Categoria: Ambiente

  • Requisiti per l’iscrizione nella categoria 2bis – Iscrizione al Rentri

    Webinar – 17 settembre

    La Sezione regionale del Piemonte dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, con il supporto di Ecocerved, organizza un incontro dedicato alla categoria 2 bis, nella quale si devono iscrivere i produttori iniziali di rifiuti pericolosi e non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti.

    Verranno trattati gli argomenti:

    • Inquadramento normativo della categoria 2 Bis (art. 212 c. 8 D. Lgs. n. 152/06)
    • Requisiti soggettivi e oggettivi
    • Titoli di disponibilità dei veicoli
    • Particolari tipi di veicoli: macchine operatrici, veicoli uso speciale
    • Attribuzione dei codici-rifiuto ed esempi pratici
    • Variazione / Rinnovo / Costi
    • Iscrizione RENTRI

    La partecipazione è gratuita, previa iscrizione.

    Il link per accedere al webinar sarà trasmesso dal sistema con la e-mail di conferma dell’iscrizione.

    A cura di sezione Ambiente della Camera di commercio di Torino – ambiente@to.camcom.it

  • VIA – modulo per voltura provvedimenti

    Il MASE ha predisposto il modulo che l’impresa deve utilizzare per “traferire” ad un’altra azienda il provvedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da lei posseduto.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/318/SAEC-NOT/LE del 01.09.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • REGIONE LOMBARDIA 6° Forum regionale per lo sviluppo sostenibile – iscrizioni aperte

    Al via il 6° Forum regionale per lo sviluppo sostenibile, incentrato sul tema del cambiamento climatico e articolato in cinque tappe tematiche:

    • 12 settembre, Bergamo – Le imprese lombarde verso la decarbonizzazione (iscrizioni a questo link)
    • 19 settembre, Lodi – L’agricoltura nei processi di mitigazione e adattamento
    • 26 settembre, Lecco – Gestione delle risorse territoriali: le aree boschive, la filiera del legno e il futuro del turismo
    • 17 ottobre, Monza – Città resilienti, la riqualificazione sostenibile del patrimonio edilizio
    • 30 ottobre, Milano – Città intelligenti e qualità della vita: la sfida della decarbonizzazione e della mobilità sostenibile in ambito urbano
       

    Il Forum è un’importante occasione per promuovere il coinvolgimento di tutti gli attori locali, fare network, illustrare buone pratiche, raccogliere utili indicazioni di policy e costituisce, anche, il momento annuale di rendicontazione delle azioni compiute nell’ambito del Protocollo lombardo per lo sviluppo sostenibile, sottoscritto anche da Assoambiente.

    Sul portale eventi di Regione Lombardia è possibile trovare i programmi aggiornati delle giornate e le modalità di iscrizione.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • AMBIENTE: ESCLUSA TENUITA’ DEL FATTO

    Decreto-legge n. 116/2025 – vigente dal 9.8.2025


    Così si esprime l’art. 2 del DL 116/2025 comma 1 vigente dal 9.8.2025:  Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:  a) all’articolo 131-bis, terzo comma, dopo il numero 4-bis) è aggiunto il seguente: «4-ter) per i delitti consumati o tentati previsti dagli articoli 255-ter, 256, commi 1-bis, 3 e 3-bis, 256-bis, e 259 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.».

    L’intervento del D.L. 116/2025 è nel senso di inasprire e aumentare le pene in merito ad alcune condotte “ambientali” ma anche in ambito processuale escludendo alcuni meccanismi di favore come la “esclusione della punibilità”.

    L’art. 255 Dlgs. 152/2006 (abbandono rifiuti), in commento su questo sito, già rappresenta l’operazione del Decreto che riscrive la condotta e aumenta le pene. Le modifiche al Dlgs. 152/2006 si uniscono a quelle apportate al codice penale per ottenere un sistema decisamente più rigoroso la cui efficacia è rimessa ai posteri.

    L’art. 2 del DL 116/2025 modifica il Codice penale in punto di “esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto” ex art. 131 bis C.P. è un beneficio a favore del reo (esclude appunto la punibilità) che deve essere valutato dal Giudice e con riferimento a reati considerati con basso impatto criminoso o per reati con una pena minimale. L’articolo incide dunque in seno processuale.

