Categoria: Ambiente

  • Discarica la Regione ha deciso arrivano i “rifiuti da fuori”

    Accolta la richiesta di Rinascenza, via il vincolo alla sola attività siderurgica. Per i nuovi volumi ammessi anche materiali organici a contenuto odorigeno

    PIOMBINO. Rimateria non esiste più da un pezzo. Ma il suo progetto di ampliamento dei volumi della discarica di Ischia di Crociano, ereditato dalla società privata Rinascenza srl, è vivo e vegeto. Non solo. Con una delibera della giunta regionale della Toscana, proposta dall’assessora regionale all’ambiente Monia Monni e approvata dalla giunta il primo di luglio, è stata modificato il provvedimento conclusivo della Valutazione di impatto ambientale del 2019, nei punti in cui si vincolava la coltivazione del rialzo della discarica ex Lucchini ai soli rifiuti provenienti dalle bonifiche e dalle attività del polo siderurgico di Piombino. Il risultato? Per riempire i nuovi volumi di discarica (pari a 350mila metri cubi) arriveranno rifiuti da fuori, compresi quelli organici ad alto contenuto odorigeno, compresi nella categoria 7.1.c. del decreto ministeriale 27/09/2010. Così, a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale in città, il tema caldo della discarica torna alla ribalta. E, dopo la strana tregua delle urne, torna il tempo delle polemiche. Da una parte il sindaco Francesco Ferrari annuncia un ricorso al Tar – l’enesimo – contro la delibera di giunta e accusa la giunta regionale a trazione Pd. Dall’altra parte c’è chi, compreso il Pd, attacca il sindaco per aver lasciato che Rimateria fallisse e per aver relegato l’iniziativa in mano a un privato che potrà completare il progetto di ampliamento senza alcun controllo da parte del Comune.

    La delibera della Regione

    La modifica del procedimento di Via del 18 novembre del 2019 era atteso da tempo. Con l’atto presentato dall’assessora Monia Monni, infatti, viene approvato il verbale della conferenza dei servizi istruttoria che, sette mesi fa, aveva dato parere positivo alla richiesta di Rinascenza Toscana. La società privata, al fine di rendere sostenibile dal punto di vista finanziario il progetto di “variante 2 – Opere di chiusura discarica ex Lucchini e riprofilatura opere di chiusura discarica RiMateria” aveva chiesto già nel settembre del 2023 la modifica delle prescrizioni numero 2 e 13 nel provvedimento conclusione del procedimento di Via della Regione Toscana, relative alla discarica Li53 (esclusa dal piano industriale di Rinascenza) e del rialzo della discarica ex Lucchini. Il primo punto vincolava le attività di coltivazione del nuovo fronte di discarica ai cumuli e ai nuovi rifiuti legati alle attività del polo siderurgico di Piombino. L’altro punto, invece, imponeva l’esclusione dai nuovi moduli di discarica dei rifiuti di tipologia 7.1.c (organici a contenuto odorigeno). Vincoli che erano stati posti in seguito alle proteste in città per i miasmi provenienti dalla discarica di Ischia di Crociano. E che oggi cadono, in seguito alla richiesta del nuovo gestore.

    Nuove prescrizioni

    Il progetto di Rinascenza, che adesso dovrà essere sottoposto alla procedura di Aia (autorizzazione integrata ambientale), consiste nella coltivazione di un fronte di discarica di circa 350mila metri cubi (rialzo della discarica ex Lucchini). Dopo la modifica attuata, i conferimenti di nuovi rifiuti di categoria 7.1.c. garantiranno la sostenibilità del piano che consentirà, oltre alla coltivazione, di poter realizzare i previsti presidi ambientali e di mantenere correttamente attivi quelli esistenti, «contribuendo quindi positivamente in termini di tutela dell’ambiente e della tutela della salute pubblica del territorio», si legge nell’atto della Regione. Una quota di almeno 68.500 metri cubi dovrà essere destinata ad accogliere i cumuli della Li53, indipendentemente dal soggetto che effettuerà la bonifica. Nel provvedimento approvato dalla giunta regionale vengono confermate tutte le prescrizioni stabilite nel provvedimento conclusivo della Via del 2019. Un quadro che è stato integrato da nuove prescrizioni: «Per impedire la possibilità di emissioni odorigene – si legge imputabili alla coltivazione della discarica, è indispensabile che il gestore assicuri no solo il conferimento di rifiuti a basso tenore odorigeno, ma anche l’assoluto rispetto di modalità di coltivazione e copertura giornaliera. Non solo dovrà essere predisposto un sistema di monitoraggio olfattivo, «accompagnato da una procedura operativa che individui interventi mitigativo in caso di esiti sfavorevoli». Sarà Arpat a verificare l’ottemperanza delle prescrizioni.

