Categoria: Ambiente

  • Affidamento del servizio raccolta e trasporto dei rifiuti urbani

    È stato pubblicato  il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 7 aprile 2025 (G.U. n. 92 del 19 aprile 2025), che aggiorna i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento del servizio raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e spazzamento stradale. 

    Il provvedimento è entrato in vigore il 18 giugno 2025 e sostituisce il precedente decreto del 23 giugno 2022.

    Il decreto fa riferimento a una vasta normativa, tra cui la direttiva 2009/33/CE e successive modifiche, il d.lgs. 152/2006 (in particolare l’art. 182-ter), e una serie di decreti ministeriali già emanati in materia di CAM, compostaggio, centri di raccolta e misurazione puntuale dei rifiuti.

    Il decreto prevede un aggiornamento su alcune definizioni funzionali alla gestione efficiente dei rifiuti urbani:

    a) centro di raccolta autorizzato in via ordinaria antecedentemente al decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del giorno 8 aprile 2008: area attrezzata di stoccaggio rifiuti destinata a ricevere i rifiuti conferiti dall’utenza, autorizzata ai sensi dell’articolo 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e nella quale possono essere conferite tutte le tipologie di rifiuti. L’area è attrezzata in maniera tale da mantenere distinti i diversi flussi di rifiuti in funzione del successivo recupero o smaltimento;

    b) centro di raccolta mobile: strutture mobili (es. ecocar, ecofurgone, stazione ecologica itinerante) attrezzate per la raccolta differenziata delle principali frazioni merceologiche dei rifiuti urbani, ivi compresi sfalci e potature, atte a integrare/aumentare la disponibilità di ricezione dei rifiuti, in relazione al sistema di raccolta;

    c) aree destinate al deposito preliminare alla raccolta dei rifiuti idonei alla preparazione per il riutilizzo: aree destinate a ricevere dalle utenze domestiche i beni che sono divenuti rifiuti e che possono essere avviati alle operazioni di preparazione per il riutilizzo, ovvero sia piccole operazioni di riparazione finalizzate al reimpiego degli stessi per la loro funzione originaria, senza ulteriore pretrattamento. Tali aree, che non necessitano di autorizzazione, possono essere collocate all’interno dei centri di raccolta;

    d) centro di preparazione per il riutilizzo: struttura autorizzata allo svolgimento di operazioni di preparazione per il riutilizzo di rifiuti ai sensi dell’articolo 214-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ovvero in via ordinaria;

    e) centro per lo scambio e il riuso: area destinate a ricevere beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo conferiti dalle utenze, non necessita di autorizzazione in quanto vengono esclusivamente gestiti dei beni e non dei rifiuti. Tali aree possono essere collocate all’interno dei centri di raccolta.

    Per maggiori informazioni, consultare il sito della Gazzetta Ufficiale.

    A cura della comunicazioni n° 28 dell’Ambiente di Giugno della Sezione regionale Toscana dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali

  • Percorso laboratoriale sui criteri ESG

    Il percorso che ti offre:

    Il progetto si sviluppa in 4 incontri ed è organizzato dalla Sezione regionale Toscana dell’Albo nazionale gestori ambientali e dalla Camera di Commercio di Firenze, in collaborazione con Ecocerved Scarl e la Fondazione Centro Studi UNGDCEC.

    Le 4 tappe:

    •    18/09/2025, ore 14:30 – 16:30 – ESG INFO incontro aperto a tutti gli interessati
    Cos’è la sostenibilità, cosa si misura della sostenibilità e in che modo;
    Selezione delle imprese interessate a proseguire il laboratorio per la misurazione della sostenibilità e la redazione del bilancio di sostenibilità

    •    16/10/2025, ore 14:30 – 16:00- ESG Lab 1
    Illustrazione e utilizzo della piattaforma per la misurazione dei criteri ESG e redazione del bilancio di sostenibilità;
    Rilascio delle licenze della piattaforma alle imprese partecipanti

    •    19/11/2025, ore 14:30 – 16:00 – ESG Lab 2
    Check delle attività svolte su piattaforma;