    Il terzo comma dell’art. 131 bis comma 3 punto 4bis prevede i casi in cui la….   continua lettura articolo “espulsione beneficio tenuità, nuovi reati ambientali”

    A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • …A PROPOSITO DI ALLAGAMENTI

    ORDINANZA CASSAZIONE 21531/17

    Un condomino subisce allagamento della propria cantina e conseguente danno relativo a bottiglie pregiate e altri oggetti. L’allagamento della cantina, secondo il condomino, era dovuto al malfunzionamento e difetto dell’impianto fognario condominiale e dunque muove causa al condominio.

    Il condomino perde in Tribunale e si rivolge alla Corte di appello e poi alla Cassazione.

    Il risarcimento del danno non viene concesso, sostiene la Cassazione, perché la Corte d’Appello ha escluso il nesso causale tra il malfunzionamento dell’impianto fognario condominiale e l’allagamento delle cantine. La causa dell’allagamento è stata attribuita a una precipitazione meteorica eccezionale e imprevedibile, considerata un caso fortuito autonomamente sufficiente a determinare l’evento. Inoltre, il ricorrente non ha fornito argomentazioni o prove adeguate a dimostrare che le carenze dell’impianto fognario avrebbero potuto evitare o limitare i danni.

    Questo punto, la prova, è dirimente e getta luce sulla realtà processuale ……..continua lettura articolo cantina allagata e risarcimento danno

    Leggi ordinanza Cassazione 2017

    A cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • Aridità e siccità: ora c’è un database globale sulla domanda idrica attuale e futura

    Il mondo va verso un’intensificazione dell’aridità, in particolare le regioni già soggette a siccità periodiche o a scarsità idrica.

    Uno studio recente ha fornito il database globale sulla domanda idrica attuale e futura, una ricerca guidata dal CMCC e realizzata in collaborazione con un team internazionale di ricercatori. Lo studio offre una valutazione del bilancio idrico climatico futuro a livello globale, partendo da due indicatori: la potential evapotranspiration (PET, evapotraspirazione potenziale), che rappresenta la domanda atmosferica di acqua, e l’aridity index (AI, indice di aridità), che invece rapporta le precipitazioni alla perdita potenziale di acqua.

    L’aumento delle temperature sarà sempre di più un fattore di stress per la disponibilità idrica di molte regioni del pianeta. Altre invece dovranno fare i conti con un eccesso di acqua. Riuscire a prevedere dove potrebbero verificarsi questi processi è una condizione fondamentale per gestire efficacemente i rischi climatici legati alla produzione agricola, all’approvvigionamento idrico e alla salute degli ecosistemi e dell’uomo.

    L’indice di aridità serve a misurare quanta umidità è disponibile per la crescita delle piante. Tale indice insieme alla PET funziona da input per vari processi decisionali, come la gestione dell’irrigazione, le pratiche di coltivazione, la previsione di siccità e inondazioni. Tutti processi di grande rilevanza per il settore agricolo e per la governance delle risorse idriche. Queste sono anche valutazioni essenziali per il raggiungimento dei diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, molti dei quali hanno a che fare con la gestione dell’acqua.

    Verso una maggiore aridità

    I risultati di questa ricerca dicono che il mondo va verso un’intensificazione dell’aridità, in particolare ciò accadrà alle regioni già soggette a siccità periodiche o a scarsità idrica. Tuttavia, la grande novità dello studio è mettere a disposizione un dataset strutturato e ad altissima risoluzione sulla domanda idrica di oggi e del futuro, dunque uno strumento essenziale per le valutazioni ambientali e la pianificazione dell’uso del suolo.

    Leggi anche: Miosina XI, la proteina che aiuta le colture a resistere alla siccità

    Il database globale sulla domanda idrica attuale e futura

    Il database ha una risoluzione spaziale di circa 1 chilometro e fornisce stime globali e abbastanza precise della domanda idrica attuale e futura e dell’aridità, analizzando quattro scenari di cambiamento climatico per due periodi medi storici e due periodi medi futuri (2021–2040 e 2041–2060). Questa banca dati è stata progettata per permettere ulteriori analisi e applicazioni su scala locale. «Uno dei punti di forza di questo lavoro è che offre un dataset coerente, ad alta risoluzione, liberamente accessibile e utilizzabile in molteplici discipline e aree geografiche», ha spiegato il Prof. Xu Jianchu, della Chinese Academy of Sciences, coautore dello studio.

    Il database, quindi, sarà utile a scienziati, amministratori del territorio, agenzie di pianificazione nazionale, ancor più per le valutazioni relative alle aree del mondo dove l’accesso ai dati climatici futuri affidabili non è sempre possibile. Lo scopo è appunto offrire una base per valutazioni specifiche e localizzate ed essere di supporto alla pianificazione, al monitoraggio periodico e alla governance nazionale e regionale.

    Non è che mancassero dataset simili ma questo lavoro li estende integrando modelli climatici e garantendo un maggior dettaglio spaziale. La metodologia è la stessa per tutte le aree terrestri, permettendo di elaborare confronti diretti tra regioni e intervalli temporali.

    «Poiché le pressioni climatiche aumentano in modo disomogeneo a livello globale, disporre di dati comparabili per tutte le regioni è essenziale per comprendere i rischi emergenti e supportare risposte informate», ha commentato Donatella Spano, coautrice dello studio e ricercatrice CMCC.

    QUI lo studio del CMCC

    A cura di Erminia Voccia di rinnovabili.it

  • ABBANDONO RIFIUTI-SOSPENSIONE PATENTE

    BBANDONO RIFIUTI: NOVITA’

    Sospensione patente – DL 116/2025


    Il 9 agosto 2025 è entrato in vigore il decreto-legge numero 116 del 2025 che ha modificato alcuni articoli del testo unico ambientale, decreto legislativo 152 del 2006.

    Il Decreto Titola:

    “Disposizioni urgenti per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, per la bonifica dell’area   denominata Terra dei fuochi, nonché’ in materia di assistenza alla popolazione colpita da eventi calamitosi”.

    L’articolo 255 subisce importante innovazione anche nel titolo dedicato “all’abbandono di rifiuti non pericolosi”. Alcune novità:

    • Comma 1 art. 255 Dlgs. 152/2006

    AUMENTO SANZIONI (penale): Le condotte censurate rimangono le medesime del previgente articolo ovvero la

    1. a) violazione del divieto di abbandono di cui articolo 192;
    2. b) condotta riferita agli imballaggi di cui all’ articolo 226; e
    3. c) ai veicoli fuori uso che non rientrano nella normativa speciale di cui all’articolo 231.

    L’abbandono e deposito dei rifiuti o la immissione nelle acque superficiali o sotterranee è punito però con una ammenda più elevata da 1.500 a 18.000 € (anziché da 1.000 a 10.000).

    SOSPENSIONE PATENTE: Il primo comma prevede anche una nuova disposizione sanzionatoria. Se l’abbandono o deposito si verifica mediante l’utilizzo di veicoli a motore, al conducente del veicolo si applica la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da uno a quattro mesi.

    • COMMA 1.1.ART. 255

    IMPRESE E RESPONSABILI ENTI: il decreto dedica il comma 1 ai…..continua lettura articolo e schema di confronto art. 255 d.lgs. 152/2006 prima e dopo il DL 116/2025

    A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • Stoccaggio di carbonio in Italia, cos’è il progetto Ccus

    Lo studio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha analizza il potenziale di stoccaggio della CO₂ in Italia e quali infrastrutture ci servono per sviluppare il Ccus.

    Un nuovo studio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica fotografa tutte le potenzialità del Ccus, la tecnologia che promette di catturare e stoccare milioni di tonnellate di anidride carbonica, evitando che finiscano in atmosfera. Per il governo è uno strumento chiave verso la neutralità climatica, soprattutto nei settori industriali più difficili da decarbonizzare.

    Ha però dei limiti. La domanda è se il Ccus può davvero essere la risposta alla crisi climatica o se, al contrario, rischia di trasformarsi in un alibi per continuare a produrre CO₂ senza un piano a lungo termine.

    Lo studio MASE su Ccus

    Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha pubblicato il suo studio sullo stato e le prospettive della cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ in Italia, delineando un quadro tecnico per un settore destinato a crescere rapidamente. Il documento, necessario per via delle direttive Ue che obbligano lo stoccaggio entro il 2030, evidenzia come nonostante il calo delle emissioni registrato negli ultimi anni, il nostro Paese resti fortemente legato a settori cosiddetti hard-to-abate, cioè difficili da decarbonizzare, come cemento, acciaio e chimica.

    Secondo le stime del MASE, il potenziale di stoccaggio geologico della CO₂ in Italia è alto: il sottosuolo nazionale potrebbe ospitare tra 1 e 5 gigatonnellate di anidride carbonica, principalmente in giacimenti di gas esauriti e formazioni saline profonde. Un patrimonio che, sulla carta, potrebbe coprire decenni di cattura industriale.

    Sul fronte dell’utilizzo, lo studio prevede applicazioni in diversi comparti industriali, dal riuso della CO₂ per la produzione di carburanti sintetici alla sua trasformazione in materiali da costruzione. Il documento non nasconde che la vera sfida sarà infrastrutturale, perché servono:

    • reti di trasporto (pipeline, terminali marittimi);
    • impianti di compressione;
    • siti di stoccaggio sicuri.

    Non c’è ancora una stima del costo, ma c’è molto fa fare. Anche se Eni e Snam hanno già iniziato, per ottenere l’obiettivo sperato servono investimenti calcolati in miliardi di euro.

    Cos’è e a cosa serve la cattura della CO₂

    Il Ccus è un insieme di tecnologie che catturano l’anidride carbonica emessa da processi industriali o direttamente dall’atmosfera, per poi stoccarla in modo permanente (Ccs) o riutilizzarla in nuovi processi (Ccu).

    Il MASE lo considera indispensabile per centrare la neutralità climatica al 2050, soprattutto per i settori industriali che non possono abbattere le emissioni con le sole energie rinnovabili o l’elettrificazione diretta. Per alcuni settori, come cementifici, acciaierie e chimica pesante sarebbe impossibile senza Ccus raggiungere la riduzione totale delle emissioni.

    Il report sottolinea anche i potenziali impatti economici e occupazionali. Infatti nuovi impianti e infrastrutture potrebbero generare filiere industriali e posti di lavoro qualificati, ma che richiedono competenze specialistiche e una strategia normativa per attrarre investimenti.

    Il ruolo dell’Italia

    Sul piano operativo, l’Italia si muove in linea con le strategie europee. I principali progetti pilota sono guidati proprio da Eni e Snam, in collaborazione con partner internazionali. Tra questi c’è da sottolineare l’operazione di Eni Ccus Holding, venduta a Global Infrastructure Partners, fondo controllato da BlackRock, colosso finanziario accusato da organizzazioni per i diritti umani di investimenti in aziende coinvolte nel conflitto in Palestina.

    Questa compenetrazione tra finanza globale e transizione ecologica solleva gli ormai noti dubbi su cosa sia davvero la sostenibilità e se la transizione lo sia solo su carta. È davvero “verde” un progetto che, pur riducendo emissioni, poggia su capitali provenienti da sistemi accusati di alimentare crisi e disuguaglianze? È qui che il Ccus mostra la sua doppia faccia, perché è sì uno strumento necessario per il clima, ma anche una potenziale operazione di greenwashing, utile a prolungare modelli produttivi ad alta intensità di CO₂ invece di metterli in discussione.

    Il MASE indica come prossimi passi lo sviluppo di un quadro normativo stabile, incentivi per attrarre investimenti e la definizione di standard di sicurezza, ma il rischio che si faccia tutto con soldi provenienti da industrie tutt’altro che sostenibile è alto.

    A cura di Giorgia Bonamoneta di QuiFinanza.it

  • Ponte sullo Stretto: Pietro Salini, con ok del Cipess, pronti a partire con squadra d’eccellenza per opera orgoglio del Paese 

    Progetto simbolo dell’Italia che unita trasforma il Paese con competenza e responsabilità rendendolo più competitivo

    Milano, 6 agosto 2025 – “Oggi l’Italia dimostra ancora una volta di saper fare squadra, con un mega progetto trasformativo per tutto il Paese. L’approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, da parte del CIPESS segna l’inizio di una nuova stagione di visione, coraggio e fiducia nelle capacità dell’industria italiana e di tutto il comparto produttivo del settore infrastrutturale”. Così Pietro Salini, Amministratore Delegato Webuild, a seguito dell’approvazione da parte del CIPESS del progetto del Ponte, il più lungo sospeso al mondo, e del vasto piano di opere complementari pensate per potenziare la mobilità tra Sicilia e resto d’Italia. 

    “Siamo particolarmente orgogliosi di essere parte dell’impresa del Ponte, fortemente voluta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Governo italiano e sostenuta con impegno dalla società concessionaria Stretto di Messina, come leader del contraente generale Eurolink, lavorando insieme alle migliori competenze dell’ingegneria mondiale e con un’ampia filiera italiana di eccellenza, dal Sud al Nord del Paese – ha proseguito Salini -.