    a cura di Luca Centini di www.iltirreno.it

  • Nuovo impressionante record di Ocean Cleanup: raccolte 16 tonnellate di plastica dal Great Pacific Garbage Patch

    Straordinario recupero di plastica dal Pacifico: nell’isola galleggiante più grande del mondo vi sono 16 tonnellate di rifiuti in meno. Il merito è di The Ocean Cleanup, che intende fare ancora meglio battendo nuovi record

    Non accenna a fermarsi la straordinaria impresa compiuta da The Ocean Cleanup, che sta ripulendo i corsi d’acqua e i tratti di mare più inquinati del mondo da resti di plastica di ogni forma e dimensione.

    Lo ha fatto ancora nel Pacifico, dove vergognosamente si trova il Great Pacific Garbage Patch, la più estesa isola di plastica che vi sia, fatta di vecchie reti da pesca, boe, flaconi, cestelli.

    Da questo accumulo galleggiante di immondizia sono state portare via 16 tonnellate di rifiuti. Le immagini che documentano l’ultima maxi operazione di pulizia dell’oceano sono impressionanti così come la quantità di plastica recuperata.

    Non tornerà mai più a inquinare queste e altre acque perché alla plastica raccolta verrà dato un nuovo uso. Il “bottino” di plastica sarà infatti riciclato e trasformato in prodotti sostenibili e che durino nel tempo, evitando così che finiscano di nuovo in acqua.

    Dal Great Pacific Garbage Patch sono state estratte finora più di 345 tonnellate di plastica, più del doppio del peso della Statua della Libertà. Il numero è di suo enorme anche se costituisce solamente una percentuale ridotta di tutta la plastica presente in quest’isola artificiale.

    Per il 2024 la fondazione ha fissato un importante obiettivo: eliminare 100 kg di plastica l’ora dal Great Pacific Garbage Patch per mezzo del System 03, il “mangia rifiuti” della società. Lo scorso anno il System 03 aveva raggiunto il picco di raccolta di 75 kg di rifiuti l’ora; la strada è quella giusta.

    Per portare a termine l’obiettivo, è indispensabile migliorare le prestazioni del System 03, rendendolo più efficiente.

    Così ha fatto già nel Rio Motagua del Guatemala, dove The Ocean Cleanup ha lavorato al nuovo Interceptor. La barriera impedisce a quello che ormai è diventato un fiume di rifiuti di raggiungere il mare aperto.

    da www.greenme.it

  • Completato il reattore di fusione più grande al mondo: per accenderlo ci vorrà ancora molto tempo

    Il progetto ha subito diversi ritardi e il suo budget è aumentato di oltre 22 miliardi di dollari. D’altronde non è semplice riprodurre le condizioni che si trovano all’interno delle stelle e mantenere le bobine di plasma surriscaldate abbastanza a lungo da consentire la fusione nucleare.

    C’è una data. Il più grande reattore a fusione del mondo è stato completato, ma per attivarlo serviranno altri 15 anni. L’International Fusion Energy Project (ITER) sarà il primo dispositivo di fusione a generare più calore di quello utilizzato per avviare la reazione di fusione. Dopo vent’anni, ora sono stati completati i magneti superconduttori, che compongono il cuore del reattore. Il progetto sperimentale userà il confinamento magnetico per imitare la reazione che alimenta le stelle e il Sole.

    “La fusione è un’opzione promettente a lungo termine per un approvvigionamento energetico globale sostenibile e senza emissioni di carbonio. Sfruttare la potenza della fusione è l’obiettivo di ITER, che è stato progettato come passaggio sperimentale chiave tra le attuali macchine di ricerca sulla fusione e le centrali elettriche a fusione di domani”, spiega il portavoce di ITER. Il reattore a fusione è composto da 19 enormi bobine avvolte in più magneti toroidali in grado di generare energia magnetica pari 41 gigajoule: in questo modo il campo magnetico di ITER sarà circa 250 mila volte più forte di quello della Terra.

    “Il completamento e la consegna delle 19 bobine di campo toroidali di ITER rappresentano un risultato monumentale. Ci congratuliamo con i governi membri, le agenzie nazionali ITER, le aziende coinvolte e le numerose persone che hanno dedicato innumerevoli ore a questo straordinario sforzo”, ha dichiarato Pietro Barabaschi, Direttore generale di ITER, durante una conferenza stampa. Secondo le previsioni degli scienziati il progetto entrerà in funzione nel 2039.

    Gli obiettivi di ITER
    ITER è il più grande reattore nucleare del mondo e contiene un magnete in grado di produrre un campo magnetico 280.000 volte più forte di quello che scherma la Terra. L’accordo sul progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) è stato firmato formalmente nel 2006 da Stati Uniti, Unione Europea, Russia, Cina, India e Corea del Sud presso l’Eliseo di Parigi. “In un certo senso, è come un laboratorio nazionale, una grande struttura di un istituto di ricerca”, aveva spiegato il portavoce di ITER, a Euronews Next. “Ma si basa sulla convergenza dei laboratori nazionali, in realtà, di 35 paesi”,  (l’Italia partecipa come partner primario).

    La fusione avviene all’interno di una macchina chiamata tokamak, una camera a forma di ciambella. Dentro i nuclei atomici leggeri verranno fusi per formarne atomi più pesanti, e liberare un’enorme quantità di energia grazie alla reazione di fusione. L’obiettivo del progetto è realizzare un plasma di fusione in grado di produrre più potenza rispetto a quella richiesta per riscaldare il plasma e in grado di sostenere la fusione nucleare per un tempo superiore ai pochi secondi.

    I problemi del progetto

    Il progetto ha subito diversi ritardi e il suo budget è aumentato di oltre 22 miliardi di dollari. D’altronde non è semplice riprodurre le condizioni che si trovano all’interno delle stelle e mantenere le bobine di plasma surriscaldate abbastanza a lungo da consentire la fusione nucleare.

    Uno dei principali ostacoli è la infatti gestione di un plasma che deve essere abbastanza caldo da fondersi. I reattori a fusione richiedono temperature molto elevate, più calde del Sole, perché devono funzionare a pressioni più basse di quelle che si trovano all’interno dei nuclei delle stelle.

    I vantaggi della fusione
    Dagli anni ’50 esistono già le centrali nucleari che sfruttano la reazione di fissione, in cui l’atomo viene diviso in un reattore, liberando un’enorme quantità di energia. La fissione è un metodo collaudato ma non privo di rischi, e produce rifiuti radioattivi che devono essere smaltiti. Come spiega l’ITER la fusione permette di creare energia partendo da pochi grammi di idrogeno. 

    “Gli effetti sulla sicurezza non sono nemmeno paragonabili. Hai solo 2 o 3 g di materiale. Inoltre, il materiale in un impianto di fusione, deuterio e trizio, e il materiale che ne esce, elio non radioattivo e un neutrone, sono tutti sfruttati. Quindi non c’è un avanzo, per così dire, e l’inventario di materiale radioattivo è estremamente, estremamente piccolo”, ha spiegato Laban Coblentz, responsabile comunicazioni di Iter.

    da www.fanpage.it

  • Idrogeno per la decarbonizzazione dell’acciaio: al via la prima sperimentazione in Italia

    La collaborazione tra Snam, TenarisDalmine e Tenova testerà l’utilizzo di idrogeno nell’industria siderurgica per la decarbonizzazione dei settori hard to abate

    Dalmine, 3 luglio 2024 – Prende il via oggi la prima sperimentazione condotta in Italia presso un impianto siderurgico che prevede l’impiego di idrogeno nella lavorazione di prodotti in acciaio.

    La collaborazione tra Snam, uno dei principali operatori europei di infrastrutture energetiche, TenarisDalmine, società di Tenaris, leader mondiale nella produzione di tubi e servizi per il mondo dell’energia e Tenova, azienda leader nello sviluppo e fornitura di soluzioni sostenibili per la transizione green dell’industria metallurgica, avrà una durata iniziale di 6 mesi e intende valutare le prestazioni e l’affidabilità dell’utilizzo dell’idrogeno nell’industria siderurgica e, più in generale, nei settori hard to abate maggiormente difficili da decarbonizzare.

    L’obiettivo è utilizzare idrogeno prodotto in situ per alimentarvi un bruciatore recentemente sviluppato da Tenova (100% H2 ready) installato in un forno di riscaldo per la laminazione a caldo di tubi senza saldatura, presso lo stabilimento di TenarisDalmine (a Dalmine, provincia di Bergamo). Il testcontribuirà anche a definire e implementare linee guida sulla sicurezza e procedure di gestione dell’impianto, dando così avvio allo sviluppo di soluzioni integrate che possano ridurre in modo sostanziale le emissioni di CO2 dei processi produttivi delle industrie hard to abate.

    TenarisDalmine metterà a disposizione il sito e il forno di riscaldo, contribuendo con il suo know-how all’installazione, alla conduzione e al monitoraggio delle prestazioni degli impianti siderurgici. Snam, valorizzando le proprie competenze nelle tecnologie collegate all’idrogeno e nel trasporto di molecole, metterà un sistema per l’elettrolisi alcalina a disposizione di TenarisDalmine, che lo opererà per produrre l’idrogeno necessario al test.

    Tenova, a sua volta, completa la value chain del processo, mettendo a fattor comune il proprio know-how sui sistemi di combustione e, in particolare, fornendo bruciatori specificamente realizzati per essere alimentati con idrogeno. Il progetto ha previsto anche il significativo contributo di Techint Engineering & Construction, azienda che fornisce servizi di progettazione e project management in continua espansione nel settore della transizione energetica, con lo sviluppo dell’ingegneria di massima e di dettaglio dell’installazione, lo sviluppo dell’analisi dei rischi e la verifica della conformità con i requisiti di legge e con gli standard di sicurezza.

    Con questa prima collaborazione presso lo stabilimento di TenarisDalmine, Snam supporta un importante player del settore nella modalità “Hydrogen as a Service”, un servizio ad hoc per abilitare l’impiego dell’idrogeno decarbonizzato all’interno di stabilimenti produttivi industriali o di altri contesti applicativi, nel quale Snam fornisce in leasing il sistema di elettrolisi che verrà operato dall’utilizzatore finale. Il programma fa parte del più ampio sforzo che Snam sta compiendo come operatore di sistema per accompagnare le esigenze delle realtà industriali nel loro percorso di decarbonizzazione su processi che hanno bisogno di essere testati in vista di soluzioni infrastrutturali future su larga scala.

    A loro volta, le aziende del Gruppo Techint (TenarisDalmine, Tenova e Techint Engineering & Construction) consolidano il loro know-how nello sviluppo, l’implementazione e la validazione delle tecnologie necessarie per la progressiva decarbonizzazione delle industrie hard to abate, attraverso la graduale sostituzione dei combustibili fossili con idrogeno verde.

    da www.snam.it

  • Porti cinesi soffocati dalle importazioni record di carbone

    Le navi attendono anche dieci giorni per poter sbarcare e alimentare il record dei consumi

    “Non è il momento di imporre nuove tasse a carico delle aziende italiane ed europee, specie dopo un 2023 che ha registrato il record mondiale di emissioni di CO2, nonostante gli investimenti miliardari dell’Europa, in contrapposizione con India e Cina che si avviano verso il picco di consumi di carbone e combustibili fossili”.

    Terminal cinesi bloccati da montagne di carbone

    Lo ha detto il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, intervenendo all’assemblea degli armatori italiani; proprio nelle stesse ore a conferma di un processo unilaterale di decarbonizzazione nei fatti solo europeo, sono stati diffusi i dati relativi all’importazione di carbone da parte della Repubblica popolare cinese nonché al congestionamento dei terminal portuali cinesi ormai letteralmente sommersi da montagne di carbone destinato alla produzione di energia elettrica

    Nei primi cinque mesi di quest’anno, stimolata dal continuo calo dei prezzi del carbone, la Cina ha importato 205 milioni di tonnellate di carbone, con un aumento del 12,6% rispetto all’anno precedente, e accumulando scorte di 162 milioni di tonnellate di carbone nei primi cinque mesi dell’anno. Nei primi cinque mesi dell’anno le miniere cinesi hanno prodotto “solo” 1,86 miliardi di tonnellate di carbone, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo del 2023.

    Il numero di navi cariche di carbone in attesa in rada fuori dai porti cinesi ha raggiunto livelli record analoghi a quelli del 2020 e ora è in atto un processo speculativo con i porti utilizzati come depositi in attesa che il prezzo del carbone, nella stagione estiva, sia spinto come sempre verso l’alto dai consumi record per gli impianti di aria condizionata. Le attese medie per le navi in rada prima di poter sbarcare il loro carico, puntano verso il tetto dei 10 giorni.

    Che il processo di decarbonizzazione unilaterale deciso dall’Unione europea possa trasformarsi in un vero e proprio harakiri, è confermato da ulteriori dati: l’India prevede di arrivare al picco di consumo del carbone tra il 2035 e il 2040, mentre la Cina non prima del 2030. Non solo: l’obiettivo net zero per Nuova Delhi è il 2070 mentre per Pechino formalmente si colloca attorno al 2060.

    Pechino si conferma il maggior produttore e consumatore di carbone al mondo. Pesa per circa il 60% del consumo di carbone globale, in gran parte per la produzione elettrica. La Cina continua sia ad aumentare la domanda (del 5% nel 2023) e sta ampliando il network di centrali a carbone con uno score di 47,44 GW di nuova capacità installata nel solo 2023, quasi il doppio rispetto al 2022.

    Secondo l’Ente di certificazione norvegese DNV solo dopo il 2026 inizierà un lentissimo processo di riduzione dei consumi che entro il 2040 si ridurranno di 1/3 per poi stabilizzarsi al 2050 a circa il 25% rispetto ai volumi record..

    Consumo di carbone in costante crescita nel mondo

    Per intanto, al di là delle previsioni spicca un dato: secondo il report annuale del Global Energy Monitor nel 2023 la capacità di produzione di energia elettrica da carbone grazie alla Cina, nel mondo è cresciuta per la prima volta negli ultimi quattro anni con un aumento che e’ stato del 2% (pari a 48,5GW), il più alto registrato dal 2016, nonostante diversi Paesi si siano impegnati a chiudere almeno il 6% delle centrali piu’ inquinanti ogni anno.

    La crescita del traffico marittimo cinese, certo alimentata dal boom dei container, non si limita esclusivamente alle merci containerizzate. Nel primo quadrimestre dell’anno sono aumentate anche le importazioni di materie prime, trainate proprio dalle importazioni di carbone.  Gli incrementi sono stati pari al 13% con trasporti via mare di carbone che, tra gennaio e aprile 2024, hanno raggiunto 161 milioni di tonnellate e sono cresciute del 13% su base annua.

    Una ferrovia solo per il carbone

    Emblematica anche la crescita record dei trasporti di carbone su una ferrovia, quella fra Datong e Qinhuangdao, esclusivamente dedicata al trasporto di carbone: nel 2023l’arteria del trasporto energetico cinese, nel 2023 ha superato i 422 milioni di tonnellate, con un aumento del 6,4% su base annua, raggiungendo un nuovo record degli ultimi quattro anni.

    La ferrovia Datong-Qinhuangdao è una ferrovia elettrificata progettata esclusivamente per il trasporto di carbone dalle province dello Shanxi, dello Shaanxi e dalla Regione autonoma della Mongolia Interna verso i porti energetici di Qinhuangdao e Caofeidian. Il suo volume di trasporto di carbone rappresenta circa un quinto del carbone totale del Paese trasportato su ferrovia.

    da www.nicolaporro.it

  • Rifiuti da costruzione e demolizione, pronte le nuove regole

    Dal Ministero dell’Ambiente il decreto sul riutilizzo degli inerti come aggregato recuperato

    Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha firmato il nuovo Decreto Inerti che disciplina il riutilizzo dei rifiuti provenienti da costruzione e demolizione al fine di reimmetterli sul mercato. Lo ha annunciato la viceministra Vannia Gava.
     
    La nuova normativa, particolarmente attesa dal settore, mira a superare le criticità emerse con il precedente Decreto Inerti o End of Waste DM 152/2022 e lo abroga, ampliando il novero delle applicazioni cui possono essere destinati i materiali e alleggerendo gli oneri economici e amministrativi per gli operatori.
     