    •    11/12/2025, ore 14:30 – 16:00 – ESG Lab 3
    Incontri one-to-one

    A cura di comunicazioni n° 28 dell’Ambiente di Giugno della Sezione regionale Toscana dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali

  • Video per le procedure di iscrizione al RENTRI

    Accesso e Iscrizione da parte degli operatori al RENTRI

    Se sei un produttore di rifiuti con più di 10 e fino a 50 dipendenti ricorda che sei un soggetto obbligato all’iscrizione al RENTRIHai tempo fino al 14 agosto 2025

    Dalla data di iscrizione sarà possibile:
    – tenere il registro di carico e scarico in formato digitale
    – trasmettere al RENTRI i dati del registro di carico e scarico

    Iscrizione al RENTRI

    Le nuove regole per la gestione dei registri di carico e scarico

    A cura della comunicazioni n° 28 dell’Ambiente di Giugno della Sezione regionale Toscana dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali

  • Formazione RENTRI 2025 – Nuovo ciclo formativo

    In vista della seconda finestra temporale per l’iscrizione al RENTRI si svolgeranno 4 nuovi webinar nei mesi di giugno e luglio 2025

    Dal 15 giugno 2025 ed entro il 14 agosto 2025, seconda scadenza prevista dal D.M. 59/2023 per l’iscrizione, dovranno iscriversi al RENTRI:

    • gli enti e le imprese produttori di rifiuti pericolosi, con più di 10 e fino a 50 dipendenti,
    • gli enti e le imprese produttori di rifiuti non pericolosi di cui ai punti c), d) e g) dell’art. 184 del D. Lgs. 152/2006, con più di 10 e fino a 50 dipendenti.

    Dalla data di iscrizione questi soggetti hanno l’obbligo di tenere i registri di carico e scarico in formato digitale, utilizzando i propri sistemi gestionali o i servizi di supporto messi a disposizione gratuitamente dal RENTRI.

    Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare le schede informative nella sezione “Supporto” del portale RENTRI (Portale Supporto), nonché i tutorial e le presentazioni messe a disposizione nella voce “Formazione” della home page ed in particolare:

    Presentazione: Iscrizione al RENTRI
    Tutorial: Iscrizione al RENTRI
    Tempistiche di iscrizione ed adempimenti

    I webinar si svolgeranno nei mesi di giugno e luglio 2025 e avranno una durata indicativa di 60 minuti. Il link per la registrazione sarà disponibile una settimana prima della data di ciascun evento.

    La partecipazione agli eventi è completamente gratuita e aperta a tutti i soggetti interessati.

    Programma dei webinar:

    1. Iscrizione al RENTRI: soggetti obbligati, procedure di iscrizione e risposte a quesiti frequenti raccolti dal servizio di assistenza
    2. Compilazione del registro da parte del produttore e modalità di scarico della copia completa del FIR

    A cura di Albo Nazionale Gestori Ambientali

  • Città spugna, un modello di gestione dell’acqua per la sostenibilità urbana

    Sponge City, letteralmente “città spugna”: si definisce così un sistema di drenaggio urbano, in grado di assorbire e trattenere l’acqua in eccesso, per poi riutilizzarla nei momenti di bisogno. Un approccio innovativo, pensato per contrastare i nubifragi e le bombe d’acqua che sempre più frequentemente colpiscono il territorio, causando allagamenti e alluvioni.  
     

    La prospettiva più ampia, in cui si inserisce questa idea, è quella di costruire città circolari e salubri, come racconta anche il distretto Circular&Healthy City di Ecomondo, l’evento internazionale dedicato all’economia circolare, che si terrà al Quartiere Fieristico di Rimini dal 4 al 7 novembre 2025. In quest’area, grazie alla presenza di aziende espositrici e a uno spazio convegni dedicato, si potrà scoprire come ripensare l’edilizia e la pianificazione urbana, anche attraverso tecnologie intelligenti, per migliorare la salute ambientale e collettiva, valorizzare le risorse ed efficientare il loro riciclo.

    Come funzionano le “città spugna”

    Il concetto di città spugna si basa su quello di Nature Based Solutions, soluzioni che si ispirano alla natura per risolvere i problemi: nel caso delle sponge city si riducono le inondazioni, si conserva l’acqua piovana per i periodi di siccità (anziché incanalarla e drenarla in fognatura) e si diminuisce l’inquinamento idrico. 

    In concreto, i materiali impermeabili, come l’asfalto, vengono sostituiti da superfici spugnose e porose, capaci di favorire il deflusso e allo stesso tempo mitigare l’effetto “isola di calore”, ovvero quel fenomeno che determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane rispetto alle zone periferiche e rurali circostanti. Altri elementi? Aree di bioritenzione, trincee infiltranti e drenanti, box alberati, bacini di detenzione, zone umide, sistemi di infiltrazione profonda e serbatoi di accumulo o cisterne.

    Il padre delle città spugna: Kongjian Yu

    La città spugna è un’idea che ha iniziato a diffondersi in Europa in tempi relativamente recenti per favorire la riqualificazione del territorio non solo sotto il profilo ambientale, ma anche urbanistico e sociale, rendendo così le città più attraenti per chi le vive e più resilienti di fronte ai rischi idraulici e idrogeologici. 

    A sviluppare il concetto di sponge city è stato in particolare Kongjian Yu, professore presso il College of Architecture and Landscape dell’Università di Pechino, fondatore dello studio Turenscape, pioniere di architettura del paesaggio e urbanistica in Cina. Come racconta in un’intervista a Materia Rinnovabile, fu lui già nel 2003 a proporre questo approccio al governo cinese, che poi lo ha adottato come politica nazionale nel 2013. Da allora Pechino ha investito molto su questo modello, anche se non tutte le città lo hanno implementato efficacemente, tanto che alcune aree urbane, pur essendo classificate come “città spugna”, hanno continuato a subire inondazioni, soprattutto durante eventi meteorologici estremi.

    Tuttavia, esistono anche esempi virtuosiSanyaHaikou e Pechino negli ultimi anni hanno resistito meglio alle piogge intense grazie ai miglioramenti apportati alle loro infrastrutture, riportando danni molto più ridotti rispetto alle devastanti alluvioni del 2012.

    Verso un “pianeta spugna”

    La sfida non riguarda solo le singole città, ma il sistema idrico globale, fino all’ipotesi di un vero e proprio “pianeta spugna”, che possa affrontare in modo significativo le future sfide del cambiamento climatico. << La creazione di città spugna in diverse aree del Pianeta, anche in regioni come l’Amazzonia, potrebbe aiutare a mitigare le sfide affrontate da città costiere come New York e Boston: è importante ricordare che i sistemi idrici globali sono interconnessi >>, spiega Kongjian Yu. 

    Il concetto sta guadagnando slancio su scala globale: il suo studio annovera progetti realizzati o in fase di avvio a Bangkok (Benjakitti Forest Park), Kazan, Parigi, Abu Dhabi, Città del Messico, oltre a dimostrazioni di interesse arrivate da India e Brasile.

    Anche in Europa ci sono casi emblematici, in primis Rotterdam: qui la Climate Change Adaptation Strategy mira a restituire spazio all’acqua in una città che, nel corso del tempo, ha sostituito i canali con strade e automobili. Copenaghen ha a sua volta avviato un programma ventennale di prevenzione delle inondazioni e gestione sostenibile delle risorse idriche, che prevede, tra le varie iniziative, un bacino per la raccolta delle piogge. Anche Barcellona si muove da tempo in questa direzione, grazie a un enorme sistema sotterraneo di raccolta delle acque meteoriche, a cui si affianca un sistema di telecontrollo che prevede diverse stazioni di pompaggio, pluviometri, sensori e chiuse.

    Anche Milano diventa spugna

    Anche in Italia si muove qualcosa, in particolare il progetto Città Metropolitana Spugna, che coinvolge il capoluogo lombardo e i comuni limitrofi con 90 interventi di riqualificazione. Promosso da Gruppo CAP e Città Metropolitana di Milano, e co-finanziato dal PNRR con 50 milioni di euro, il piano ha già avviato 32 cantieri.

