Autore: Eco-Verde srl

  • RENTRi – Richiesta per rimborso contributo iscrizione erroneamente versato e aggiornamenti su FIR digitale, piattaforma e eventi formativi

    Con FAQ disponibile sul sito RENTRi è stato pubblicato il modulo per richiedere il rimborso delle somme erroneamente versate a titolo di contributo annuale e di diritto di segreteria.  

    In occasione della manutenzione del sito del 16 luglio scorso è stato effettuato anche un aggiornamento dell’ambiente RENTRi Demo al fine di migliorare la documentazione e i servizi di gestione del FIR Digitale. Disponibili infine le slide su FIR digitale rivolte ai soggetti che, dal 13 febbraio 2026, sono tenuti alla gestione del FIR in modalità digitale e ai produttori di software che intendo sviluppare soluzioni tecnologiche per la gestione del FIR digitale.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/278/SAEC-NOT/LE del 23.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Online il Database Nazionale del Fosforo

    È online il Database Nazionale del Fosforo – disponibile qui – che ha l’obbiettivo di mettere in contatto domanda e offerta di Fosforo. Lo strumento raccoglie le informazioni mappate su utilizzatori del fosforo, produttori di scarti/rifiuti contenenti fosforo, impianti di trattamento in modo da favorire un’analisi dei fabbisogni in termini di qualità e quantità di fosforo.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/279/SAEC-SUO/PE del 23.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Sorveglianza doganale per import export rottami e rifiuti metallici

    La Commissione europea ha attivato il sistema di sorveglianza doganale per monitorare l’importazione e l’esportazione di rifiuti e rottami metallici (tra cui acciaio, alluminio e rame) all’interno e all’esterno dell’UE in attuazione del Piano d’azione per l’acciaio e i metalli (SMAP) adottato dalla Commissione lo scorso 19 marzo 2025 per affrontare le sfide significative che incidono sulla competitività delle industrie metallurgiche dell’UE. 

    La Commissione monitorerà attentamente le importazioni e le esportazioni di rottami metallici al fine di raccogliere informazioni più strutturate e dettagliate su ciò che entra ed esce dall’UE. 

    Il sistema di sorveglianza doganale può fornire alla Commissione le informazioni necessarie per adottare misure commerciali mirate volte a garantire un approvvigionamento sufficiente di rottami e a prevenirne la scarsità, rafforzando così la resilienza e la sostenibilità dell’industria metallurgica dell’UE. Inoltre le informazioni raccolte saranno utilizzate per valutare se siano necessarie ulteriori misure da adottarsi entro la fine del terzo trimestre del 2025. 

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/280/SAEC-EUR/CS del 23.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.»

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  • Commissione UE – metodologie per certificare le attività di rimozione del carbonio

    La Commissione europea ha pubblicato una bozza di Regolamento delegato ai sensi del Regolamento (UE) 2024/3012 sulle rimozioni di carbonio (CRCF) per stabilire le metodologie di certificazione delle attività di rimozione del carbonio in cui la CO2 catturata dall’atmosfera viene stoccata in modo permanente. 

    Nella bozza attuale, sono contemplate le seguenti attività:

    • cattura diretta nell’aria con stoccaggio del carbonio (“DACCS”),
    • cattura delle emissioni biogeniche con stoccaggio del carbonio (“BioCCS”) e
    • rimozione del carbonio tramite biochar (“BCR”).

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/281/SAEC-EUR/CS del 23.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

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  • “Valore limite prestazione ambientale”

    Direttiva 2024/1785 – emissioni industriali (IED)

    Cosa significa? Un esempio

    La direttiva 2024/ 1785 modifica la direttiva sull’emissione industriale 2010/ 75/UE (Direttive IED).

    Molte sono le novità da affrontare.  L’articolo 3 rimane dedicato alle definizioni ma compaiono inserimenti nuovi che impatteranno direttamente sulle aziende. Selezioniamo l’articolo 3, dedicato alle definizioni, e il comma 5bis del tutto nuovo rispetto alla direttiva 2010/75.

    Articolo 3 comma 5 bis inserisce la definizione di valore limite di prestazione ambientale, ovvero un valore di prestazione incluso in un’autorizzazione – e dunque espresso dall’ente pubblico di riferimento; valore che viene espresso per determinate condizioni in rapporto a determinati parametri specifici.

