Categoria: Ambiente

  • Valutazione della Direttiva RAEE

    Ulteriore approfondimento sul recente Studio della Commissione europea per la valutazione della direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in vista della prossima revisione della Direttiva RAEE che dovrebbe essere prevista nel nuovo Circular Economy Act, atteso per il prossimo anno. 

    La valutazione è stata condotta dalla Commissione anche grazie ad una serie di consultazioni e incontri a cui ha preso parte anche ASSORAEE/Assoambiente. I principali risultati contenuti nella valutazione riguardano la raccolta (che stenta a decollare), il riciclo (che è piuttosto limitato e con pochi impianti in grado di garantire elevati livelli qualitativi), l’ambito di applicazione e gli schemi EPR. 

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/295/SAEC-EUR/CS del 30.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • RENAP – Obbligo comunicazione dati pneumatici per produttori

    Il MASE ha pubblicato sul sito del RENAP (Registro Nazionale dei Produttori) un comunicato relativo alle modalità di comunicazione a cui sono tenuti i sistemi individuali e le forme associate di gestione dei PFU.  

    In particolare viene segnalato che, a decorrere dal 15 luglio 2025, sono aperte le prime comunicazioni al RENAP da parte dei produttori e importatori di pneumatici soggetti agli obblighi di gestione dei PFU. 

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/294/SAEC-NOT/CS del 30.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • OdG prossima seduta VIA-VAS e Plenaria CTVA

    D’ordine della Presidente  e della Coordinatrice della Commissione VIA-VAS, si informa della prossima calendarizzazione dei lavori della Commissione.

    ODG Plenaria n. 26 prot. 11313 del 30/07/2025

    ODG SCVIA n. 30 prot. 11314 del 30/07/2025

    ODG VAS n. 8 prot. 11233 del 29/07/2025

    A cura di Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sezione Valutazioni e autorizzazioni ambientali – va.mite.gov.it

  • È vero che le nuove specie di pesci sempre più presenti nei nostri mari sono una spia importante del cambiamento climatico?

    Sì, perché con circa 700 specie ittiche e un tasso di riscaldamento tre volte più veloce di quello dell’Oceano, il Mediterraneo è un hot-spot sia di biodiversità sia del cambiamento climatico

    Cosa verifichiamo

    Negli ultimi decenni molte specie si sono spinte verso i poli aumentando il rischio di estinzione, mentre l’arrivo di nuove specie esotiche erbivore come il pesce coniglio sta causando il fenomeno della desertificazione marina. Inoltre, diverse specie hanno ampliato la loro distribuzione geografica nel Mediterraneo: si tratta di un fenomeno, indicato come meridionalizzazione, che coinvolge diverse specie ittiche native, come il pesce pappagallo mediterraneo e la donzella pavonina, che si sono spinte verso nord rispetto alla loro originale distribuzione geografica. È stato poi rilevato il fenomeno della tropicalizzazione, vale a dire la presenza di pesci non autoctoni di origine tropicale che si prevede diventino sempre più abbondanti nel Mediterraneo per effetto del riscaldamento globale (nel 2002 erano 90, di cui 59 dal Mar Rosso, mentre nel 2020 le specie esotiche sono arrivate a 188 di cui 106 provenienti dal Canale di Suez, per un totale di 76 specie stabili).


    L’analisi

    “Le prime prove dell’espansione verso nord di alcune specie ittiche risalgono agli anni ’90. Il fenomeno è avvenuto un decennio dopo la rilevazione di un netto aumento della temperatura e di importanti cambiamenti nella circolazione dell’acqua nel Mar Mediterraneo”, sottolinea Federica Pannacciulli, della Divisione Enea Impatti Antropici e del Cambiamento Climatico sul Territorio.

    Per mappare la presenza di nuove specie nel Mar Mediterraneo, un team di ricercatori internazionali coordinati dal biologo marino Ernesto Azzurro dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Cnr, in collaborazione con esperti del Centro Ricerche Enea di Santa Teresa (La Spezia), ha creato “ClimateFish” (1), il primo database open access che fornisce informazioni sulla presenza nel Mediterraneo di 15 specie di pesci considerate come ‘sentinelle’ (2) del cambiamento climatico. Nel database figurano sette specie autoctone, selezionate per l’ampia distribuzione, la sensibilità alle condizioni di temperatura e per la facile identificazione, e otto specie esotiche provenienti dal Mar Rosso (3).