    Gli obiettivi sono ambiziosi: 300.000 m² di nuove superfici verdi2.000 alberi e 32.000 arbusti piantati, oltre a un risparmio energetico annuo stimato in 126.000 kWh. Come sottolinea Yuri Santagostino, presidente di Gruppo CAP, è il momento di passare “da un approccio riparativo a uno preventivo” nella gestione del servizio idrico e non solo, investendo in infrastrutture capaci di assorbire gli impatti prima che accadano. 

    A cura di Emanuele Bompan e Maria Carla Rota 

    Il blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

    Credits: Haikou Meishe River Greenway and Fengxiang Park, un progetto dello studio Turenscape

  • PFAS – rendita agli eredi

    Trib. Vicenza n. 251/2025

    Il Tribunale di Vicenza riconosce una rendita agli eredi per la morte di loro parente a causa della protratta inalazione/contatto con i PFAS.

    Ritorna il concetto di “probabilità” che fonda il riconoscimento della causalità tra l’evento e il danno. In questo caso parliamo di PFAS di cui si parla ma poco si comprende. E’ cronaca recente che tali composti sono stati trovati anche negli indumenti dei pompieri.

    I PFAS  sono una famiglia di composti chimici artificiali caratterizzati dalla presenza di molteplici atomi di fluoro legati a una catena carboniosa. ​ Questi composti sono noti per la loro resistenza al calore, all’acqua e agli oli, e vengono utilizzati in numerosi processi industriali e prodotti di consumo, come rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio e imballaggi alimentari.

    La loro esposizione può avvenire attraverso l’inalazione, l’assorbimento cutaneo o l’ingestione di acqua e cibo contaminati. ​ Studi scientifici hanno evidenziato possibili effetti nocivi sulla salute, tra cui un aumento del rischio di alcune patologie, come tumori, problemi al sistema immunitario e disturbi ormonali. ​

    IL CASO

    Il fatto sotteso alla sentenza riguarda il riconoscimento del diritto alla rendita ai superstiti e all’assegno funerario per gli eredi di un lavoratore deceduto a causa di un carcinoma uroteliale papillare della pelvi renale. ​ Gli eredi sostenevano che la malattia fosse stata causata dall’esposizione professionale a sostanze perfluorurate (PFAS e PFOA) durante l’attività lavorativa svolta presso la M. ​ S.p.a. dal 1979 al 1992. ​

    Il Tribunale di Vicenza ha accertato, con elevato grado di probabilità, il nesso di causalità tra l’esposizione a tali sostanze e la patologia che ha condotto al decesso, basandosi su prove testimoniali, documentali e perizie medico-legali. ​ Pertanto, ha condannato l’INAIL a costituire la rendita ai superstiti e a pagare i relativi ratei, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, riconoscendo il diritto degli eredi alle prestazioni previste dalla legge.

    LA PROVA

    L’esposizione a PFAS è stata dimostrata attraverso una combinazione di prove testimoniali, documentazione tecnica e perizie medico-legali. ​ In particolare:

    1. Testimonianze: I testimoni hanno dichiarato che Z.P. ​ lavorava nel reparto di neutralizzazione delle acque, adiacente al reparto di elettrofluorazione (ECF) dove venivano prodotti PFAS e PFOA. ​ I due reparti erano separati da una strada di circa 5 metri e si trovavano in un’area aperta, coperta da tettoie limitrofe. ​ Inoltre, le operazioni di pulizia dei reattori nel reparto ECF generavano una dispersione di fumi e sostanze nocive, che raggiungevano la postazione di Z.P., il quale lavorava senza dispositivi di protezione adeguati. ​
    2. Relazione tecnica: È stata presentata una relazione che evidenziava le concentrazioni di PFAS nel sangue dei dipendenti ed ex dipendenti della ditta M. ​ S.p.a., dimostrando una chiara esposizione a tali sostanze anche per lavoratori non direttamente coinvolti nella produzione. ​ Questo includeva Z.P., il cui reparto era collocato in prossimità di quello di produzione. ​
    3. Perizia medico-legale: Il consulente tecnico ha concluso che Z.P. era stato esposto a PFAS per tutto il periodo di lavoro (1979-1992) attraverso inalazione, assorbimento trans-cutaneo e ingestione di polveri contaminate. La vicinanza del reparto di Z.P. a quello di produzione e l’assenza di dispositivi di protezione hanno contribuito a questa esposizione. ​
    4. Produzione aziendale: La ditta M. S.p.a. aveva prodotto PFAS a catena lunga (PFOA e PFOS) fino al 2004, e le analisi ematiche dei dipendenti di quel periodo confermavano valori elevati di PFOA, compatibili con l’esposizione professionale. ​