    La definizione generica e non ha una comprensione immediata …..continua lettura articolo ed esempio di applicazione valore di prestazione significato

    A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • Viaggio nelle miniere a cielo aperto d’Italia (fra ecosistemi distrutti e rifiuti tossici): il numero delle cave attive è più alto di quanto immagini

    La Giornata mondiale contro l’estrazione mineraria a cielo aperto è l’occasione ideale per riflettere sui costi ambientali e sociali di questa pratica che riguarda anche l’Italia. Dopo decenni di inattività, infatti, si torna a parlare di miniere attive per l’estrazione di terre rare e metalli, mentre restano operative altre 4.000 cave di vario tipo

    miniera

    Indice

    Il 22 luglio si celebra la Giornata mondiale contro l’estrazione mineraria a cielo aperto, una ricorrenza istituita per accendere i riflettori su una delle attività umane più impattanti dal punto di vista ambientale, sociale e culturale. Questa data vuole ricordare che dietro l’apparente progresso tecnologico e industriale spesso si nasconde un prezzo molto alto da pagare: la distruzione di ecosistemi, l’inquinamento delle acque e dell’aria, la compromissione della salute delle persone e non da ultimo lo sfruttamento di territori e comunità.

    L’estrazione mineraria a cielo aperto – riconoscibile per i suoi enormi crateri visibili persino dai satelliti – è una pratica molto diffusa in tutto il mondo e il suo impatto visivo è solo la superficie di un problema ben più profondo. Oggi è l’occasione giusta per riflettere non solo sui danni ambientali di questo modello di sviluppo, ma anche su come sia possibile e necessario promuovere modelli alternativi e più sostenibili.

    La Giornata del 2025 si inserisce poi in un momento particolarmente delicato: mentre da una parte le mobilitazioni chiedono una maggiore protezione dei territori, dall’altra, proprio in Italia, si torna a parlare di nuove miniere attive. Dopo quarant’anni di silenzio, il nostro Paese ha deciso di riaprire le porte alla ricerca mineraria, in nome della transizione ecologica e della sicurezza strategica. Ma a quale prezzo?

    Che cos’è l’estrazione mineraria a cielo aperto

    L’estrazione mineraria a cielo aperto è una tecnica utilizzata per l’estrazione di minerali e metalli dal sottosuolo, rimuovendo grandi quantità di suolo e roccia per arrivare ai materiali desiderati. A differenza delle miniere sotterranee, questo metodo modifica profondamente la morfologia del territorio, generando veri e propri crateri visibili anche da satellite.

    Il problema è che, se da un lato garantisce un accesso più semplice e veloce alle risorse, dall’altro comporta un impatto devastante per l’ambiente, la biodiversità, le risorse idriche e la salute umana.

    In questo contesto si inserisce la Giornata mondiale contro l’estrazione mineraria a cielo aperto, che è un’iniziativa cittadina lanciata nel 2009 da attivisti messicani e canadesi, dopo le vittorie legali ottenute quell’anno dall’Ampio Fronte di Opposizione all’Attività Mineraria di San Xavier in difesa della Valle di San Luis Potosí e contro la distruzione del Cerro de San Pedro,  in Messico.

    Lo scopo è ovviamente sensibilizzare governi, comunità e cittadini sui gravi danni provocati da questa pratica. Le ricadute sono numerose: deforestazione, erosione del suolo, perdita di habitat, contaminazione delle falde acquifere e delle coltivazioni, emissioni di gas serra, uso di sostanze tossiche come il cianuro e produzione di enormi quantità di rifiuti inquinanti. Inoltre, spesso i lavoratori sono esposti a rischi gravissimi per la loro salute e sicurezza.

    Le cave attive in Italia

    Parlare oggi di miniere non significa guardare solo a Paesi lontani.  Anche se l’immaginario comune associa le miniere italiane al passato, in realtà l’attività estrattiva è tutt’altro che finita. In Italia sono attive oltre 4.000 cave, concentrate in particolare in regioni come Lombardia, Veneto, Toscana, Piemonte e Sardegna. La maggior parte di queste non estrae metalli, ma materiali da costruzione, come calcare, marmo, sabbia, ghiaia, gesso e argilla, fondamentali per l’industria edilizia.

