco più di un miliardo di euro, l’esame delle possibili condizioni meteomarine avverse ha evidenziato l’utilità dell’installazione della diga foranea di protezione. Quest’ultima, in una logica di ottimizzazione, consentirà un’operatività al 100% dell’impianto anche ove tali condizioni dovessero prodursi. In sua assenza invece l’impianto potrebbe operare all’80% della sua capacità, riducendo così la sua efficienza ai fini della sicurezza energetica nazionale e dei costi complessivi”.

Insieme, i due rigassificatori di Ravenna e Piombino hanno una capacità di 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno, pari a oltre il 16 per cento del fabbisogno nazionale. 

a cura di Cesare Treccarichi di amp.today.it

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *