Categoria: Ambiente

  • Al via il secondo scaglione di iscrizione al R.E.N.T.RI., Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti!

    Dal 15/06/2025 al 14/08/2025 è scattato il secondo scaglione dei soggetti obbligati all’iscrizione al R.E.N.T.Ri

    • Chi sono i soggetti obbligati ad iscriversi nel secondo scaglione?

    Gli enti o imprese produttori di rifiuti speciali pericolosi e di alcune tipologie di rifiuti speciali non pericolosi (derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali, da trattamenti effettuati sulle acque, da depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi) con più di 10 e fino a 50 dipendenti (compresi) sono tenuti ad iscriversi al Registro elettronico nazionale per la tracciabilità rifiuti dal 15/06/2025 al 14/08/2025.

    In caso abbiate necessità di supporto, vi invitiamo a prendere contatti con i nostri uffici, saremo lieti di fornirvi tutte le informazioni necessarie e di farvi avere offerta dedicata per assistervi in questo nuovo percorso.

    Link per le slide di iscrizione al RENTRI: https://www.rentri.gov.it/default/media/formazione/Procedura_Iscrizione_ciclo2025.pdf

    Tutorial di iscrizione al RENTRI:

    Link per le tempistiche di iscrizione ed adempimenti al RENTRI:

    https://www.rentri.gov.it/default/media/formazione/tempistiche-di-iscrizione-ed-adempimenti.pdf

  • Il caso Cipro e la sete d’estate: la dissalazione contro la crisi idrica globale

    La crisi idrica nell’isola del Mediterraneo riapre il dibattito sugli investimenti necessari per il mantenimento delle reti idriche e per la costruzione di nuovi dissalatori.

    L’estate è alle porte e Cipro si trova a corto di acqua. Dopo il secondo inverno più secco degli ultimi decenni (i livelli di acqua nelle 108 dighe del Paese sono scesi a meno di un quarto della loro capacità), l’isola del Mediterraneo si trova ad affrontare una delle peggiori crisi idriche degli ultimi anni, complice anche l’arrivo dell’estate e quindi della stagione turistica, con milioni di visitatori che mettono sotto pressione un sistema idrico già fragile.

    Ecco perché, proprio per fronteggiare l’emergenza, il governo cipriota ha annunciato un piano straordinario che punta soprattutto sugli impianti di dissalazione, in grado di trattare l’acqua del mare per il fabbisogno idrico.

    Da qui la decisione di stanziare 3 milioni di euro nei prossimi due anni per aiutare gli hotel a costruire i propri impianti, mentre altri 8 milioni serviranno a manutenere le reti idriche che attualmente registrano perdite fino al 40% dell’acqua trasportata.

    Agli interventi infrastrutturali si aggiunge poi una serie di atti amministrativi per le semplificazioni burocratiche degli iter di approvazione alla realizzazione di nuovi dissalatori.

    Ad oggi Cipro dispone di quattro dissalatori permanenti, ciascuno con una capacità di 235.000 metri cubi al giorno. Per ottobre è prevista l’entrata in funzione di altri quattro impianti mobili, che produrranno ulteriori 30.000 metri cubi di acqua potabile al giorno, dando un contributo importante alla lotta del Paese contro l’emergenza idrica.

    Dissalazione, una risposta alla crisi idrica globale

    La situazione di Cipro non è un caso isolato e la crisi idrica che vive la piccola isola del Mediterraneo riguarda anche altri Paesi.

    Secondo l’Onu nel mondo la scarsità d’acqua colpisce oltre 2 miliardi di persone, e in molti sono convinti che proprio la dissalazione sia la risposta a questo problema.

    Per l’International Desalination Association, oggi sono attivi circa 16.000 impianti di dissalazione in 177 Paesi, con una capacità produttiva complessiva di 95 milioni di metri cubi al giorno.

    In Europa esistono 2.352 impianti, cui solo l’8% di grandi dimensioni, che producono il 69% del volume totale di acqua dissalata di tutto il continente.

    La Spagna è il leader nel settore, con 765 impianti che producono 5 milioni di metri cubi di acqua al giorno, pari al 68% di tutta la produzione di acqua dissalata in Europa. Seguono l’Italia (9%), Cipro (8%), Malta (5%) e Grecia (3%).

    L’esempio dei dissalatori nella Penisola Arabica

    La Penisola Arabica è sicuramente un laboratorio globale della dissalazione e oggi la sua sopravvivenza idrica si lega sicuramente alla diffusione di questa tecnologia. Qui si concentra infatti oltre il 50% della capacità mondiale di dissalazione.

    Secondo i dati del Global Water Intelligence, l’Arabia Saudita è il maggiore produttore mondiale di acqua dissalata, con una capacità installata superiore a 7,6 milioni di metri cubi al giorno, coprendo circa il 70% del suo fabbisogno idrico urbano. Seguono gli Emirati Arabi Uniti, con una capacità di quasi 6 milioni di metri cubi al giorno, e il Kuwait, dove oltre il 90% del fabbisogno idrico del Paese si ottiene con gli impianti di dissalazione.

    Anche altri Paesi come il Qatar, il Bahrein e l’Oman fanno affidamento su questa tecnologia per la quasi totalità del proprio approvvigionamento idrico.

    Tra i progetti più importanti della Penisola Arabica figurano l’Impianto di Ras Al-Khair in Arabia Saudita, capace di trattare oltre 1 milione di metri cubi al giorno, così come quello di Shoaiba, realizzato grazie al contributo di Fisia Italimpianti, controllata del Gruppo Webuild e tra i leader internazionali del settore.

    Da Dubai al mondo, l’eccellenza nelle infrastrutture e nei dissalatori contro la scarsità idrica

    Fisia Italimpianti è uno dei leader globali nel settore della dissalazione. Con quasi 100 anni di esperienza, ha realizzato impianti che producono complessivamente 4,5 milioni di metri cubi di acqua trattata al giorno, servendo circa 20 milioni di persone.

    Tra gli impianti realizzati, anche il Jebel Ali M a Dubai, composto da otto unità di dissalazione, ciascuna con una capacità di 80.000 metri cubi al giorno, per un totale di 636.400 m3/giorno.

    Fisia Italimpianti ha realizzato impianti anche in Arabia Saudita, Oman, Qatar e Bahrain, contribuendo significativamente alla sicurezza idrica di queste regioni.

    A cura di Newsletter Webuild Business Monthly News

  • Trasporti via mare in UE: verso una navigazione più sostenibile

    Il trasporto marittimo è uno dei fattori che maggiormente influenzano la salute dei mari nell’Unione Europea. Nel percorso di transizione verso la sostenibilità di questo settore sono stati compiuti importanti progressi, come la riduzione delle emissioni di zolfo, la diminuzione dei livelli di rifiuti marini, generati anche dalle attività di pesca, l’aumento delle segnalazioni delle consegne di rifiuti da parte delle navi e la diminuzione del numero di specie esotiche invasive negli ecosistemi marini.

    Tuttavia, come emerge dalla seconda edizione dell’European Maritime Transport Environmental Report (EMTER), pubblicata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) in collaborazione con l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA), le sfide da affrontare restano complesse e urgenti ed è essenziale un impegno costante per mantenere questo slancio: il mare, risorsa vitale per l’economia e per l’ambiente, ha bisogno di una gestione più responsabile e l’Unione Europea ha il compito, e l’opportunità, di guidare questo cambiamento a livello globale.

    Le conseguenze sull’atmosfera

    In Ue il settore marittimo rappresenta il 14,2% delle emissioni di CO2 derivanti dai trasporti, meno del settore stradale e quasi pari a quello dell’aviazione: le emissioni sono aumentate ogni anno dal 2015 (ad eccezione del 2020), raggiungendo 137,5 milioni di tonnellate nel 2022, l’8,5% in più rispetto al 2021.

    Le emissioni di metano (CH4) prodotte dal trasporto marittimo, almeno raddoppiate tra il 2018 e il 2023, costituiscono invece il 26% delle emissioni totali di questo tipo per quanto riguarda i trasporti.

    Una nota positiva arriva dalle emissioni di ossido di zolfo (SOx), che sono diminuite del 70% dal 2014, principalmente grazie all’implementazione delle aree di controllo (SECA) nell’Europa settentrionale, mentre le emissioni di ossidi di azoto (NOx), che contribuiscono all’inquinamento atmosferico e all’eutrofizzazione, sono aumentate significativamente nel periodo 2015-2023, con una media del 10% in tutta l’Ue.
     


    Gli effetti sulla biodiversità
    Il trasporto marittimo contribuisce all’inquinamento delle acque attraverso l’emissione di sostanze pericolose, come le fuoriuscite di petrolio, ma anche le acque grigie, aumentate del 40% dal 2014 al 2023, soprattutto a causa delle navi da crociera, i rifiuti dei sistemi di depurazione dei gas di scarico (ECGS) e le acque di sentina, una miscela di infiltrazioni d’acqua, oli e altri liquidi che si accumulano nella parte più bassa dello scafo.

    Fondamentale è anche la corretta gestione delle acque di zavorra, che le navi pompano a bordo per mantenere la stabilità e l’assetto durante il viaggio, specialmente quando non sono a pieno carico, per poi scaricarle nel porto di destinazione, spesso insieme a organismi acquatici che possono diventare specie aliene invasive, minacciando la biodiversità marina. 

    A questo proposito, secondo il report, il numero di NIS (specie non indigene) introdotte nelle acque europee da parte del trasporto marittimo continua ad aumentare, mentre l’introduzione di IAS (specie aliene invasive) ha raggiunto il picco tra il 2000 e il 2005 e da allora è andata diminuendo.

    Grazie alla convenzione internazionale per la gestione delle acque di zavorra, in vigore dal 2017, nel 2023 il 31% delle navi era in possesso di un certificato internazionale per gestirle, mentre il 23% disponeva di sistemi conformi.

    Il trasporto marittimo incide sulla biodiversità anche attraverso altre attività quali l’espansione dei porti, il dragaggio e l’ancoraggio, che interessano il 27% dei fondali marini vicini alle coste europee e causano perturbazioni fisiche o perdita di habitat. Si è riscontrato anche un notevole aumento dei rischi di collisione delle navi con la fauna marina, soprattutto balene e tartarughe, all’interno delle aree protette Natura 2000.
     

    Consegna e raccolta dei rifiuti

    Per quanto riguarda il conferimento dei rifiuti delle navi nei porti dell’UE, il 2023 è stato il primo anno in cui è avvenuta la segnalazione dei dati, ai sensi della direttiva europea 883/2019, che ha fornito informazioni sui volumi e sui tipi di scarti, in maggioranza rifiuti oleosi e spazzatura, seguiti dalle acque reflue. Rotterdam, Anversa e Copenaghen hanno gestito i volumi più elevati, evidenziando il ruolo che i porti svolgono all’interno di un processo di economia circolare.

    A livello quantitativo la pesca e il trasporto marittimo contribuiscono rispettivamente all’11,2% e all’1,8% dei rifiuti marini, con una diminuzione del 50% nell’ultimo decennio. Tuttavia, permangono sfide nella lotta all’inquinamento da plastica, tra cui il rilascio di pellet di questo materiale da container dispersi.

    Sostenere la transizione sostenibile

    Per accelerare la transizione del trasporto marittimo verso la sostenibilità, l’UE ha introdotto diverse normative nell’ambito del Green Deal. Tra queste, il pacchetto Fit for 55, che ha esteso a questo settore il sistema di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra (EU ETS). Le compagnie di navigazione restituiranno quote per una parte delle loro emissioni secondo questa tempistica: il 40% di quelle verificatesi nel 2024, il 70% nel 2025 e il 100% nel 2026.
     