    “Grazie a campionamenti subacquei sono stati censiti, nel corso di 13 anni, oltre centomila esemplari delle 15 specie target, in oltre 3mila aree di sette Paesi del bacino del Mediterraneo. Le più rappresentate sono le specie autoctone donzella pavonina e salpa, anche se quest’ultima è andata registrando una diminuzione in quantità e in distribuzione geografica dovuta con tutta probabilità all’aumento delle temperature e alla competizione con erbivori tropicali”, spiega Pannacciulli.

    Al momento, le specie esotiche sono ancora sottorappresentate nel database e la loro presenza è concentrata per lo più nel settore orientale del Mediterraneo dove il fenomeno del riscaldamento è particolarmente accelerato, come ad esempio l’area a sud di Creta (+1,65 gradi centigradi). “Ma il loro numero è destinato a crescere nei prossimi anni a causa dell’aumento della temperatura provocato dai cambiamenti climatici”, aggiunge Pannacciulli. Oltre ai censimenti subacquei condotti per ClimateFish, per meglio comprendere gli effetti dei cambiamenti nell’ecologia marina del Mediterraneo, il team internazionale di ricercatori ha intervistato, in 95 località di nove diversi Paesi europei, oltre 500 pescatori, di età compresa tra i 28 e gli 87 anni, con più di 10 anni di esperienza individuale e oltre 15mila anni complessivi di osservazione del mare.

    Agli intervistati è stato chiesto di menzionare la specie che è aumentata in abbondanza o percepita come nuova, cioè mai osservata prima, nelle loro zone di pesca. Complessivamente, gli intervistati hanno menzionato principalmente 75 specie, sia autoctone che esotiche, adattate al caldo. I due terzi delle specie non autoctone rilevate sono stati il pesce palla maculato e il pesce flauto. Tra le specie autoctone maggiormente in espansione verso nord sono stati registrati il pesce serra e il barracuda mediterraneo.

    Conclusioni
    Le nuove specie di pesci che sono sempre più frequenti nei nostri mari sono una spia importante del cambiamento climatico perché, con circa 700 specie ittiche e un tasso di riscaldamento tre volte più veloce di quello dell’Oceano, il Mediterraneo è un hot-spot sia di biodiversità sia del cambiamento climatico.
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    (1) Il progetto ‘ClimateFish’ è stato avviato inizialmente dal programma internazionale ‘CIESM Tropical Signals’ (finanziato dalla Fondazione Alberto II di Monaco) e successivamente sostenuto dall’Interreg Med Programme, cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale.
    (2) Epinephelus marginatus (cernia bruna), Thalassoma pavo (donzella pavonina), Sparisoma cretense (pesce pappagallo), Sarpa salpa (salpa), Serranus scriba (sciarrano), Serranus cabrilla (perchia) e Caranx crysos (carango dorato).
    (3) Fistularia commersonii (pesce flauto), Siganus luridus (pesce coniglio scuro), Siganus rivulatus (sigano marezzato), Pterois miles (pesce scorpione), Stephanolopis diaspros (monacanto reticolato), Parupeneus forsskali (triglia di Forskkal), Pempheris rhomboidea e Torquigener flavimaculosus (pesce palla).

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    A cura di Redazione ANSA

  • Valutazione della Direttiva RAEE

    Ulteriore approfondimento sul recente Studio della Commissione europea per la valutazione della direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche in vista della prossima revisione della Direttiva RAEE che dovrebbe essere prevista nel nuovo Circular Economy Act, atteso per il prossimo anno. 

    La valutazione è stata condotta dalla Commissione anche grazie ad una serie di consultazioni e incontri a cui ha preso parte anche ASSORAEE/Assoambiente. I principali risultati contenuti nella valutazione riguardano la raccolta (che stenta a decollare), il riciclo (che è piuttosto limitato e con pochi impianti in grado di garantire elevati livelli qualitativi), l’ambito di applicazione e gli schemi EPR. 

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/295/SAEC-EUR/CS del 30.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Protocollo d’intesa AGCM – GPDP

    Il protocollo definisce il quadro della collaborazione tra le due istituzioni. L’obiettivo è quello di perseguire una più efficace azione in ambiti attinenti alle rispettive sfere di attività e di interesse comune.

