Discarica la Regione ha deciso arrivano i “rifiuti da fuori”

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Accolta la richiesta di Rinascenza, via il vincolo alla sola attività siderurgica. Per i nuovi volumi ammessi anche materiali organici a contenuto odorigeno

PIOMBINO. Rimateria non esiste più da un pezzo. Ma il suo progetto di ampliamento dei volumi della discarica di Ischia di Crociano, ereditato dalla società privata Rinascenza srl, è vivo e vegeto. Non solo. Con una delibera della giunta regionale della Toscana, proposta dall’assessora regionale all’ambiente Monia Monni e approvata dalla giunta il primo di luglio, è stata modificato il provvedimento conclusivo della Valutazione di impatto ambientale del 2019, nei punti in cui si vincolava la coltivazione del rialzo della discarica ex Lucchini ai soli rifiuti provenienti dalle bonifiche e dalle attività del polo siderurgico di Piombino. Il risultato? Per riempire i nuovi volumi di discarica (pari a 350mila metri cubi) arriveranno rifiuti da fuori, compresi quelli organici ad alto contenuto odorigeno, compresi nella categoria 7.1.c. del decreto ministeriale 27/09/2010. Così, a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale in città, il tema caldo della discarica torna alla ribalta. E, dopo la strana tregua delle urne, torna il tempo delle polemiche. Da una parte il sindaco Francesco Ferrari annuncia un ricorso al Tar – l’enesimo – contro la delibera di giunta e accusa la giunta regionale a trazione Pd. Dall’altra parte c’è chi, compreso il Pd, attacca il sindaco per aver lasciato che Rimateria fallisse e per aver relegato l’iniziativa in mano a un privato che potrà completare il progetto di ampliamento senza alcun controllo da parte del Comune.

La delibera della Regione

La modifica del procedimento di Via del 18 novembre del 2019 era atteso da tempo. Con l’atto presentato dall’assessora Monia Monni, infatti, viene approvato il verbale della conferenza dei servizi istruttoria che, sette mesi fa, aveva dato parere positivo alla richiesta di Rinascenza Toscana. La società privata, al fine di rendere sostenibile dal punto di vista finanziario il progetto di “variante 2 – Opere di chiusura discarica ex Lucchini e riprofilatura opere di chiusura discarica RiMateria” aveva chiesto già nel settembre del 2023 la modifica delle prescrizioni numero 2 e 13 nel provvedimento conclusione del procedimento di Via della Regione Toscana, relative alla discarica Li53 (esclusa dal piano industriale di Rinascenza) e del rialzo della discarica ex Lucchini. Il primo punto vincolava le attività di coltivazione del nuovo fronte di discarica ai cumuli e ai nuovi rifiuti legati alle attività del polo siderurgico di Piombino. L’altro punto, invece, imponeva l’esclusione dai nuovi moduli di discarica dei rifiuti di tipologia 7.1.c (organici a contenuto odorigeno). Vincoli che erano stati posti in seguito alle proteste in città per i miasmi provenienti dalla discarica di Ischia di Crociano. E che oggi cadono, in seguito alla richiesta del nuovo gestore.

Nuove prescrizioni

Il progetto di Rinascenza, che adesso dovrà essere sottoposto alla procedura di Aia (autorizzazione integrata ambientale), consiste nella coltivazione di un fronte di discarica di circa 350mila metri cubi (rialzo della discarica ex Lucchini). Dopo la modifica attuata, i conferimenti di nuovi rifiuti di categoria 7.1.c. garantiranno la sostenibilità del piano che consentirà, oltre alla coltivazione, di poter realizzare i previsti presidi ambientali e di mantenere correttamente attivi quelli esistenti, «contribuendo quindi positivamente in termini di tutela dell’ambiente e della tutela della salute pubblica del territorio», si legge nell’atto della Regione. Una quota di almeno 68.500 metri cubi dovrà essere destinata ad accogliere i cumuli della Li53, indipendentemente dal soggetto che effettuerà la bonifica. Nel provvedimento approvato dalla giunta regionale vengono confermate tutte le prescrizioni stabilite nel provvedimento conclusivo della Via del 2019. Un quadro che è stato integrato da nuove prescrizioni: «Per impedire la possibilità di emissioni odorigene – si legge imputabili alla coltivazione della discarica, è indispensabile che il gestore assicuri no solo il conferimento di rifiuti a basso tenore odorigeno, ma anche l’assoluto rispetto di modalità di coltivazione e copertura giornaliera. Non solo dovrà essere predisposto un sistema di monitoraggio olfattivo, «accompagnato da una procedura operativa che individui interventi mitigativo in caso di esiti sfavorevoli». Sarà Arpat a verificare l’ottemperanza delle prescrizioni.

a cura di Luca Centini di www.iltirreno.it

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