    Inoltre, il regolamento FuelEU Maritime stabilisce che l’intensità media annua dei gas a effetto serra dell’energia usata a bordo delle navi dovrà essere ridotta, rispetto al valore di riferimento del 2020, di almeno il 2% entro il 2025, del 6% entro il 2030 e, poi, su base quinquennale, fino all’80% entro il 2050.
     

    In questo contesto il consumo di combustibili fossili deve essere limitato, mentre bisogna promuovere l’uso dell’energia rinnovabile, orientando l’innovazione nel campo dei biocarburanti avanzati e dei carburanti rinnovabili di origine non biologica.
    Articolo scritto da Emanuele Bompan e Maria Carla Rota – Blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

  • REACH: aumentano le restrizioni sui prodotti chimici

    Il 3 giugno 2025 è stato aggiornato l’allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH), contenente l’elenco delle sostanze soggette a restrizione all’immissione sul mercato europeo.

    Quali sostanze sono state aggiunte all’allegato XVII?

    L’allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006, contenente l’elenco delle sostanze soggette a restrizione all’immissione sul mercato europeo, è stato revisionato da un provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea il 3 giugno 2025. La revisione ha introdotto limitazioni per due sostanze classificate ai sensi del Regolamento CLP come “tossiche per la riproduzione” e “tossicità acuta”:

    • N,N-dimetilacetammide (DMAC)
    • 1-etilpirrolidin-2-one (NEP)

    Le sostanze DMAC e NEP sono attualmente utilizzate in vari settori industriali e professionali, tra cui la produzione di fibre sintetiche, l’industria farmaceutica e agrochimica, rivestimenti e smalti. L’uso, la produzione e commercializzazione dei due solventi sono limitati, con cadenze progressive, a partire dal 23/12/2026.

    Cosa deve fare un’azienda dopo l’aggiornamento dell’allegato XVII del REACH

    A seguito della modifica normativa, le imprese sono tenute a:

    • Verificare la presenza di DMAC o NEP nei propri processi o in quelli dei fornitori.
    • Identificare le scadenze entro cui dismettere l’uso, la produzione o la commercializzazione delle sostanze.
    • Valutare soluzioni alternative, al fine di garantire la continuità e la sicurezza delle attività produttive.

    Dove trovare l’elenco aggiornato delle sostanze soggette a restrizione?

    La lista completa delle sostanze in restrizione secondo l’Unione europea è consultabile nell’allegato XVII del Regolamento REACH.

    Al seguente link è possibile scaricare l’allegato XVII del Regolamento REACH

    A cura di Anna Cavaggion di Progetto Qualità e Ambiente S.r.l.

  • ALBO GESTORI AMBIENTALI – Deliberazioni 4 e 5 del 20 maggio 2025

    L’Albo conforma la sua disciplina a quanto disposto dalla Legge n. 166/2024 secondo la quale “le operazioni di deposito preliminare alla raccolta e di trasporto effettuate dal distributore e dal soggetto da esso incaricato non sono subordinate all’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali, di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” e abroga tutti i riferimenti relativi alla categoria 3-bis contenuti in suoi precedenti provvedimenti.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/214/SAEC-ALB/LE del 06.06.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

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  • Regolamento verifica assorbimenti carbonio – Aperta consultazione

    La Commissione europea ha pubblicato una bozza di Regolamento sulla verifica/certificazione degli assorbimenti di carbonio recante le regole sui processi di certificazione, sugli organismi di certificazione e sulle modalità di conduzione degli audit. Tale bozza di Regolamento è stata posta in consultazione a tutti i soggetti interessati fino al 1° luglio 2025.

    Attesi contributi.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/215/SAEC-EUR/CS del 06.06.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Pesca sostenibile, una sfida globale: salvare il mare partendo dalla tavola

    L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, una ricorrenza proposta dal Canada in occasione dell’Earth Summit del 1992 a Rio de Janeiro e riconosciuta dall’ONU nel 2008, che oggi è arrivata a coinvolgere una rete di oltre 2.000 organizzazioni in oltre 180 Paesi. Un’occasione globale per riflettere sul legame profondo, e spesso trascurato, tra la salute del mare e la nostra vita quotidiana. Gli oceani, che coprono il 70% della superficie terrestre, producono oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbono circa un terzo della CO₂ prodotta dalle attività umane e rappresentano una fonte primaria di sostentamento per miliardi di persone. Ma il loro equilibrio è fortemente minacciato: sovrasfruttamento delle risorse ittiche, inquinamento da plastica, acidificazione delle acque e riscaldamento climatico stanno alterando ecosistemi delicatissimi. 

    Il tema del World Ocean Day 2025?

    “Catalizzare l’azione per i nostri oceani e il clima. Insieme stiamo facendo crescere il movimento per una società più sostenibile e un pianeta blu sano”. Un messaggio chiaro: se vogliamo che il mare continui a nutrirci e a proteggerci, dobbiamo – tutte e tutti, ognuno per la propria parte – cambiare il nostro rapporto con le sue risorse.  

    A livello globale l’obiettivo è quello definito dall’Agenda ONU 2030 al Goal 14: “Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine”. All’interno di questo orizzonte, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità nel 2022 (COP15 di Montreal), è stato lanciato il Piano 30×30, che mira a proteggere il 30% della superficie terrestre e marina entro il 2030, e poi nel giugno 2023 è stato firmato il Trattato sull’alto mare (accordo BBNJ), poi adottato anche dall’Ue. Nel 2024, inoltre, la Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO ha pubblicato dieci White Paper, dedicati ad altrettante sfide per il Decennio del mare.  
     
    Tra i temi centrali per la difesa degli oceani c’è quello della pesca sostenibile, fondamentale per garantire la salute degli ecosistemi marini e la sicurezza alimentare delle generazioni future, come spiega Massimo Bellavista, membro del Comitato Scientifico di Ecomondo per la Blue Economy e  Responsabile Pesca e Acquacoltura Emilia-Romagna per Legacoop.  
     


    Quali sono i dati attuali sulla pesca?  

    << La FAO registra nel 2022 una produzione globale di animali acquatici da record con 185 milioni di tonnellate ed un incremento del 4% rispetto al 2020. Per la prima volta, inoltre, l’acquacoltura ha superato la pesca di cattura con 94 milioni di tonnellate contro 91 milioni. La produzione da acque marine ha rappresentato il 62% del totale, mentre quella da acque interne il 38%.>>

    Qual è la situazione in Europa e in Italia? 

    << Secondo il Fleet Register (la banca dati europea, ndr), la flotta Ue conta 70.986 imbarcazioni, che impiegano direttamente 119.702 pescatori.
    Purtroppo, si evidenzia sempre più la dipendenza europea dalle importazioni extra Ue, che in Italia coprono il fabbisogno ittico per oltre il 70%. Da tempo si chiede alle istituzioni europee di avviare il processo di rinnovo totale della flotta, perché non è pensabile sostenere la transizione energetica ed ecologica con una flotta del secolo scorso. Per quanto riguarda l’Italia, i nostri pescatori e allevatori sono davanti a sfide importanti legate ai cambiamenti climatici, all’inquinamento marino e alla concorrenza internazionale. Un esempio è l’emergenza del granchio blu, che ha messo in ginocchio intere comunità, azzerando la produzione di vongole veraci nel Delta del Po.>>


    Quando si parla di pesca sostenibile, quali sono i diversi aspetti da tenere in considerazione?  