    Questi elementi hanno permesso al Tribunale di ritenere provata l’esposizione di Z.P. ai PFAS durante la sua attività lavorativa E DUNQUE DI CONCRETARE LA “PROBABILITA’” della esposizione causale.

    A cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • Servizio idrico – pagamento canoni? in assenza del servizio

    Cass. civ. ord. 15059/2025

    Se il servizio di depurazione non è effettivo e concreto perché, ad esempio, mancano i sistemi di depurazione, l’utente non è tenuto a pagare il canone con il servizio di depurazione inesistente. L’onere di provare che il sistema di depurazione è esistente incombe a carico del gestore del servizio. La giurisprudenza  in passato aveva invece sostenuto che tale canone è comunque dovuto anche in assenza del sistema depurativo.

    IL CASO

    Il fatto che ha dato origine alla sentenza: la richiesta di un utente di fornitura idrica residente a Napoli, di ottenere la restituzione dei canoni di depurazione pagati nonostante il depuratore fosse inefficiente e non svolgesse la sua funzione di depurazione delle acque reflue. ​ La domanda si basava sulla sentenza n. 335/2008 della Corte Costituzionale, che aveva dichiarato l’incostituzionalità delle norme che prevedevano il pagamento della tariffa di depurazione anche in assenza del servizio effettivo. ​ Nel giudizio sono intervenuti altri utenti con richieste analoghe, e sono stati chiamati in causa il Comune di Napoli, la Regione Campania e XXX CAMPANIA Spa. ​

    LA DECISIONE

    La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Società del Servizio Idrico integrato del COMUNE NAPOLI – AZIENDA SPECIALE contro la sentenza del Tribunale di Napoli .

    La Cassazione ha confermato che la Società  è tenuta alla restituzione dei canoni di depurazione agli utenti, in quanto soggetto che ha incassato le somme senza fornire il servizio di depurazione. ​ Inoltre, ha ritenuto che il Tribunale abbia motivato correttamente la decisione, rispettando il “minimo costituzionale” richiesto per la motivazione delle sentenze. ​

    La Corte ha anche dichiarato inammissibili alcuni motivi del ricorso per difetto di specificità e per la mancata dimostrazione che le questioni sollevate fossero state dedotte nei gradi di merito. ​ Infine, ha confermato che spettava alla società  ​ fornire la prova degli oneri relativi alla progettazione, realizzazione o completamento degli impianti di depurazione, trattandosi di un fatto impeditivo della pretesa restitutoria degli utenti. ​

    Scrive la Cassazione:

    Il Tribunale, considerato che la domanda svolta dall’attrice e dagli intervenuti afferiva a un contratto di utenza idrica, rispetto al quale unico titolare dal lato passivo era A.B.C. concessionaria del servizio idrico integrato, …..in base al principio della scomposizione della fattispecie ha ritenuto l’appellante tenuto, al fine di procedere allo scomputo dal credito restitutorio, all’onere della prova quanto agli oneri derivanti dalle attività di progettazione, realizzazione o completamento dell’impianto di depurazione, trattandosi di fatto impeditivo della pretesa restitutoria come peraltro enunciato da questa Corte già con la sentenza 12 giugno 2020, n. 11270, puntualmente richiamata in motivazione. Quanto detto dal Tribunale deve essere inteso nel significato che ragionevolmente può essere attribuito all’espressione usata, ossia non che A.B.C. fosse tenuta a provvedere agli oneri di progettazione, realizzazione o completamento dell’ impianto, ma alla prova del relativo ammontare onde provvedere allo scomputo da quanto oggetto di restituzione per effetto del non regolare funzionamento dell’ impianto, per essere a ciò tenuta in base al contratto di utenza idrica….”