    Il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Roberto Rustichelli, e il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che definisce il quadro della collaborazione tra le due istituzioni. L’obiettivo dell’accordo è quello di perseguire una più efficace azione delle due Autorità in ambiti attinenti alle rispettive sfere di attività e di interesse comune attraverso il coordinamento dei propri interventi in casi particolari in cui è rilevante il trattamento e l’utilizzo dei dati di carattere personale.

    In particolare, AGCM e Garante Privacy coopereranno attraverso segnalazioni reciproche laddove, nell’ambito di procedimenti di rispettiva competenza, emergano ipotesi di violazione di norme di competenza dell’altra Autorità. Inoltre, si scambieranno reciprocamente e periodicamente informazioni sulle linee generali di intervento, sulle attività svolte nell’esercizio delle rispettive competenze, sui procedimenti avviati in relazione a casi di interesse comune e sul relativo esito. L’Antitrust e il Garante Privacy potranno anche collaborare svolgendo insieme indagini conoscitive ed elaborando segnalazioni congiunte al Parlamento e al Governo su materie di interesse comune. Infine, le due Autorità potranno consultarsi nell’ambito di istruttorie avviate ai sensi della disciplina di riferimento.

    Per la realizzazione e il coordinamento delle attività di interesse comune verrà istituito un Tavolo tecnico – composto dai responsabili degli uffici competenti in relazione alle materie trattate – che si riunirà quando sarà ritenuto opportuno ed esaminerà, oltre alle questioni relative alle attività delle due Istituzioni, anche profili di natura tecnica relativi all’attuazione, modifica e integrazione del Protocollo.

    Con il Protocollo, che ha la durata di tre anni, AGCM e Garante Privacy si impegnano anche a organizzare incontri periodici su materie di interesse comune e a promuovere campagne di informazione e attività formative. 

    Link al Comunicato.

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  • Seminario TIFORMA sul ARERA Qualità tecnica rifiuti – 23 settembre 2025 ore 10:00

    TIFORMA (società di formazione e consulenza) ha organizzato un seminario (videoconferenza) di interesse per il comparto dal titolo “Qualità Tecnica Rifiuti: Aggiornamento della qualità tecnica nel settore dei rifiuti urbani e semplificazioni al TQRIF” previsto per il 23 settembre 2025 dalle 10:00 alle 13:30.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/290/SAEC-ARE/PE del 29.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Interpello MASE su impiego codice EER terre e rocce

    Il MASE nella risposta all’interpello avanzato dalla Città Metropolitana di Roma in merito al recupero ambiente (R10) effettuato direttamente con il rifiuto EER 170504 sottolinea che non è condivisibile l’interpretazione secondo cui questo tipo di recupero di tale rifiuti non sia più consentito. 

    Il MASE ribadisce che per la produzione di aggregato recuperato da impiegare in interventi di recupero ambientale l’impianto di recupero rifiuti deve essere autorizzato, ai sensi del D.M. 127/2024, mediante la procedura ordinaria di cui all’articolo 208 del D.lgs. 152/2006, diversamente, il recupero ambientale di un sito mediante l’utilizzo dei rifiuti rientranti nella tipologia 7.31-bis del D.M. 5 febbraio 1998 segue la procedura semplificata di cui agli articoli 214 e 216 del D.lgs. n. 152/2006.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/288/SAEC-NOT/CS del 28.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

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  • ANAC – Raccolta e trasporto rifiuti, gara da annullare per presenza di varie illegittimità

    L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) con la delibera n. 284 del 23 luglio 2025 ha deliberato l’annullamento, per varie criticità riscontrate, di tutti gli atti di gara (bando, disciplinare di gara e atti conseguenziali medio tempore eventualmente adottati) riguardante la gara per l’affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani differenziati e servizi di igiene urbana. 

    Tra i profili illegittimi per ANAC: obbligo di dimostrare il possesso delle certificazioni di qualità, quale requisito di partecipazione, a pena di esclusione, già in fase di gara, comprova di un fatturato specifico maturato nell’arco di un triennio (e non decennio) e obbligo di dimostrare il possesso di un deposito/cantiere funzionale all’espletamento del servizio in assegnazione.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/287/SA-GIU/PE del 28.07.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

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  • Nuova classificazione dei rifiuti di batterie

    La nuova normativa europea (Decisione 2025/934/Ue), entrata in vigore il 9 giugno 2025, introduce importanti cambiamenti nella classificazione e gestione dei rifiuti di batterie che si applicherà dal 9 novembre 2026.