    << Le politiche sulla pesca sostenibile mirano a mantenere le popolazioni ittiche a livelli sani, a ridurre l’impatto sugli ecosistemi e le specie non bersaglio (bycatch), ma anche a rispettare e preservare le comunità locali e il loro diritto a vivere delle risorse marine. Il pesce è una fonte primaria di proteine per oltre 3 miliardi di persone e l’adozione di pratiche sostenibili può aumentare il pescato annuale globale di 16 milioni di tonnellate, soddisfacendo le esigenze proteiche di 72 milioni di persone in più ogni anno.
    Occorre orientare il settore verso tecniche di pesca selettive e a basso impatto, ma anche assicurarsi che il pesce acquistato sia tracciabile fino alla sua origine, perché questo aiuta a combattere la pesca illegale o non regolamentata. E’ inoltre necessario garantire diritti e condizioni di lavoro eque per i pescatori e sostenere le economie locali, promuove la resilienza delle comunità costiere in Europa. Infine, promuovere l’acquisto responsabile da parte del consumatore, invitandolo a informarsi sulla provenienza e sulle pratiche di pesca, ma anche sulla stagionalità, perché consumare pesce di stagione riduce la pressione su determinate specie e supporta la biodiversità marina.>>  


    C’è anche il tema della riduzione e gestione dei rifiuti nei porti di pesca. 

    << La gestione dei rifiuti nei porti di pesca italiani sta evolvendo grazie a progetti innovativi che promuovono la riduzione, il riutilizzo e il riciclo, in linea con i principi dell’economia circolare, così come nelle comunità costiere e nelle marinerie c’è un impegno crescente verso la sostenibilità, anche se è ancora necessario investire su infrastrutture e tecnologie.
    La collaborazione tra enti pubblici, pescatori e comunità locali è fondamentale per sviluppare strategie efficaci. Tra le diverse iniziative pilota, ci sono per esempio DeFishGear, per la raccolta di dati sui rifiuti pescati nell’Adriatico, e P.Ri.S.Ma. MED2, progetto finalizzato a creare nuove filiere produttive tramite il riciclo di attrezzature dismesse dalle attività di pesca e acquacoltura (reti di cattura e allevamento) e sottoprodotti derivanti da attività di allevamento ittico (gusci di telline, vongole, mitili). E ancora, il progetto di cooperazione europea FishNoWaste, che coinvolge Italia e Croazia, all’interno del quale la cooperativa riminese Lavoratori del Mare è impegnata nell’avviare azioni pilota per la raccolta dei rifiuti pescati in mare, ma anche la sostituzione della plastica con materiali ecocompatibili.>>
     

    numerosi gozzi attraccati al porto


    Un altro tema importante è quello dello sviluppo energetico marino attraverso l’eolico offshore: come integrare le diverse esigenze nel rispetto dei mari? 

    << Integrare lo sviluppo dell’eolico offshore con la tutela degli ecosistemi marini e il rispetto delle attività economiche tradizionali è una sfida complessa, che richiede un approccio multidimensionale e va gestita con attenzione, confronto e condivisione. In Italia l’espansione dell’eolico offshore ha suscitato preoccupazioni tra i pescatori e le comunità costiere.
    Secondo uno studio del Consorzio Mediterraneo per Legacoop Agroalimentare, i nuovi impianti potrebbero ridurre significativamente le aree disponibili per la pesca a strascico, con potenziali perdite occupazionali e impatti economici sulle marinerie locali. È quindi essenziale adottare una pianificazione spaziale marittima che consideri le esigenze di tutti gli attori coinvolti, promuovendo la coesistenza tra le attività energetiche e quelle tradizionali.>>



    A livello istituzionale quali obiettivi ci si è posti? 

    << La Commissione Europea, proprio in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, presenta il “Patto europeo per gli oceani”. Questa iniziativa, inserita dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo programma politico per il periodo 2024-2029, punta a mantenere un oceano sano, resiliente e produttivo, promuovere un’economia blu sostenibile e competitiva, includendo la pesca e l’acquacoltura, sviluppare un’agenda completa per la conoscenza marina, la ricerca, l’innovazione e gli investimenti.>>




    Ci sono esempi virtuosi di pesca sostenibile, che possono fare da modello? 