    La Cassazione ha condannato la società al pagamento delle spese processuali in favore dei controricorrenti. ​

    A cura di Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • EMISSIONI NOCIVE – RISARCIMENTO DANNO

    Cass. Civ. ord. 13294/2025 – “più probabile che non”

    La Cassazione civile ha affrontato il tema del risarcimento del danno causato da inquinamento e il problema della ricerca della causalità. La decisione fa discutere perché pone al centro del processo la valutazione del consulente tecnico d’ufficio che evoca il concetto di “possibilità” causale tra le emissioni e le malformazioni congenite e dunque esclude il concetto di “probabilità” che disciplina l’ambito civilistico e permette il risarcimento del danno.

    Il percorso si conclude con un esito negativo per  le persone-attrici che hanno denunciato la relazione tra le emissioni nocive industriali subite e le malformazioni congenite riscontrate ed anzi sono state, pure in prima battuta, condannate al pagamento delle spese processuali.

    Il caso giudiziario: EMISSIONI NOCIVE – RISARCIMENTO DANNO

    Il caso riguarda la richiesta di risarcimento danni da parte di A.A., affiancato dai suoi congiunti, contro Raffineria XX Spa e XX Attività Diversificate Spa (Enichem Spa), per presunte malformazioni congenite (ipo-agenesia traversa arto superiore sinistro) attribuite alle emissioni nocive degli stabilimenti industriali.

    Sentenza di primo grado (2018)

    Il Tribunale ha rigettato le domande attoree, ritenendo non provato il nesso causale tra le malformazioni e le immissioni ambientali. ​ La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) ha evidenziato solo una correlazione “possibile” e non “probabile” tra le sostanze nocive e la patologia. ​…continua lettura articolo immissioni nocive e “più probabile che non”…

    A cura Studio Legale Ambiente – Cinzia Silvestri

  • Albo Gestori Cat. 5 (trasporto rifiuti pericolosi) Sistemi di Geolocalizzazione Rentri

    Le imprese iscritte in categoria 5 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali dovranno dotare i veicoli utilizzati per il trasporto di rifiuti speciali pericolosi di sistemi di geolocalizzazione: questo obbligo è stato introdotto dalla Delibera n. 3 del 19 dicembre 2024, in attuazione del D.M. n. 59/2023, e reso operativo dalla Circolare del MASE del 22 maggio 2025, che ne chiarisce modalità, tempi e adempimenti.

    Sono obbligati tutti i soggetti iscritti in categoria 5 che trasportano rifiuti pericolosi. I dispositivi di geolocalizzazione devono rispettare i requisiti tecnici del Decreto Direttoriale n. 253/2024.
    Per dimostrare l’adeguamento, il legale rappresentante deve inviare, tramite il sistema AGEST, una dichiarazione sostitutiva contenente i dati dei veicoli e la presenza del dispositivo, dal 1° luglio al 31 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026, tale attestazione dovrà essere sempre inclusa in ogni nuova iscrizione o variazione.
    Il mancato invio entro il 31/12/2025 comporta l’avvio di un procedimento disciplinare da parte dell’Albo.

    A cura di Ecotest Magazine #16

  • Buenos Aires: al via il progetto di depurazione delle acque reflue più grande del Sud America

    Il maxi impianto è già un simbolo internazionale dei progressi contro il cambiamento climatico: ripulirà dalle acque di scarico uno dei corsi d’acqua più inquinati dell’America Latina, e andrà a beneficio di oltre 4 milioni di persone in 14 comuni.

    Il Riachuelo, grande fiume che costeggia Buenos Aires per finire nel Río de la Plata, torna a respirare. A inizio giugno è stato messo in servizio il nuovo impianto di depurazione delle acque reflue, parte di quello che viene chiamato il “Sistema Riachuelo”, ovvero il più grande progetto di risanamento ambientale mai realizzato in Argentina che ha al centro proprio il trattamento delle acque del fiume.

