Economia circolare in UE, report dall’EEA: le condizioni vantaggiose per il successo

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Due documenti informativi, pubblicati contestualmente dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), uno che esamina gli ostacoli e i fattori abilitanti per la diffusione dei modelli di business circolari e l’altro che analizza come l’Europa dovrebbe garantire una transizione equa verso un’economia circolare, a supporto del preannunciato Circular Economy Act della Commissione UE.

Trasformare in realtà le ambizioni europee di un’economia circolare dipenderà dal renderla incentrata sulle persone, in particolare garantendo che le norme dell’UE in vigore contribuiscano al suo successo per imprenditori, titolari di aziende, cittadini e lavoratori.

È quanto evidenziano due briefing pubblicati il 21 aprile 2026 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) a supporto del Circular Economy Act della Commissione UE, previsto entro l’anno:
Scaling circular business models in Europe, esamina gli ostacoli e i fattori abilitanti per la diffusione dei modelli di business circolari;
Just transition to a circular economy, analizza come l’Europa dovrebbe garantire una transizione equa verso un’economia circolare.

Le aziende e gli imprenditori che fanno della circolarità un elemento chiave delle proprie attività o start-up, con l’obiettivo di ridurre le pressioni ambientali e climatiche, secondo l’EEA, incontrano ostacoli significativi quando cercano di espandersi su larga scala. A ciò si lega la necessità di garantire che i posti di lavoro creati attraverso l’economia circolare siano equi, inclusivi e di buona qualità.

Questo sarà importante negli anni a venire, poiché il solo mercato europeo della rigenerazione ha il potenziale per creare mezzo milione di nuovi posti di lavoro entro il 2030, secondo il Clean Industrial Deal dell’UE.

Le persone devono essere al centro delle ambizioni europee in materia di economia circolare– ha dichiarato Leena Ylä-Mononen, Direttrice esecutiva dell’EEA –Questa transizione verso la circolarità contribuirà alla nostra prosperità e le imprese emergenti nel settore circolare necessitano di condizioni di parità, mentre i lavoratori devono poter beneficiare di posti di lavoro dignitosi, sviluppo delle competenze e opportunità. L’economia circolare è tanto una questione di equità sociale quanto di politica economica e uno strumento per proteggere il nostro ambiente e il clima”.

Far crescere le imprese circolari – espandendo, diversificando e approfondendo la loro presenza – rimane una delle sfide principali. L’adozione e la diffusione su larga scala dei modelli di business circolari in Europa non sono ancora evidenti. Esistono diversi modi per raggiungere tale obiettivo:
espandere la propria attività raggiungendo un maggior numero di clienti e aprendo nuovi mercati;
ampliare la crescita contribuendo a cambiare le strutture in cui le imprese operano;
raggiungere una diffusione profonda, favorendo cambiamenti culturali e comportamentali nei cittadini e nei clienti.

Il documento “Scaling circular business models in Europe, basa su un Rapporto del Centro tematico europeo sull’economia circolare e l’uso delle risorse (ETC CE). Sostiene che questo tipo di ampliamento su scala più ampia è necessario affinché le ambizioni europee in materia di economia circolare possano essere realizzate e affinché l’UE possa conseguire gli obiettivi generali in ambito economico, sociale, ambientale e climatico.

Tipologie di modelli di business circolari (Fonte: EEA).
Tipologie di modelli di business circolari (Fonte: EEA).

La maggior parte dei modelli di business circolari continua a concentrarsi prevalentemente sulla gestione dei rifiuti e sullo smaltimento dei prodotti a fine vita. È necessario un maggiore supporto per implementare e ampliare anche altri tipi di modelli di business circolari, come quelli che consentono di prolungare la vita utile dei prodotti o quelli che promuovono un maggiore riutilizzo attraverso il noleggio, il leasing o la condivisione su scala più ampia, in grado di generare un impatto maggiore.

Analogamente, occorre intraprendere ulteriori azioni per favorire l’emergere di imprese circolari, anche attraverso una migliore regolamentazione e altre politiche che promuovano i modelli di business che adottano la circolarità e offrono condizioni di parità, incentivando l’innovazione tecnologica che riduce i costi, promuovendo finanziamenti e assicurazioni favorevoli alle imprese circolari e promuovendo l’innovazione sociale e i progetti dal basso per contribuire a modificare i comportamenti dei consumatori.

Lavori circolari equi e giusti

L’altro documento informativo “Just transition to a circular economy“, basato su 3 Rapporti ETC CE, mostra come l’integrazione della giustizia nelle politiche per l’economia circolare possa rafforzare i risultati ambientali e sociali. Ciò sarà importante in quanto una crescente dell’economia circolare comporterà cambiamenti nel mercato del lavoro europeo.

Approccio concettuale verso un’economia circolare equa (Fonte: EEA).

Secondo il briefing, tra il 2014 e il 2023, il numero di posti di lavoro legati all’economia circolare nell’UE-27 è cresciuto del 10%, raggiungendo circa 4,4 milioni. Sebbene l’economia circolare crei nuovi posti di lavoro, alcuni sono mal pagati o precari, e le posizioni che richiedono maggiori competenze spesso avvantaggiano gruppi già privilegiati, evidenziando la necessità di migliorare la qualità del lavoro, rafforzare lo sviluppo delle competenze e garantire un accesso più inclusivo alle opportunità.

Le politiche di economia circolare sono più efficaci quando equità, inclusione e ampia partecipazione sono integrate in tutte le fasi di progettazione e attuazione. Questi elementi rafforzano la coesione sociale, la resilienza economica e la fiducia del pubblico, creando le condizioni per un’implementazione efficace e per la realizzazione di benefici ambientali.

A cura di regionieambiente.it e assoambiente.org