    << Esistono esempi virtuosi di grande rilevanza nell’adozione di pratiche di pesca sostenibili. Come Legacoop Agroalimentare abbiamo realizzato l’Atlante delle buone pratiche e delle filiere sostenibili della pesca e acquacoltura, la prima raccolta realistica e georeferenziata delle buone pratiche, ma anche delle innovazioni di processo e di prodotto, nei settori della pesca e dell’acquacoltura in Italia e non solo, con riferimento ai nuovi indirizzi Ue esplicitati nel Green Deal e nella strategia Farm to Fork. Per esempio, i soci della cooperativa Pescatori dello Jonio a Porto Cesareo, in provincia di Lecce, hanno adottato un fermo biologico volontario per tutelare le specie marine durante i periodi di crescita, mentre la Cooperativa Fra Pescatori dell’Adriatico a Scardovari, in provincia di Rovigo, ha sperimentato l’uso di reti biodegradabili per la mitilicoltura, riducendo l’impatto ambientale delle attrezzature da pesca.>>

     


    Quali tecnologie innovative si stanno sviluppando? 

    << La pesca sostenibile sta beneficiando di numerose innovazioni tecnologiche che, tramite l’Intelligenza Artificiale e l’automazione, mirano a ridurre l’impatto ambientale, migliorare la tracciabilità e ottimizzare le pratiche di pesca. Questo è il caso delle reti selettive, dotate di sensori, che permettono di catturare solo le specie target, riducendo il bycatch e migliorando la sostenibilità.>>

     



    Anche l’acquacoltura è cruciale per la sicurezza alimentare globale: quali criticità e quali vantaggi presenta? 

    << L’acquacoltura offre un’alternativa alla pesca di cattura, contribuendo a preservare le popolazioni ittiche selvatiche e a soddisfare la crescente domanda di proteine marine. Può fornire alimenti freschi e locali, riducendo le emissioni di carbonio associate al trasporto, e consente di ridurre il consumo di acqua dolce, grazie a tecniche come i sistemi a ricircolo (RAS). Genera inoltre occupazione e sviluppo economico nelle zone costiere e rurali. Occorre però prestare attenzione ad evitare pratiche di acquacoltura intensiva, perché possono causare eutrofizzazione, inquinamento delle acque e danni agli ecosistemi marini.>>

    A cura di Emanuele Bompan e Maria Carla Rota 

    Il blog è un progetto editoriale sviluppato da Ecomondo con Materia Rinnovabile

  • ASSICURAZIONE RISCHI CATASTROFALI: PUBBLICATA LA LEGGE N. 78/2025 DI CONVERSIONE DEL D.L. 39/2025

    Il 30 maggio 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 78 del 27/5/2025, che converte con modificazioni il Decreto-Legge 31 marzo 2025, n. 39, contenente misure urgenti sull’obbligo di assicurazione rischi catastrofali per le imprese italiane, introdotto con la Legge di Bilancio 213/2023.

    È possibile scaricare gratuitamente il testo della legge 78/2025 allegato alla presente news.

    Per approfondire gli step normativi precedenti, rimandiamo alle seguenti news:

    LEGGE 78/2025: PROROGHE DIFFERENZIATE PER LE IMPRESE

    La legge n. 78 pubblicata il 30 maggio 2025 conferma il differimento dei termini per la stipula obbligatoria delle polizze assicurative:

    • 1° ottobre 2025 per le medie imprese;
    • 31 dicembre 2025 per piccole e microimprese;
    • Nessuna proroga per le grandi imprese, per le quali resta valido il termine del 31 marzo 2025, come già stabilito dalla legge 213/2023.

    Rispetto al testo originario del Decreto-Legge n. 39/2025, la legge di conversione modifica i riferimenti normativi per la classificazione dimensionale delle imprese, che non sarà più basata sulla direttiva UE 2023/2775, ma sulla raccomandazione 2003/361/CE del 6 maggio 2003 della Commissione europea.