    Anche queste attività possono avere un impatto ambientale considerevole: modificano il paesaggio, incidono sugli ecosistemi, consumano suolo e acqua, e generano polveri e rumori che danneggiano la qualità della vita delle comunità circostanti. Un caso emblematico è quello delle Alpi Apuane, dove l’estrazione del marmo di Carrara continua a preoccupare per la progressiva erosione delle montagne, la compromissione delle falde acquifere e i rischi idrogeologici.

    Nonostante la crescente attenzione pubblica e istituzionale, la normativa italiana sulle cave è ancora frammentata e affidata alle Regioni, con livelli di tutela molto disomogenei e spesso inadeguati a garantire una vera sostenibilità.

    SITI DI ESTRAZIONE DI MINERALI DI SECONDA CATEGORIA (CAVE)

    cave italia

    @Ispra

    L’Italia torna a scavare per cercare terre rare

    Dopo 40 anni di stallo, anche l’Italia ha deciso di tornare a esplorare il sottosuolo. Con il nuovo Programma Nazionale di Esplorazione Mineraria, il governo Meloni ha dato il via libera a 14 progetti di ricerca in diverse Regioni, con l’obiettivo di individuare nuove fonti di Materie Prime Critiche (come litio, rame, terre rare, grafite e altri metalli strategici).

    Si tratta di materiali fondamentali che servono per costruire batterie, auto elettriche, pannelli solari – e l’Europa vuole ridurre la dipendenza dalle importazioni, soprattutto da Paesi politicamente instabili.

    Ma dove si cercherà? Le esplorazioni coinvolgeranno praticamente tutta Italia: dalla Lombardia al Trentino-Alto Adige per la fluorite e le terre rare, dal Piemonte alla Liguria per rame, manganese e grafite, dalla Toscana al Lazio per litio, magnesio e antimonio. Anche il Sud non sarà risparmiato: Campania e Calabria verranno esplorate per il litio e la grafite, mentre la Sardegna, storica regione mineraria, tornerà al centro dell’attività estrattiva, con indagini su rame, stagno, oro e altri metalli pesanti.

    In questa prima fase, le indagini saranno non invasive, con telerilevamenti e analisi geochimiche e geofisiche. Ma nelle fasi successive non si esclude l’apertura di nuove miniere.

    Quali sono i rischi

    Il ritorno alle miniere può sembrare una scelta strategica, ma comporta numerosi rischi. Non solo ambientali – legati a inquinamento, consumo di suolo e acqua, e produzione di rifiuti tossici – ma anche sociali ed economici.

    Molti siti dismessi in passato non sono mai stati bonificati e continuano a rappresentare un grave pericolo. Solo in Sardegna, si stimano circa 70 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi, molti dei quali contenenti sostanze tossiche e cancerogene. Il progetto URBES, parte del PNRR, ha l’obiettivo di mappare e analizzare questi rifiuti, ma la strada è ancora lunga.

    Inoltre, le attività estrattive creano una dipendenza economica locale: quando le risorse si esauriscono, le aziende se ne vanno, lasciando le comunità senza lavoro e con un territorio devastato.

    La sfida della transizione ecologica

    L’Italia, come tutta l’Europa, ha bisogno di materie prime per la transizione ecologica. Ma è giusto affrontare una crisi ambientale generandone un’altra? La risposta sta nel trovare un equilibrio tra sviluppo e tutela dell’ambiente, tra economia e diritti delle comunità.

    Recuperare le materie prime da rifiuti urbani e tecnologici, ridurre i consumi, investire nell’efficienza energetica e nell’economia circolare sono alcune delle alternative possibili, spesso più sostenibili ed efficaci nel lungo termine.

    È fondamentale quindi chiedere politiche trasparenti, rigorose e realmente sostenibili. Serve una partecipazione attiva delle comunità locali, un controllo pubblico sulle attività di esplorazione e una valutazione seria degli impatti a lungo termine.

    Perché l’ambiente non può essere sacrificato in nome della transizione.

    A cura di Francesca Biagioli in www.greenme.it

  • Piombo: dal 1 settembre 2025 cambia la classificazione CLP. Conseguenze sul trasporto di materiali e di rifiuti contenenti Pb

    Premessa: cos’è il CLP

    Il 1 settembre 2025 entra in vigore la revisione del Regolamento (CE) n. 1272/2009, conosciuto con l’acronimo “CLP” (Classification – Labelling – Packaging cioè Classificazione, etichettatura ed imballaggio delle sostanze chimiche e delle miscele pericolose).

    Il CLP,  vincolante per tutti gli Stati membri dell’UE, classifica tutte quelle sostanze e miscele potenzialmente pericolosi per la salute umana e per l’ambiente.

    La classificazione CLP però non si applica agli articoli, definiti (art. 2, punto 9) come “un oggetto a cui durante la produzione sono dati una forma, una superficie o un disegno particolari che ne determinano la funzione in misura maggiore della sua composizione chimica”.

    Pertanto, ad esempio, un contrappeso in piombo puro per l’attività di pesca sportiva è escluso da questa definizione (la sua forma prevale sulla composizione).

    Premessa: cos’è l’ADR

    L’ADR è l’ “Accordo Internazionale per il trasporto di merci pericolose su strada” e regolamenta in tutti i Paesi aderenti (ad oggi in tutto 54) il trasporto su strada di merci pericolose.

    Si tratta di una norma tecnica, che si rinnova ogni due anni: il 01/07/2025 è entrato in vigore l’Accordo ADR 2025.

    L’ADR stabilisce i criteri di classificazione delle merci che possono risultare pericolose, in caso di incidenti, durante le fasi di imballaggio, movimentazione, carico, trasporto, scarico.

    Si evidenzia che i criteri di classificazione dei pericoli per l’ADR sono diversi da quelli del CLP ed anche da quelli delle normative sulla gestione rifiuti (in Italia: D. Lgs 152/06).

    Cosa prevede il CLP dal prossimo 01/09/2025

    La revisione della classificazione CLP del piombo stabilisce che a partire dal 1 settembre 2025:

    – le miscele solide (diametro delle particelle ≥ 1 mm) contenenti più dello 0,25% di piombo 

    – le miscele pulverulente (diametro delle particelle < 1 mm) contenenti più dello 0,025% di piombo

    siano entrambe classificate pericolose per l’ambiente acquatico, con parametri ancora più cautelativi rispetto ai precedenti.

    Le conseguenze per il trasporto su strada dal prossimo 01/09/2025

    La nuova classificazione CLP comporta che tutti i materiali (se non ricadenti nella definizione di “articoli”) contenenti più dello 0,25% di piombo in forma massiva o più dello 0,025% di piombo in forma pulverulenta, debbano essere trasportati in regime di ADR.

    Nel dettaglio, per l’ADR 2025 queste miscele sono classificate come segue:

    • classe: 9
    • numero UN: 3077
    • descrizione: Materia pericolosa per l’ambiente, solida, n.a.s.
    • gruppo di imballaggio: III
    • categoria di trasporto: 3
    • codice restrizione in galleria: nessuno.

    Questo si traduce per le imprese in:

    –       Valutazione dei materiali gestiti: stabilire eventuali nuovi obblighi in materia ad esempio di adeguamento della documentazione inerente alla sicurezza (es. revisione delle Schede di sicurezza)

    –       Analisi delle attuali modalità di trasporto e necessità di adeguamento: rivolgersi a trasportatori in regola con le disposizioni dell’ADR (patente ADR dell’autista, dotazioni di bordo, segnalazione dei veicoli ecc.)

    –       Individuazione degli obblighi in materia di nomina Consulente ADR: valutare tipologia e numero di spedizioni annuali, per capire se siano applicabili le esenzioni previste dal D.M. 07/08/2023

    –       Adempimento agli obblighi formativi: adeguare la formazione del personale per rispondere alle prescrizioni del cap. 1.3 ADR 2025

    Interazioni tra CLP, ADR e normativa gestione rifiuti

    Il CLP, l’ Accordo ADR e la normativa gestione rifiuti sono tre regolamentazioni diverse, indipendenti e le cui interazioni vanno valutate caso per caso.

    In particolare:

    –       il CLP all’art. 1, comma 3 specifica che i rifiuti “non sono da considerarsi sostanza, una miscela o un articolo ai sensi del presente regolamento” e quindi non sono assoggettati alle regole del CLP;

    –       l’ Allegato D alla parte Quarta del D. Lgs 152/06 (Testo Unico Ambientale) specifica che “i limiti di concentrazione….non sono applicabili alle leghe di metalli puri in forma massiva…I residui di leghe che sono considerati rifiuti pericolosi sono specificamente menzionati nel presente elenco e contrassegnati con un asterisco”.