    L’opera, che coinvolge 14 comuni e interessa oltre 4,3 milioni di cittadini, rappresenta un cambio di passo nella lotta all’inquinamento ambientale del bacino del Río de la Plata perché, dopo decenni di contaminazione dovuta a sversamenti e fognature abusive, il progetto segna l’inizio di una nuova era.

    Il Riachuelo, conosciuto anche come Rio Matanza, per oltre 150 anni è stato uno dei fiumi più inquinati dell’America Latina. Le sue acque hanno subito lo sversamento irregolare di scarti industriali e liquami fognari, oltre alle esondazioni che colpivano quartieri densamente popolati di Buenos Aires come La Boca e Barracas.

    Nel 2006, una class action di abitanti del bacino ha portato la Corte di Giustizia argentina a ordinare allo Stato la bonifica del fiume e, proprio da quell’istanza giudiziaria, è nato il progetto “Sistema Riachuelo”, un’opera infrastrutturale colossale sostenuta anche dalla Banca Mondiale.

    Depurazione delle acque reflue del Riachuelo: tre lotti, ma un unico sistema integrato

    Il Sistema Riachuelo si articola in tre grandi lotti infrastrutturali. Il primo ha previsto la realizzazione dei collettori principali e di tutte le opere necessarie per intercettare le acque reflue e piovane e convogliarle in profondità.

    Ma il cuore pulsante del sistema è il Lotto 2, affidato a Fisia Italimpianti, società leader nel settore water controllata dal Gruppo Webuild, che ha richiesto la costruzione di un impianto di pretrattamento di ultima generazione.

    Il Lotto 3, realizzato dal Gruppo Webuild, consiste invece in un tunnel idraulico, scavato a 40 metri di profondità sotto il letto del Río de la Plata, di 12 chilometri di lunghezza e dotato di 34 diffusori verticali (“risers”) che permettono il rilascio controllato delle acque trattate a largo fiume.

    Il Lotto 2 si sviluppa nell’area portuale di Avellaneda, a sud di Buenos Aires. È qui che le acque di scarico, convogliate a 40 metri di profondità, vengono sollevate da una stazione di pompaggio con una capacità di 36 m³/sec e avviate al pretrattamento.

    Il processo è diviso in due fasi:
    1. Nella prima vengono eliminati i detriti solidi.
    2. Nella fase successiva, attraverso l’impiego di microbolle d’aria in 32 canali areati, vengono separati dall’acqua le sabbie, gli oli e i grassi.

    Una volta trattata, l’acqua è rilanciata nella camera di carico e immessa nel tunnel per essere convogliata al Río de la Plata. Nel complesso il sistema è in grado di trattare 2,3 milioni di metri cubi di acque reflue al giorno, con una portata media di 27 m3 al secondo.

    Una nuova infrastruttura fognaria per 1,5 milioni di persone: un passo avanti verso la sostenibilità ambientale

    benefici ambientali, economici e sociali che deriveranno dal Sistema Riachuelo sono di vasta portata.

    Oltre al trattamento diretto del fiume, per la prima volta dopo 70 anni il progetto ha previsto anche un ampliamento del sistema fognario dell’area metropolitana di Buenos Aires, consentendo a 1,5 milioni di nuovi utenti di accedere alla rete, e in questo modo riducendo drasticamente i rischi sanitari legati all’inquinamento idrico e migliorando i servizi in 14 comuni della città.

    Nel complesso, il “Sistema Riachuelo” risponde agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, promuovendo la protezione degli ecosistemi acquatici e terrestri, migliorando la qualità della vita urbana e contribuendo ai progressi contro il cambiamento climatico.

    L’intera opera è stata riconosciuta come esempio concreto di infrastruttura resiliente e sostenibile, replicabile in altri contesti urbani ad alto tasso di urbanizzazione e stress ambientale.

    A cura di Newsletter Webuild Business Monthly News