    Il Ponte metterà in moto un grande progetto infrastrutturale diffuso in tanti cantieri all’opera in contemporanea, un volano di crescita, occupazione e legalità per tutto il Sud Italia. L’opera sarà dotata di tecnologie avanzate per la sicurezza e la manutenzione e sarà realizzata secondo i più alti standard ingegneristici internazionali. Sarà anche una straordinaria opportunità per il futuro dei giovani. I talenti dell’ingegneria italiana, i manager e gli operai del settore avranno finalmente la possibilità di impegnarsi, a casa propria, su una delle opere più sfidanti al mondo”.

    “Con una competenza unica maturata nei progetti più sfidanti al mondo, una squadra di 95.000 persone e una rete di 17.500 fornitori, siamo al lavoro su alcuni dei più grandi progetti infrastrutturali in tutti i continenti: in Australia, dalle opere di mobilità sostenibile al progetto idroelettrico Snowy 2.0, il più grande del Paese; negli Stati Uniti, stiamo contribuendo alla costruzione delle più grandi arterie stradali; in Arabia Saudita, stiamo realizzando il sistema di dighe di Trojena; in Etiopia, stiamo completando la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga più grande d’Africa”.

    “Siamo al servizio dell’Italia da 120 anni, e la nostra storia è legata a opere che hanno segnato il progresso del Paese: l’alta velocità ferroviaria, l’Autostrada del Sole, le metropolitane di Roma, Milano e Napoli, ospedali, stadi e dighe. Oggi, con 30 progetti strategici e 18.500 lavoratori all’opera, continuiamo a rafforzare la competitività del sistema Italia con infrastrutture come il tunnel di base del Brennero e le linee AV Terzo Valico dei Giovi e Verona-Padova. Nel Sud Italia, stiamo portando avanti 19 grandi progetti che coinvolgono circa 9.000 addetti. Dall’alta velocità Napoli-Bari alla stale Jonica in Calabria, fino ai cantieri siciliani per il raddoppio ferroviario Palermo-Catania-Messina, investiamo in sicurezza, innovazione e formazione continua anche con scuole create sul territorio per formare le generazioni del futuro nel nostro settore”, ha concluso Salini.

    Il Ponte sarà il cuore di un ampio sistema infrastrutturale integrato: oltre 40 km di nuove strade e ferrovie, tre stazioni ferroviarie sotterranee, una decina di viadotti e numerose gallerie, un centro direzionale all’avanguardia. Queste opere complementari avranno un impatto trasformativo sulla mobilità di territori che beneficeranno di imponenti investimenti infrastrutturali. Il Ponte si unirà alla direttrice ferroviaria Palermo-Catania-Messina in Sicilia e alla futura linea AV/AC Salerno-Reggio Calabria sul versante calabrese. 

    Dall’antica Roma fino ad oggi i ponti sono sempre stati acceleratori per l’economia e lo sviluppo dei paesi. Il Gruppo Webuild ha dato il suo contributo a questa storia arrivando oggi ad un record di 1.022 km di ponti e viadotti realizzati: l’equivalente di un unico grande ponte che unisce Parigi con Berlino. Il Gruppo ha realizzato ponti e viadotti in oltre 300 grandi opere stradali e ferroviarie, il primo dei quali in Italia nel 1922, il Viadotto di Recco, per arrivare agli ultimi progetti, come il Secondo e il Terzo ponte sul Bosforo in Turchia e il Long Beach International Gateway negli Stati Uniti.

    A cura di Webuild News

  • Assemblea generale dell’Albo nazionale gestori ambientali

    Data evento: 12/09/2025

    Il Comitato nazionale dell’Albo gestori ambientali, in collaborazione con la Sezione delle Sardegna, ha organizzato l’Assemblea generale 2025: la sessione pubblica, rivolta ai rappresentanti delle categorie economiche e delle istituzioni, è programmata per la mattina del 12 settembre 2025, a partire dalle ore 09:30, presso il Centro Congressi Fiera (Viale Armando Diaz, 221) di Cagliari

    Per ulteriori dettagli e aggiornamenti, consultare il sito web dell’Albo gestori ambientali.

    A cura di Newsletter EcoCamere