    Le conseguenze sulla classificazione di rifiuti contenenti piombo

    Quindi il CLP non riguarda i rifiuti e, per la normativa rifiuti, solo le leghe di metalli che sono individuate come pericolose nell’elenco dei codici europei rifiuti (CER o EER) vanno classificate come pericolose.

    Tradotto, dal 1 settembre 2025 dal punto di vista classificazione rifiuti nulla cambia.

    Ad esempio, il piombo di cui al codice EER 170403 (voce non pericolosa “assoluta”) resta un rifiuto da gestire come non pericoloso, anche dopo il 01/09/2025.

    Possibili deroghe o proroghe

    Alcune fonti indicano che il Ministero stia lavorando ad una soluzione che eviti problemi alla logistica di un settore più che mai strategico, come il recupero e la produzione dei metalli e loro leghe.

    Si attendono quindi evoluzioni in tal senso ma, considerando l’imminente periodo di vacanza estive, non è garantito arrivino in tempo per la scadenza del 01/09/2025.

    A cura di rifiutiadr.it

  • Rapporto ISPRA-SNPA Rifiuti speciali 2025

    Pubblicato sul sito di ISPRA il Rapporto sui rifiuti speciali che nel 2023 registrano una crescita della produzione pari all’1,9% rispetto al 2022 (mentre PIL e consumi crescono dello 0,7% e dello 0,5%): 164,5 milioni di tonnellate (3 milioni in più del 2022) ascrivibili a tutti i settori, soprattutto ai rifiuti da costruzione e demolizione che passa da 79,2 a 81,4 milioni di tonnellate (51% del totale), dato che va ricordato, continua ad essere “stimato”, ma anche ai rifiuti pericolosi (da 10,0 a 10,2 milioni di tonnellate). 

    L’Italia si conferma terra di “recupero” di rifiuti speciali, con una percentuale pari all’84,5% di materiali avviati a recupero (impianti autorizzati in R) e il 15,5% avviato a smaltimento (impianti autorizzati in D). Migliora ancora il tasso di riciclo, si riduce ancora la discarica, stabile il recupero energetico, ma aumenta l’export verso in impianti di incenerimento e discarica. 

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/274/SAEC-COM/PE del 22.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    Di seguito link relativi al rapporto ISPRA-SNPA

    Tutti i dati di dettaglio sono consultabili sul sito dell’Ispra www.isprambiente.gov.it e scaricabili dal Catasto Nazionale dei Rifiuti (http://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/)

    Disponibile una versione di sintesi del Rapporto:  https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2025-dati-di-sintesi

    Il Rapporto completo:  https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2025

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Proposta UE di revisione del sistema delle risorse proprie dell’Unione europea

    Il 16 luglio 2025 la Commissione europea ha inviato al Consiglio e Parlamento UE una proposta di Decisione relativa al sistema delle risorse proprie dell’Unione europea, che abroga la decisione (UE, Euratom) 2020/2053 per affrontare le esigenze di finanziamento crescenti in settori chiave quali la competitività, la difesa, la sicurezza, la transizione verde e digitale e la resilienza agli shock esterni.

    Inoltre il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dovrà far fronte al rimborso di NextGenerationEU senza apportare tagli ai programmi UE o aumenti dei contributi basati sul reddito nazionale lordo (RNL). 

    Tra gli interventi ipotizzati oltre all’adeguamento dell’aliquota uniforme di prelievo sul peso dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati (aliquota che passerebbe da 0.8 a 1 euro/kg), la Commissione propone dal 2028 tre nuove risorse: “RAEE tax“,“Tobacco Excise Duty Own Resource, TEDOR” e “Corporate Resource for Europe, CORE”.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/275/SAEC-EUR/PE del 22.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Attività di pulizia spiagge


    Attività di pulizia spiagge
    Chi effettua esclusivamente l’attività di pulizia delle spiagge, senza effettuare il trasporto del rifiuto, è soggetto all’iscrizione all’Albo?

    L’attività di mera pulizia delle spiagge finalizzata al solo raggruppamento di rifiuti non necessita di iscrizione all’Albo.

    Di seguito la circolare dell’Albo n° 11 del 22 novembre 2021: https://www.albonazionalegestoriambientali.it/download/it/circolaricomitatonazionale/162-Circ10_22.11.2021.pdf

    A cura di Newsl@lbo – n.12 – Albo Nazionale Gestori Ambientali