    NOVITÀ INTRODOTTE DALLA CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 39/2025

    La Legge n. 78/2025 apporta varie integrazioni al Decreto-Legge 31 marzo 2025, n. 39 e alla disciplina prevista dalla Legge di Bilancio 213/2023:

    • Valore dei beni da assicurare: si dovrà considerare il valore di ricostruzione a nuovo per gli immobili, il costo di rimpiazzo per i beni mobili o il ripristino del terreno danneggiato.
    • Esclusione di limiti massimi per le grandi imprese: non si applicano i limiti massimi di premio assicurativo alle grandi imprese e ai gruppi societari in possesso di requisiti di fatturato e numero di dipendenti che stipulano polizze globali di gruppo.
    • Controllo sui prezzi: viene attribuita al Garante per la sorveglianza dei prezzi, in collaborazione con l’IVASS, la funzione di controllo e verifica contro pratiche speculative sui premi assicurativi.
    • Esclusione da indennizzi pubblici: gli immobili non costruiti regolarmente o non sanabili non potranno accedere ad alcuna forma di indennizzo o contributo pubblico in caso di calamità.
    • Tutela per beni di terzi assicurati dall’impresa: qualora un imprenditore assicuri beni di proprietà di terzi utilizzati nella propria attività produttiva, l’indennizzo sarà destinato al proprietario, con obbligo di reinvestimento nelle condizioni originarie del bene. L’imprenditore ha diritto a un indennizzo per lucro cessante per il periodo di interruzione dell’attività di impresa a causa dell’evento catastrofale fino al 40% dell’indennizzo percepito dal proprietario.

    CONTESTO E FINALITÀ

    L’obbligo assicurativo introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 (art. 1, comma 101 della L. 213/2023) nasce per aumentare la resilienza del sistema produttivo italiano rispetto a eventi catastrofali come alluvioni, terremoti e frane. Il regolamento attuativo (DM MEF 30 gennaio 2025, n. 18) aveva già fissato le modalità operative per l’adeguamento dei testi di polizza.

    Tuttavia, il Governo ha ritenuto necessario un differimento dei termini per consentire a micro e piccole imprese – che rappresentano circa il 95% del tessuto imprenditoriale nazionale – di effettuare scelte consapevoli e confrontare adeguatamente le offerte per l’assicurazione rischi catastrofali.

    A cura di www.vegaengineering.com

  • Rischi catastrofali – pubblicata legge di conversione DL 39/2025

    Pubblicata la legge 78/2025 di conversione, con modificazioni, del DL 39/2025, recante misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali che, tra gli altri temi, differisce il termine iniziale di efficacia dell’obbligo assicurativo per le imprese di medie, piccole e micro dimensioni a copertura dei danni ai beni, quali terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale (sismi, alluvioni, frane, inondazioni e esondazioni):

    1. per le imprese di medie dimensioni del 6 maggio 2003, al 1° ottobre 2025;
    2. per le piccole e microimprese al 31 dicembre 2025;

    Il provvedimento inoltre specifica per la determinazione del valore dei beni da assicurare si considera il valore di ricostruzione a nuovo dell’immobile, o il costo di rimpiazzo dei beni mobili o il ripristino delle condizioni del terreno interessato dall’evento calamitoso.

    Per maggiori informazioni si rimanda alla Circolare 2025/204/SAEC-NOT/PE del 03.06.2025 pubblicata sul sito ASSOAMBIENTE.

    A cura di NEWSLETTER ASSOAMBIENTE

  • Neutralità tecnologica e nucleare le sfide. Le rinnovabili? Ormai solo un business. Parla Chicco Testa

    Green Deal, Aree Idonee, transizione elettrica e automotive. L’intervista di Energia Oltre a Chicco Testam presidente di Assoambiente.

    L’Ue deve tornare al principio della neutralità tecnologica, comprendere il nuovo contesto globale e proteggere i settori strategici: automotive e nucleare.

    Al link seguente puoi scaricare l’intervista fatta: https://assoambiente.org/rassegna_stampa_file/OltreEnergia_29maggio.pdf

    A cura di Energia Oltre 2025