    La nuova decisione è stata prevista dal Regolamento (UE) 2023/1542 (Regolamento Batterie) che ha espressamente delegato alla Commissione Europea il compito di aggiornare l’elenco dei codici dei rifiuti per allinearlo alle nuove esigenze di classificazione delle batterie.

    Le novità riguardano:

    • Nuovi codici per le batterie ed i rifiuti di batterie e l’integrale riscrittura del capitolo 1606;
    • Nuovi codici pericolosi ad hoc per identificare le frazioni intermedie dal trattamento dei rifiuti delle batterie denominate “massa nera” e divieto di esportazione verso Paesi non Ocse;
    • Nuovo codice specifico per la raccolta differenziata urbana delle batterie a base di litio;
    • Soppressione dei codici EER 190211, 200133 e 200134.

    La “massa nera” (Black Mass) è una polvere scura, ricca di metalli (litio, cobalto, nichel, manganese, grafite), che si ottiene dalla frantumazione e dal primo trattamento meccanico delle batterie a fine vita, in particolare quelle al litio.

    Finora, non esisteva un codice EER specifico. Veniva spesso classificata con codici generici, a volte come rifiuto non pericoloso, creando ambiguità e rischi ambientali.

    La decisione introduce codici EER specifici e pericolosi per la massa nera. Questo significa che sarà identificata in modo univoco come rifiuto pericoloso. La classificazione come rifiuto pericoloso attiva il divieto di esportazione verso Paesi non appartenenti all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), come previsto dal Regolamento UE sulle spedizioni di rifiuti.

    L’obiettivo è duplice:

    1. Evitare che materiali potenzialmente dannosi vengano smaltiti in Paesi con standard ambientali meno rigorosi.

    2. Mantenere all’interno dell’UE materie prime critiche preziose (contenute nella massa nera) per favorire l’economia circolare.

    Il capitolo 16 06 (“Batterie ed accumulatori”) non viene solo aggiornato, ma completamente riscritto. Questo implica che tutti gli operatori del settore (produttori, gestori di rifiuti, impianti di trattamento) dovranno rivedere le loro procedure di classificazione.

    I codici che vengono eliminati sono:

    o 20 01 33*: Rifiuto urbano pericoloso relativo a batterie e accumulatori

    o 20 01 34: Rifiuto urbano non pericoloso relativo a batterie e accumulatori

    o 19 02 11*: Rifiuto pericoloso generico derivante da trattamenti specifici

    La loro eliminazione è una conseguenza logica della creazione di codici molto più specifici nel nuovo capitolo 16 06, che rendono superflue queste voci generiche.

    La norma stabilisce che intere categorie di batterie, una volta diventate rifiuto, siano automaticamente classificate come pericolose, senza necessità di ulteriori analisi. Questo riguarda:

    • Tutti i rifiuti di batterie al Litio (es. Ioni di Litio, Litio-Polimero, ecc.);
    • Rifiuti di batterie al Nichel-Zinco (Ni-Zn);
    • Rifiuti di batterie al Sodio-Zolfo (Na-S);
    • Rifiuti di batterie Alcaline (es. le comuni stilo e ministilo).

    L’introduzione di un nuovo codice specifico per la raccolta differenziata urbana delle batterie al litio ha un’importante conseguenza pratica: i Comuni e le aziende di igiene urbana dovranno gestire i rifiuti di batterie al litio (provenienti da cellulari, PC, power bank, piccoli elettrodomestici) con un flusso separato e tracciato, identificato da un codice di rifiuto pericoloso dedicato. Questo migliora la sicurezza (riducendo il rischio di incendi nei centri di raccolta) e la tracciabilità per il successivo riciclo.

    In sintesi, la nuova normativa aumenta il livello di dettaglio e di rigore nella gestione dei rifiuti di batterie, allineando la classificazione legale alla reale composizione chimica e pericolosità dei materiali, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza, la tracciabilità e promuovere un’economia circolare all’interno dell’UE.

    Per maggiori informazioni, consultare il sito della Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

    A cura di www.ecocamere.it