    Il Decreto Inerti definisce i criteri per cui i rifiuti inerti da costruzione, demolizione e origine minerale cessano di essere considerati rifiuti dopo operazioni di recupero e dispone che, preferibilmente, i rifiuti inerti ammessi alla produzione di aggregati recuperati provengano da demolizione selettiva.
     
    Si stabilisce che i rifiuti inerti derivanti dalle attività di costruzione, demolizione e di origine minerale cessano di essere qualificati come rifiuti e diventano aggregato recuperato se l’aggregato riciclato o artificiale derivante dal trattamento di recupero soddisfa determinati criteri. Sono indicati espressamente gli scopi per i quali può essere utilizzato l’aggregato recuperato.

    Nuovo decreto per il riutilizzo dei rifiuti inerti

    Il nuovo Decreto Inerti definisce le responsabilità del produttore di aggregato recuperato, la dichiarazione di conformità e le modalità di prelievo e detenzione dei campioni di aggregato recuperato.

    Si prevede che produttore implementi un sistema idoneo che dimostri il rispetto dei criteri stabiliti nel regolamento, inclusi il controllo della qualità e l’automonitoraggio. Questo sistema può anche comprendere l’accesso a procedure di accreditamento per garantire conformità aggiuntiva.

    Entro 24 mesi dall’entrata in vigore del Decreto, il Ministero dell’ambiente valuterà i dati di monitoraggio acquisiti tramite il Registro nazionale delle autorizzazioni al recupero (ReCER) ed eventualmente procederà alla revisione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto.


    “In un Paese povero di materie prime, recuperiamo strategicamente materia prima seconda centrando diversi obiettivi: meno discarica e, quindi, più economia circolare, più tutela ambientale, ma anche ascolto e supporto alle imprese con un impatto positivo per molte filiere tra cui quella estrattiva, delle costruzioni e delle demolizioni, della produzione di aggregati riciclati, bitumi, calcestruzzi e cementi, che hanno un peso importante in Italia” ha dichiarato la viceministra Gava.

    Bozza non ancora in vigore 26/06/2024

    https://www.edilportale.com/normativa/bozza-non-ancora-in-vigore/2024/ministero-dell-ambiente-e-della-sicurezza-energetica-regolamento-per-il-riutilizzo-degli-inerti-da-costruzione-e-demolizione_18813.html

    Decreto Ministeriale 27-07-2022 n 152

    https://www.edilportale.com/normativa/decreto-ministeriale/2022/152/ministero-della-transizione-ecologica-regolamento-che-disciplina-la-cessazione-della-qualifica-di-rifiuto-dei-rifiuti-inerti-da-costruzione-e-demolizione-e-di-altri-rifiuti-inerti-di-origine-minerale_18522.html

    da www.edilportale.com

  • Il Mar Mediterraneo è stato contagiato, il problema è concreto: esperti preoccupati

    Il Mar Mediterraneo sta diventando come il Pacifico: anche nel nostro mare ci sono isole di rifiuti e gli esperti sono molto preoccupati.

    La questione della plastica è una delle più pressanti a livello globale, considerato l’impatto devastante che questo materiale sta avendo sull’ambiente. Nonostante le buone intenzioni e le iniziative dell’Europa, come la promozione del vuoto a rendere o i tappi delle bottigliette attaccati, la situazione appare molto più grave di quanto si pensasse. Già nel 2015, Greenpeace UK aveva lanciato l’allarme sulla crescente presenza di plastica negli oceani.

    Allarme plastica nel Mar Mediterraneo

    L’Oceano Pacifico è tristemente famoso per la sua Great Pacific Garbage Patch, un’enorme isola di plastica grande quanto tre volte la Francia. Le forti correnti marine raccolgono i rifiuti in quest’area, creando una delle concentrazioni di plastica più alte al mondo. Organizzazioni come Ocean Clean-up lavorano incessantemente per rimuovere questi rifiuti, cercando di evitare che si frammentino in microplastiche, le quali possono essere ingerite dalla fauna marina e finire nella catena alimentare umana.

    Anche nel Mediterraneo la situazione è allarmante. I satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus, gestito congiuntamente dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), hanno rivelato una mappa dettagliata dell’inquinamento da plastica. Le immagini catturate dai satelliti hanno evidenziato la presenza di migliaia di strisce di rifiuti galleggianti, con lunghezze variabili tra 1 e 20 km.
    I ricercatori hanno guidato un team che ha analizzato circa 300.000 immagini satellitari scattate ogni tre giorni per sei anni, con una risoluzione spaziale di 10 metri. Sebbene i satelliti non siano progettati specificamente per rilevare i rifiuti, gli accademici sono riusciti a ricostruire il quadro dell’inquinamento marino utilizzando supercomputer e algoritmi avanzati.

    L’uso di supercomputer e algoritmi è una strategia promettente per vari contesti. La capacità di rilevamento però migliorerebbe notevolmente con una tecnologia di osservazione dedicata alla plastica. Un simile strumento sarebbe utile anche per altre attività, come il monitoraggio degli sversamenti di petrolio, le perdite di carico dalle navi e le operazioni di ricerca e salvataggio in mare.

    Cosa si può fare per l’ambiente

    Oltre a questi studi, un’altra iniziativa rilevante coinvolge Terna e Wsense, che stanno testando le potenzialità dell’Internet of Underwater Things (IoUT) per il monitoraggio e la protezione degli ecosistemi marini. Questa collaborazione rappresenta un passo avanti significativo nella salvaguardia della salute dei nostri mari.
    La lotta contro l’inquinamento da plastica è complessa e richiede uno sforzo coordinato a livello globale. È fondamentale continuare a sviluppare tecnologie innovative e a promuovere iniziative che riducano l’impatto della plastica sull’ambiente.

    da www.ttiviaggi.it

  • Rifiuti inerti, firmato il nuovo decreto end of waste

    È stato firmato il nuovo decreto end of waste sui rifiuti inerti da costruzione e demolizione. Una volta in vigore, il testo sostituirà, abrogandola, la prima versione del testo, contestata dagli operatori. La vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava: “Svolta epocale”. ANPAR: “Sciolti molti nodi ma ne restano altri da sciogliere”

    L’iter del nuovo decreto end of waste sui rifiuti inerti da costruzione e demolizione è un passo più vicino alla fine. Stando a quanto comunicato nella serata di ieri dalla vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava, il regolamento sarebbe infatti stato firmato dal titolare del dicastero Gilberto Pichetto Fratin e sarebbe quindi pronto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. “Una svolta epocale”, ha scritto Gava sui social, riferendosi alla prossima entrata in vigore del testo, che stabilirà i parametri in base ai quali, a seguito di un adeguato processo di recupero, le componenti inerti dei rifiuti da costruzione e demolizione potranno essere considerate ‘end of waste’, ovvero un prodotto a tutti gli effetti, pronto a essere reimmesso sul mercato per sostituire inerti naturali. “Non più rifiuti – ha scritto Gava – ma materiale da riutilizzare, reimmettendolo sul mercato. Questa è sostenibilità giusta e pragmatica, che unisce la tutela dell’ambiente al supporto alle imprese e all’economia del Paese”.

    La firma del nuovo regolamento ‘end of waste’ porta un passo più vicino al termine il lungo processo di revisione del contestato decreto del Ministero dell’Ambiente 152 del 2022. Entrato in vigore il 4 novembre del 2022, il testo era stato duramente contestato dalle imprese della filiera edile, con in testa gli operatori del recupero, che avevano paventato il blocco delle lavorazioni per la natura troppo restrittiva dei limiti imposti alla presenza di contaminanti negli aggregati recuperati. Criticità che il nuovo testo, nato dal confronto tra MASE, ISPRA e operatori, dovrebbe superare. “Con la firma del nuovo regolamento di end of waste dei rifiuti inerti – ha commentato l’associazione dei riciclatori di rifiuti inerti ANPAR – il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha sciolto molti dei nodi che ANPAR aveva evidenziato con il ricorso al TAR del Lazio di novembre 2022, ma molti ne rimangono da sciogliere“.

    Secondo gli operatori, infatti, c’è da lavorare al ‘fine tuning’ tecnico del nuovo testo, e in particolare ai limiti di concentrazione per l’utilizzo degli aggregati recuperati nelle opere di riempimento stradale. Uno sbocco di mercato vitale per un settore capace di generare ogni anno oltre 60 milioni di tonnellate di aggregati recuperati, con un tasso di riciclo superiore al target europeo dell’80%. “Confidiamo che nel periodo dei ventiquattro mesi previsti per il monitoraggio, sulla base delle ulteriori evidenze che insieme alle altre associazioni di categoria del settore presenteremo al Ministero, sia possibile porre rimedio anche alle ultime evidenti incongruenze contenute nel decreto e che rischiano di vanificare il lavoro svolto dal MASE in collaborazione con le associazioni”, ha auspicato ANPAR.

    da www.riciclanews.it

  • DICHIARAZIONE MUD 2024

    Ti ricordiamo che il termine per la presentazione del Modello Unico di dichiarazione ambientale (MUD) è fissato al 1° luglio 2024 e deve essere presentata esclusivamente tramite il portale:  www.mudtelematico.it

    Si informa che la trasmissione tardiva della Comunicazione MUD 2024 può essere effettuata entro il termine del 30 AGOSTO 2024, ed è soggetta a sanzione amministrativa pecuniaria da 26,00 a 160,00 euro.

    Per ulteriori dettagli sulla compilazione si rimanda alla specifica FAQ disponibile nella sezione MUD.

    Se hai bisogno di supporto per la compilazione della dichiarazione chiama l’assistenza telefonica MUD allo 02-22177090  lunedì-venerdì  09:00- 13:00.

    da Le comunicazioni dell’Ambiente – n°17 Luglio 2024 della Sezione Regionale Toscana dell’ANGA

  • GLOBAL ENERGY TRANSITION CONGRESS MILANO 2024: DATE, OSPITI E COME PARTECIPARE

    IL CONGRESSO MONDIALE DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA (GET) RIUNISCE LEADER POLITICI, AZIENDE E STARTUP PER CREARE CONNESSIONI E PIANI DI AZIONE CONCRETI: MATERIA RINNOVABILE È MEDIA PARTNER

    di Redazione

    Milano dal 01/07/2024 al 03/07/2024

    Mentre la transizione energetica globale acquisisce slancio in una situazione geopolitica incerta, risulta importante poter creare collaborazioni e connessioni stabili tra player del settore. A questo scopo si svolgerà a Milano a luglio 2024 il Congresso mondiale della transizione energetica, di cui Materia Rinnovabile è media partner.

    GET (Global Energy Transition Congress ed Exhibition) è un evento unico che riunisce sotto lo stesso tetto l’industria energetica, i settori hard-to-abate, la finanza e le startup per promuovere azioni concrete per realizzare un futuro sostenibile. Con una partecipazione prevista di oltre 2.000 delegati e stakeholder e oltre 300 espositori, GET è un’opportunità senza precedenti per connettersi, scambiare idee e collaborare con i pionieri mondiali della transizione energetica.

    GET offrirà infatti l’opportunità a leader politici, aziende e startup di incontrarsi per fare il punto della situazione, anche in considerazione dell’instabilità geopolitica attuale, promuovere la collaborazione, abbattere barriere e sbloccare tecnologie innovative per risolvere problemi comuni.

    GET Milano: date, ospiti e come partecipare

    GET si terrà a Milano dal 1° al 3 luglio 2024 presso Fiera Milano Congressi, Allianz MiCo – Milano Convention Centre. Vi avranno luogo conferenze strategiche che esploreranno le ultime tendenze e i progressi nel settore energetico, dall’energia rinnovabile agli aggiornamenti politici e normativi.

    Tra i relatori ci saranno ministri, amministratori delegati, leader di pensiero e innovatori come Rt Hon. Tony Blair, ex Primo Ministro del Regno Unito, Lord John Browne, Presidente di BeyondNetZero, Javier Cavada, CEO – EMEA, Mitsubishi Power, Sara Karki, Senior Vice President, Hydrogen Development, Meg Gentle, Executive Director, HIF Global e molti altri.

    Il piano espositivo di GET è aperto ai visitatori gratuitamente. Tuttavia, chi desidera partecipare alle conferenze strategiche deve registrarsi a questo link. Per sottoporre invece un proprio progetto o studio, si può visitare il sito a questo link: la deadline è il 1° febbraio 2024.

    da www.renewablematter.eu